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Esteri


Si preannunciava una nuova giornata di scontri e proteste che sarebbero iniziate alle 16 ma i Fratelli Musulmani hanno deciso di annullare le manifestazioni per motivi di sicurezza. Una calma precaria, l'atmosfera rimane tesa e sembra che sia ugualmente partito un corteo non lontano dalla sede dell'Alta corte.
Poco prima aveva parlato l'uomo forte dell'Egitto, il generale Abdel Fatah El-Sissi, che ha difeso le misure, definite "trasparenti", intraprese per imporre l'ordine, evocando allo stesso tempo - durante una riunione con i vertici della sicurezza - la minaccia di "un conflitto religioso" che rischia di portare il Paese in "un tunnel oscuro" e chiedendo ai Fratelli Musulmani di "rivedere le posizioni".

Il ministro degli Esteri del governo ad interim, Nabil Fahmy, ha avuto un lungo incontro con la stampa straniera al Cairo. Di fronte al concentrarsi domande sull'uccisione di civili da parte delle forze della sicurezza durante lo sgombero dei sit-in dei sostenitori di Morsi, il ministro ha reagito accusando i media stranieri di aver dato massimo risalto all'operato di esercito e polizia e non usando lo stesso metro per le violenze compiute dai seguaci della Fratellanza Musulmana. Intanto, l'ex vice premier Mohamed el-Baradei, dimessosi proprio in dissenso con l'uso sproporzionato della forza, ha lasciato l'Egitto imbarcandosi su un volo per Vienna.

Sul fronte diplomatico, la Ue annuncia che rivedrà le sue relazioni con l'Egitto nei prossimi giorni. In un comunicato, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso hanno fatto appello a tutte le parti coinvolte di usare moderazione e prevenire ulteriori escalation di violenza. "Assieme agli Stati membri, la Ue adotterà misure mirate a raggiungere tale obiettivo", si legge nel documento.

"Negli ultimi due anni l'Ue è stata al fianco dell'Egitto mentre si muoveva verso la democrazia, abbiamo incontrato frequentemente i leader e le nuove forze politiche che sono emerse e ci siamo impegnati attivamente", si ricorda nel comunicato, sottolineando che "gli inviti alla democrazia e al rispetto delle libertà fondamentali del popolo egiziano non possono essere ignorati, e men che mai lavati via con il sangue". Van Rompuy e Barroso invitano tutti alla "massima moderazione", ma sottolineano "in particolare la responsablità delle autorità ad interim e dell'esercito per fermare gli scontri". Poi aggiungono: "Le violenze e le uccisioni di questi giorni non possono essere giustificate né giustificate: i diritti umani vanno rispettati e i prigionieri politici dovrebbero essere rilasciati".

Da mercoledì, secondo il bilancio fornito dalle autorità, più di 750 persone sono state uccise negli scontri tra le forze di sicurezza e i Fratelli musulmani. E ieri la violenza è arrivata all'interno di un luogo di culto: dopo 15 ore di assedio e una vera e propria battaglia, militari e poliziotti hanno sgomberato la moschea di al-Fatah, in cui si erano asserragliati centinaia di militanti del movimento islamista. Il ministero dell'Interno ha reso noto che al termine dell'operazione sono state arrestate 385 persone.

Di fronte a una situazione che sembra precipitare sempre più velocemente verso la guerra civile, la comunità internazionale prova a intervenire. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha condannato sia le "violente proteste" dei Fratelli musulmani sia "l'eccessivo uso della forza da parte delle autorità in Egitto" e ha invitato alla "massima moderazione e a passare immediatamente a una de-escalation". "L'orologio politico va solo avanti e non indietro", ha aggiunto il numero uno del Palazzo di Vetro, che sembra respingere la richiesta della Fratellanza di riportare alla presidenza Morsi.


 

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