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Esteri

 

Ali Khamenei (AP)

Si sono aperte alle 8 di mattina ora locale (le 5:30 in Italia) le urne in Iran: si sceglie tra sei candidati il nuovo presidente della Repubblica Islamica, in sostituzione di Mahmoud Ahmadinejad, a cui la Costituzione ha vietato ripresentarsi dopo due mandati. Piu' di 50 milioni di cittadini, due terzi della popolazione del Paese, sono convocati alle urne per le undicesime elezioni presidenziali nei 34 anni di vita della Repubblica Islamica e quarte elezioni municipali (che per la prima volta si svolgono insieme). Il leader supremo, l'ayatollah Ali Khamenei, ha fatto un appello al voto e lui stesso, che ha un potere assoluto nel regime teocratico sciita dell'Iran, ha gia' depositato la sua scheda nelle urne.

Improbabile che il voto in Iran -le prime consultazioni elettorali dopo le presidenziali del 2009 che furono seguite da mesi di proteste dell''Onda verde' che contestava la rielezione di Ahmadinejad- porti un qualche cambiamento sostanziale anche nei rapporti tra l'Iran e l'Occidente. Tra i sei candidati che si contenderanno il voto, non c'e' nessun favorito. L'elezione oppone sostanzialmente Hassan Rohani, candidato unico dei moderati e riformisti dopo l'esclusione dell'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, a tre conservatori: l'ex capo della diplomazia, Ali Akbar Velayati, il sindaco di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf, e i capo negoziatore sul nucleare, Said Jalili.

Rohani spera di avere voti sufficienti per arrivare al secondo turno con uno degli ultraconservatori, che sono divisi, e il tecnocrate, Mohammed Gharazi. I sondaggi non ufficiali danno per favoriti proprio i conservatori. E dei tre, solo Jalili vuole mantenere la robusta politica intransigente dell'Iran sul nucleare, gli altri due -Velayati e Qalibaf- non hanno intenzione di tirarsi indietro dal programma che tanto preoccupa l'Occidente, ma hanno fortemente criticato l'inflessibile politica di Jalili. I seggi rimarranno aperti per 10 ore anche se il ministero dell'Interno potrebbe decidere di rinviare la chiusura fino a mezzanotte, a seconda dell'affluenza. Se nessuno dovesse ottenere il 50,1% dei voti si andra' -e tutti lo danno praticamente per scontato- a un secondo turno il 21 giugno; i primi risultati sono attesi per sabato.

La Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha rivolto un appello perche' i cittadini vadano a votare nelle elezioni presidenziali iraniane e ha colto l'occasione per polemizzare con gli Usa. "L'importante e' che tutti votino", ha detto parlando in diretta tv, dopo aver depositato il suo voto nella moschea dell'Imam Khomeini, situata nel complesso dove ha il suo ufficio e la residenza, nel centro di Teheran. "La nostra cara nazione deve venire a votare con entusiasmo e vivacita', sapere che il destino del Paese e' nelle loro mani e la felicita' del Paese dipende da loro". E poi ha aggiunto: "Ho appena sentito che qualcuno nel Consiglio Nazionale di Sicurezza americano ha detto che 'non accettera' il voto in Iran'. Ebbene, non ce ne importa nulla".

Secondo Khamenei, "esistono complotti nemici per dissuadere la nazione dal partecipare al voto", per cui gli elettori devono "andare a votare quanto prima". Khamenei e l'intero clero sciita che indica la linea del regime teocratico hanno rivolto svariati appelli alla partecipazione al voto perche' considerano ogni elezione come un referendum per legittimare e avallare la Repubblica Islamica.

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