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Esteri
Israele Netanyahu vota

Benjamin Netanyahu sembra sicuro di essere riconfermato alla guida del governo israeliano dopo le elezioni di oggi, al termine di una campagna in cui ha indicato l'economia e l'Iran come priorità. Dovrà però lavorare sodo, sia per soddisfare la destra sia per attirare il centro. Le operazioni di voto sono cominciate alle 6 del mattino: le urne resteranno aperte fino alle 21. I primi exit poll sono attesi pochi minuti dopo la chiusura dei seggi. Se il risultato lascia poca "suspense", al termine di una campagna elettorale che passerà alla storia come "la più noiosa" che gli israeliani ricordino, l'ampiezza della vittoria del primo ministro uscente e capo del Likud è incerta di fronte a un'opposizione senza leader e caratterizzata da faide interne. Secondo gli ultimi sondaggi, l'alleanza tra Likud e partito nazionale laico Yisrael Beytenu di Avigdor Lieberman ristagna ed è accreditata di un numero di seggi compresi tra i 33 e i 35, a fronte degli attuali 42 alla Knesset. Può un veterano agguerrito come Netanyahu essere in difficoltà in questa campagna elettorale dove la sua vittoria è già certa, dove è l'unico in lizza per guidare lo stato?", si è chiesto recentemente un editorialista di Haaretz, Aluf Benn. "Netanyahu non offre agli israeliani alcuna speranza di un futuro migliore, solamente lo stesso vecchio ritornello", ha aggiunto. Di fatto, l'opinione israeliana sembra sedotta dalle sirene dell'ultradestra, incarnata dal leader del movimento nazionalista religioso Naftali Bennett, ex capo di gabinetto di Netanyahu, che ha fatto la sua fortuna con l'alta tecnologia.

Tecnicamente, sono in lizza 34 liste elettorali che rappresentano 38 partiti: solo una quindicina di formazioni dovrebbe tuttavia riuscire a superare la soglia del 2% prevista dalla legge per poter entrare in Parlamento. Dopo l'abolizione nel 2003 dell'elezione diretta del Primo ministro spetta al presidente della Repubblica, entro una settimana dal voto, affidare l'incarico a un premier designato, il quale avrà 28 giorni di tempo (prorogabili di ulteriori due settimane) per formare un esecutivo; in caso di fallimento, si avrebbe una nuova designazione con identici termini. Di norma il premier designato è il leader del partito di maggioranza relativa, ma nulla vieta che venga prescelto un rappresentante di una formazione ritenuta in grado di formare più facilmente un governo attraverso il gioco dlle alleanze post-elettorali. Partito Laburista: Centro-destra guidato dall’ex giornalista Shelly Yachimovich (13 parlamentari nel 2009, ma ne ha persi cinque in seguito all’addio del suo leader Ehud Barak). Si batte per la difesa del ceto medio, più giustizia sociale e una ripresa dei negoziati con i palestinesi. Slogan: “È possibile migliorare la situazione qui”. Ma a dare battaglia a Benjamin Netanyahu ci saranno anche due donne: l’ex ministro degli Esteri Tzipi Livni, ha fondato Hatnouah un nuovo partito centrista a cui hanno aderito sette deputati di Kadima (il suo ex partito) e due dirigenti del partito laburista. Promuove la ripresa dei negoziati con i palestinesi, la leva obbligatoria per tutti e una riforma del sistema parlamentare. Slogan: “La speranza sconfiggerà la paura”. La seconda è l’ex giornalista Shelly Yachimovich alla guida del Partito Laburista: 13 parlamentari nel 2009, ma ne ha persi cinque in seguito all’addio del suo leader Ehud Barak). Si batte per la difesa del ceto medio, più giustizia sociale e una ripresa dei negoziati con i palestinesi. Slogan: “È possibile migliorare la situazione qui”.

Dal 2003, lo Stato ebraico ha rinunciato a elezione diretta del premier

Il voto dal quale dovrà uscire la legislatura per i prossimi quattro anni era inizialmente previsto per ottobre 2013, ma è stato anticipato a oggi dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Sono complessivamente in lizza 34 liste, in rappresentanza di 38 partiti. Sono quindici ad avere speranze concrete di superare lo sbarramento del 2 per cento, richiesto per essere rappresentati in parlamento. Dal 2003, Israele ha rinunciato all'elezione diretta del primo ministro. Sono poco più di cinque milioni e mezzo gli israeliani chiamati alle urne negli oltre 10mila seggi sparsi nel Paese; le operazioni di voto iniziano alle 7 locali (le 6 in Italia), per concludersi alle 22 (21). I risultati ufficiali saranno pubblicati domani. Dopo il voto, il presidente Shimon Peres avrà una settimana di tempo per affidare l'incarico di formare il nuovo governo al leader del partito con le migliori possibilità di formare una coalizione maggioritaria entro 28 giorni, termine prolungabile di due settimane. Di norma è quello che ha conquistato più seggi, ma potrebbe essere anche un altro se ha più chance di formare una coalizione grazie al "gioco" delle alleanze. In cado di fallimento, il presidente si rivolge a un altro leader di partito, che dispone a sua volta di ventotto giorni per formare l'esecutivo. Queste contrattazioni post-voto sono una delle principali cause dell'instabilità governativa in Israele, dove solo sei dei diciotto precedenti parlamenti sono arrivati al termine della legislatura.

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