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Esteri

L'ammissione di colpevolezza "non mi e' stata posta come condizione per il mio rilascio": lo puntualizza Mikhail Khodorkovsky in un'intervista rilasciata da Berlino, dove si e' trasferito immediatamente dopo la scarcerazione, al periodico in lingua inglese 'The New Times', vicino all'opposizione russa. L'ex oligarca ammette tuttavia che, accanto alla domanda di grazia, scrisse anche una lettera personale indirizzata al suo arci-nemico, il presidente Vladimir Putin. "Gli parlai di mia madre", spiega Khodorkovsky, il quale poi puntualizza: "Ripetei per iscritto quello che ho affermato in pubblico molte volte. 'Non intendo impegnarmi in politica, e non intendo battermi per recuperare i beni della 'Yukos'", il colosso petrolifero di cui era padrone all'apice delle sue fortune.

L'ex magnate precisa poi di aver sollecitato la possibilita' di recarsi all'estero, in particolare a Berlino dove la madre Marina, malata di cancro, e' stata ricoverata e dove il figlio credeva si trovasse tuttora. Khoderkovsky e' rimasto comunque nella capitale tedesca, dove ieri ha potuto rivedere il figlio maggiore Pavel e i propri genitori. E in patria, sottolinea, non intende rientrare finche' non avra' la certezza di poter eventualmente partire di nuovo. "Da un punto di vista oggettivo, ritornero' soltanto se saro' sicuro di essere successivamente in grado di ripartire, in caso di necessita'".

Tornando quindi all'ipotesi di dichiararsi colpevole pur di poter tornare libero, Khodorkovsky la esclude categoricamente. "E' sempre stata una questione-chiave", ricorda l'ex oligarca, "fin dai tempi della presidenza di Dmitry Medvedev. Il secondo processo a mio carico e' stato un complotto, e questo lo hanno capito tutti. Non appena mettessi per iscritto che riconosco le mie colpe, un sacco di persone per le quali provo rispetto si troverebbero in una situazione di estrema difficolta'. La mia istanza di grazia, "conclude, "in realta' consisteva di una sola riga: 'Chiedo mi sia risparmiato di scontare ulteriormente la pena, perche' ne ho gia' scontato dieci anni su un totale di dieci anni e dieci mesi. E questo e' tutto", taglia corto.

L'inattesa scarcerazione, seguita alla grazia concessagli due giorni fa dal presidente Vladimir Putin, secondo Mikhail Khodorkovsky e' stata non tanto un atto di clemenza vero e proprio quanto un espediente per liberarsi di lui, perche' si voleva che l'ex oligarca russo lasciasse il Paese. "Le nostre autorita' possono sostenere onestamente che non mi hanno mandato in esilio, e che sono stato io a chiederlo", ironizza Khodorkovsky in una lunga intervista rilasciata al periodico in lingua inglese 'The New Times', vicino all'opposizione, da Berlino dove si e' subito trasferito, ufficialmente per fare visita alla madre malata di cancro, che pero' nel frattempo era gia' rientrata in patria.

"Conoscendo la realta' in cui viviamo", prosegue l'ex magnate petrolifero, "si puo' peraltro comprendere con assoluta precisione che mi volevano fuori dalla Russia". Khodorkovsky non nutre dubbi sul fatto che il suo rilascio-lampo sia stato orchestrato ad arte. "Se qualcuno avesse voluto girare un film sugli anni '70 e sull'espulsione di un dissidente", osserva, riferendosi all'epoca sovietica ma alludendo di fatto all'era-Putin, "non sarebbe riuscito a realizzarlo meglio di cosi'". Alla rivista Khodorkovsky ribadisce inoltre di non intendere tornare a casa dalla Germania se prima non avra' la certezza di poter eventualmente ripartire.

Mikhail Khadorkovsky ha ammonito di non potersi permettere di aiutare finanziariamente l'opposizione in Russia come faceva a suo tempo il colosso energetico 'Yukos', del quale fu presidente e amministratore delegato fino all'arresto nel 2003, in seguito al quale fini' in carcere e la compagnia fu smembrata."Sarebbe triste se le persone, mi riferisco ai rappresentanti delle forze di opposizione, mi considerassero erroneamente un loro patrocinatore alla stessa maniera in cui lo era 'Yukos'", ha spiegato l'ex oligarca in conferenza stampa a Berlino. "Io non dispongo di tali possibilita' finanziarie, sinceramente non le posseggo. Mi rendo conto meglio io, rispetto agli attivisti, di quanto pericoloso sarebbe, per loro in primo luogo", ha aggiunto. Quanto alla consistenza attuale delle proprie finanze, Khodorkovsky ha ammesso di non esserne pienamente a conoscenza. "Finora", ha riferito, "sono riuscito a incontrare uno soltanto dei miei vecchi soci in affari".

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