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In Egitto "i Fratelli Musulmani hanno rubato la rivoluzione ai giovani" e ora c'e' un 50% di possibilita' che il Paese si trasformi "in uno stato religioso come l'Iran, l'Afghanistan e il Pakistan": e' l'avvertimento dell'intellettuale e uomo politico egiziano Hossam Badrawi, che fu segretario generale del partito di Mubarak durante gli ultimi giorni del regime. Badrawi afferma di essere entrato nel partito di Mubarak, l'NDP, nel 2000, con lo scopo di promuovere un processo di riforme in senso liberale dall'interno. A due anni dalla rivolta del 25 gennaio 2011, l'uomo politico egiziano, ospite del Centro Altiero Spinelli dell'Universita' degli Studi Roma Tre, riflette con l'Agi sull'incerta transizione politica egiziana.

"In quei giorni", secondo Hossam Badrawi, in molti speravano in "un grande cambiamento nel quadro politico egiziano, che avrebbe potuto portare piu' liberta', piu' democrazia e piu' giustizia", mentre invece "ha portato a piu' oppressione, meno liberta' e a un allontanamento dalla democrazia". In quella drammatica fase che porto' alla caduta del regime, avvenuta l'11 febbraio 2011, Badrawi afferma di "aver suggerito direttamente al Presidente di ritirarsi". All'inizio, Mubarak acconsenti' ma poi, consigliato dalla sua cerchia, non lo fece. Per questo, dichiara Badrawi, "decisi di dimettermi da Segretario Generale del partito di governo dopo sei giorni".

In seguito, continua Badrawi, "un gruppo organizzato", cioe' i Fratelli Musulmani, "si servi' delle energie dei giovani, che chiedevano dignita' e liberta' senza pero' avere un chiaro piano d'azione". Aggiunge poi che oggi gli islamisti "hanno violato tutte le loro promesse, in particolare per quanto riguarda lo stato di diritto e l'interferenza del governo nel settore giudiziario." Badrawi esprime anche preoccupazione per la nuova costituzione che a suo avviso minaccerebbe i diritti delle donne, abbassando l'eta' del matrimonio, ma anche dei bambini, visto che si ammette, indirettamente, la possibilita' del lavoro minorile. Nell'articolo 2, inoltre, si dichiara la sharia (legge islamica) come fonte principale della legislazione; cio' che e' preoccupante, e' che sono i Fratelli Musulmani a interpretare la sharia. L'intellettuale egiziano si e' detto anche "molto preoccupato per i diritti delle minoranze". "Il problema", ha spiegato, "non riguarda tanto la costituzione, ma la sua applicazione, soprattutto a livello locale" perche' alcuni vorrebero "un Paese non pluralista, solo per i musulmani". L'approccio degli islamisti costituisce dunque "una minaccia per la struttura laica dello Stato".

A proposito delle manifestazioni di questi giorni, Badrawi afferma che "le manifestazioni spontanee dei giovani contro le decisioni del Presidente Morsi sono genuine" ma, come quelle del 2011, "non hanno una leadership". Secondo l'intervistato, "il risentimento nei confronti dei Fratelli Musulmani sta crescendo", infatti "il paese e' diviso: i Fratelli Musulmani non sono la maggioranza, ma una minoranza organizzata". Per Badrawi, "Morsi e' stato eletto e ha il diritto di essere presidente, ma deve essere considerato responsabile per le sue azioni. Deve comportarsi come il presidente di tutto il Paese e non solo dei Fratelli Musulmani".

La situazione egiziana puo' avere conseguenze sull'intera regione: anche "l'Arabia Saudita e' minacciata da quanto avvenuto in Egitto, mentre il Qatar sostiene i Fratelli Musulmani". Badrawi ipotizza con preoccupazione un possibile accordo tra Egitto, Israele e palestinesi in cui "il nord del Sinai potrebbe essere dato ai palestinesi" come prolungamento della Striscia di Gaza.

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