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Esteri

Di Gianni Pardo

Il domani sembra vicinissimo ma ciò non vuol dire nulla. Sono le 18,58, un tizio si annoia ed ha sintonizzato il televisore su un programma in cui trasmetteranno il telegiornale. Conta di ascoltare le notizie. Eppure quante cose potrebbero accadere, in quei due minuti. Potrebbe chiamarlo una persona importante che lo tiene al telefono per mezz'ora, potrebbe esserci un terremoto che in trenta secondi fa rovinare la casa e lo uccide. In un battibaleno si può passare dalla vita alla morte. Vale lo stesso per la politica internazionale. Fino al giorno prima la pace, il campionato di calcio, le beghe del Parlamento e se uno parla di eserciti è guardato come un marziano. Il giorno dopo, con lo schianto di un crollo, la fine della serenità, la tragedia, la guerra. Si pensi a Pearl Harbour o all'Undici Settembre 2001. Certo, la Francia o la Spagna in questo momento sono lontanissime da una guerra, ma si può dire altrettanto della Corea del Sud? Del Libano? Di tanti Paesi africani? La polveriera che ci riguarda di più è comunque il Vicino Oriente. Ci si può certo chiedere perché mai l'Iran dovrebbe attaccare Israele, un Paese con cui non ha nemmeno un confine in comune; perché dovrebbe rischiare una ritorsione che potrebbe costargli molti milioni di morti (dal momento che Tehran non è una cittadina come Hiroshima e l'atomica di allora oggi è quasi un petardo) e tutto questo senza la prospettiva di ricavarne nulla; l'iniziativa è talmente insensata che si sarebbe tentati di escluderla. Eppure non si sa mai. Hitler sapeva per esperienza personale che la Germania si sarebbe messa in guai gravissimi se avesse avuto un fronte ad est ed uno ad ovest, come era avvenuto durante la Prima Guerra Mondiale, e tuttavia commise lo stesso errore.

Nel considerare le ipotesi bisogna sempre lasciare spazio alla follia e alla stupidità. Proprio per questo la cosa ci riguarda. Se l'Iran, vittima della sua propria demenza, attaccasse Israele con l'intenzione di distruggerla, rischiando anche la propria distruzione, probabilmente coinvolgerebbe altri Paesi. Quando gli Stati Uniti decisero di liberare il Kuwait, Saddam Hussein spedì missili Scud su Israele, Paese neutrale, pensando che quanta più confusione avesse fatto, quanti più Paesi avesse coinvolto, per esempio "per difendere l'Iraq dall'aggressione sionista", tanto meglio sarebbe stato per lui. Nessuno ci dice che l'Iran potrebbe essere più moderato di Saddam. O più ragionevole di Hitler. Il peggio del peggio si avrebbe se l'attacco atomico iraniano cominciasse ad avere successo: anche se i missili Patriot di ultima generazione, e gli analoghi ordigni prodotti in loco, riuscissero a distruggere in volo i missili atomici iraniani, la reazione di Israele potrebbe essere devastante. Gli ebrei non hanno certo dimenticato il Ghetto di Varsavia: e se allora dettero del filo da torcere ai tedeschi a mani nude, figurarsi oggi. Ad un attacco atomico potrebbero reagire cercando di uccidere tutti gli iraniani, provocando decine e decine di milioni di morti e radendo al suolo il Paese. Ne hanno i mezzi. "La caccia all'ebreo non è più gratuita", hanno detto per decenni, e l'Iran ha troppe volte dichiarato la propria volontà di cancellare Israele dalla faccia della Terra. Anche senza arrivare a questi scenari estremi, se gli israeliani prendessero qualche iniziativa per impedire a Tehran di fabbricarsi la bomba atomica, gli iraniani potrebbero cercare di compensare la loro inferiorità tecnologica minando lo stretto di Hormuz e cercando di strangolare da un lato i Paesi rivieraschi del Golfo, che hanno bisogno di esportare petrolio, e dall'altro i Paesi che il petrolio hanno bisogno di importarlo.

E questo ci riguarderebbe molto da vicino. Come da vicino potrebbe riguardarci il risveglio improvviso di tutte le "cellule dormienti", cioè di tutti quei terroristi pronti ad entrare in azione ad un ordine dato. Nell'Europa Occidentale siamo lontani da qualunque prospettiva di guerra ma il nostro desiderio di pace non dovrebbe illuderci. Non è perché il Vesuvio non scoppia da duemila anni che non scoppierà mai più. Ecco perché la discussione sui caccia bombardieri F35 è futile e non deve essere condotta sul piano ideologico. La domanda non è: "Costano troppo?" Ma: "Ne abbiamo bisogno?" La difesa non serve per fare una guerra, serve per non farla. L'Iran non ha ancora la bomba atomica e sogna di uccidere sei milioni di israeliani, benché Israele possa rispondere con la stessa arma. Figurarsi quanto la stessa ipotesi diverrebbe concreta, se Israele non avesse la possibilità di una risposta tremenda! Le armi e gli eserciti sono necessari nelle mani dei buoni, affinché ai cattivi non venga la tentazione di attaccarli.

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