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Esteri

Entro i prossimi mesi il conflitto in Mali costringera' alla fuga altre settecentomila persone, di cui almeno 300.000 sfollati interni e 400.000 profughi nei Paesi vicini: e' la previsione dell'Unhcr, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esposta dalla sua portavoce, Melissa Fleming, nel corso di una conferenza stampa presso il quartier generale di Ginevra. Fleming ha spiegato che finora sono circa 147.000 i cittadini maliani riparati all'estero, tra cui oltre 2.700 dal 10 gennaio scorso, quando le ostilita' tra ribelli jihadisti e forze governative si intensificarono ulteriormente in seguito all'intervento militare della Francia.

La maggior parte dei profughi, piu' di 57.000, aTtualmente si trovano in Mauritania. Quasi 53.000 sono in Niger, poco meno di 39.000 nel Burkina Faso, 1.500 in Algeria, una trentina in Guinea e una ventina nel Togo. Quanto agli sfollati, ammontano ad almeno 230.000, 80.000 dei quali hanno abbandonato le loro abitazioni negli ultimi dieci giorni. I funzionari dell'agenzia Onu hanno raccolto le testimonianze dei fuggiaschi, che hanno spiegato di volersi sottrarre non soltanto ai combattimenti, ma anche all'imposizione della sharia, le legge coranica, da parte degli islamisti che controllano il nord. "Molti ci hanno raccontato storie terribili, di amputazioni, esecuzioni sommarie, stupri, requisizioni di denaro per finanziare la lotta contro le Forze Armate", ha riferito ancora Fleming.

Dal canto suo "gravi violazioni umanitarie in Mali" occorse nell'ultimo anno ha denunciato Rupert Colville, portavoce dell'Ohchr, l'Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani. Uno studio realizzato dai suoi esperti, ha spiegato Colville, ha raccolto le prove di "assassinii, esecuzioni senza processo, torture, stupri e reclutamento forzato di bambini non oltre i 10 anni di eta' perche' combattano". L'esito di tali indagini sara' sottoposto alla Procura presso il Tribunale Penale Internazionale dell'Aja per i provvedimenti del caso. Infine per conto del Pam, il Programma Alimentare Mondiale, la portavoce Elisabeth Byrs ha confermato che, a causa della gravissima situazione della sicurezza, rimangono bloccate le sue operazioni nel Mali settentrionale dove, su una popolazione complessiva di 1,8 milioni di persone, un terzo rischiano ormai la morte per fame.

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