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Le truppe francesi e l'esercito di Bamako stanno prendendo il controllo di Timbuctu', nella rapida avanzata verso il nord del Mali. Dopo aver conqistato l'aeroporto, i militari hanno circondato la leggendaria citta' del deserto e ne presidiano tutte le uscite. I ribelli jihadisti di Ansar Dine non hanno neppure tentato di fermare l'arrivo dei militari che procedono con cautela per timore che qualcuno di loro si sia mescolato alla popoalzione civile. Intanto e' allarme per il patrimonio culturale della citta': prima di partire, alcuni ribelli hanno appiccato un incendio al Centro di documentazione e ricerche Ahmed-Baba, che ospita 18.000 manoscritti antichi, alcuni risalenti addirittura al 1200. Il centro, fondato nel 1970, dal 2009 e' ospitato in una nuova sede di 4.800 metri quadrati.

E' l'ennesimo pesante colpo all'eredita' culturale di una citta', considerata dall'Unesco patrimonio dell'Umanita' e gia' sfregiata, a giugno, dalla distruzione di mausolei, santuari e tombe dei teologi sufi, una corrente dell'Islam considerata dai jihadisti troppo moderata. Alle prime ore del giorno, le forze franco-maliane hanno recuperato il controllo dell'aeroporto e poi, senza incontrare resistenza, bloccato gli accessi all'abitato. All'operazione, che va avanti dalla notte, partecipano forze terrestri ed aviotrasportate, con paracadutisti lanciati a controllare le principali via di accesso.

Intanto in Italia scoppia la polemica sul mancato supporto logistico. Il premier, Mario Monti, ha riferito che i segretari dei tre partiti della maggioranza, da lui consultati, "hanno detto di no o hanno avuto un atteggiamento di grande cautela" e "quindi non e' venuto un appoggio che consenta di confidare in una delibera del Parlamento". Sul tema, e' intervenuto anche il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che ha ribadito come il governo consideri il sostegno logistica all'offensiva anti-jihadista "una priorita'", ma ha sottolineato che "in una fase parlamentare come quella attuale e un governo dimissionario, mancano le condizioni politiche". Immediata la reazione dei partiti. Il responsabile esteri del Pd, Lapo Pistelli, ha invitato il premier a "chiarire le sue parole", ricordando che il Pd aveva dato "fin dall'inizio la sua disponibiilta'".

I LIBRI - Con il rogo degli antichi manoscritti di Timbuctu' da parte delle milizie jihadiste in fuga, rischia di andare in fumo un autentico tesoro della cultura africana. I ribelli hanno dato alle fiamme due edifici, un vecchio deposito di manoscritti e un nuovo centro di ricerca finanziato dal Sudafrica, l'istituto Ahmed Baba. Si stima che l'istituto, terminato nel 2009 e costato sei milioni di euro, contenesse 18.000 volumi in uno spazio di 4.600 metri quadri. La maggior parte dei manoscritti, in arabo e in lingue africane, trattano di medicina, astronomia, diritto, storia, geografia, poesia e letteratura e risalgono al periodo compreso tra il XIV e il XVI secolo. Molti volumi hanno un valore inestimabile. La violenza dei ribelli di Ansar Dine verso la cultura, le moschee e i mausolei delle antiche citta' maliane e' dovuta alla profonda ostilita' che i salafiti jihadisti nutrono nei confronti dei sufi, i mistici dell'Islam.

Timbuctu', inserita dal 1988 nel patrimonio dell'umanita' dall'Unesco, e' stata una delle capitali culturali dell'Islam africano. A partire dal XIV secolo, divenne un importante centro di commercio dell'oro e del sale, mettendo in comunicazione il Mediterraneo e il Medio Oriente con l'Africa sub sahariana; contemporaneamente, nella citta' sorsero moschee, universita' e biblioteche che la resero celebre come centro di elaborazione culturale e religiosa. Secondo un proverbio africano, l'oro arrivava dal sud, il sale dal nord e la conoscenza da Timbuctu'.

Il salafismo, un'interpretazione radicale e puritana dell'Islam, tende infatti a considerare il sufismo come una forma di idolatria da estirpare. Nel 2001, i talebani giustificarono la distruzione delle colossali statue dei Budda nella provincia afghana di Bamiyan affermando di aver abbattuto degli idoli. Allo stesso modo, Ansar Dine ha legittimato la demolizione delle tombe dei sufi del Mali e il rogo dei preziosi manoscritti di Timbuctu'. Solo pochi manoscritti erano stati digitalizzati, dunque si teme che la maggior parte di essi sia andata persa per sempre.

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