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I ribelli separatisti tuareg si sono offerti di appoggiare l'intervento militare francese nel nord del Mali, l'area che chiamano Azawad e che considerano la propria madrepatria, affrontando a terra le milizie salafite di Ansar el-Dine mentre l'Aviazione di Parigi ne bombarda le postazioni. La disponibilità arriva da Moussa Ag Assarid, un portavoce dell'Mnla, il Movimento di Liberazione Nazionale dell'Azawad, del quale nell'aprile scorso gli insorti avevano proclamato l'indipendenza. "Siamo pronti a dare una mano, siamo gia' impegnati nella lotta al terrorismo", ha sottolineato Assarid. "Possiamo fare noi il lavoro al suolo. Disponiamo di uomini, armi e, soprattutto, abbiamo la volonta' di sbarazzare l'Azawad dai terroristi". Il portavoce tuareg ha posto pero' una condizione: via libera alle forze francesi ma non a quelle regolari maliane.

Notevolmente indebolito rispetto all'inizio del 2012, quando in poche settimane conquisto' la regione, il mese scorso l'Mlna ha avviato trattative con le autorita' centrali di Bamako, rinunciando alla secessione in cambio di un notevole grado di autonomia. "Non vogliamo vedere l'Esercito del Mali presente nell'Azawad senza un accordo preliminare tra le due parti", ha avvertito ancora Assarid da Tinzaouaten, localita' situata in pieno deserto nella regione nord-orientale di Kidal, al confine con l'Algeria, dove il suo movimento e' riunito a congresso da qualche giorno. "Siamo disposti a intavolare colloqui", ha aggiunto, "per trovare una soluzione", cioe' appunto in vista di ottenere l'auto-governo.

Fu proprio la sollevazione dei tuareg che un anno fa innesco' un colpo di stato militare nel Paese africano, ponendo le premesse per quel vuoto di potere che incoraggio' la guerriglia jihadista, i sedicenti 'Difensori della Fede' vicini all'Organizzazione di al-Qaeda nel Maghreb Islamico, a prendere le armi per espugnare il Mali settentrionale. All'inizio l'Mnla fece fronte comune con Ansar el-Dine, ma ben presto si ritrovo' relegato ai margini, impotente a recuperare la supremazia e per di piu' in balia degli ex alleati, che nel frattempo avevano imposto sull'Azawad l'uso della sharia, la legge coranica, nella sua accezione piu' estremistica. Per questo i tuareg si sono riavvicinati al governo maliano, ma temono adesso eventuali rappresaglie da parte delle sue Forze Armate.

Tre gruppi di combattenti islamici che dall'aprile del 2012 controllano il nord del Mali e tre città del vasto Paese africano sono stati finora gli obiettivi principali dei raid aerei francesi nell'ex colonia cominciati alcuni  giorni fa.

- AQMI: Al Qaida nel Maghreb Islamico (Aqmi) è una sigla estremista di origine algerina che da anni ormai ha basi nel nord del Mali: di ideologia salafita, Aqmi è attiva in Mali dal 2007 con rapimenti di ostaggi occidentali ed è guidata da algerini come Abdelhamid Abu Zeid, che vive a Timbuctù, e Abu Yeyia Hamame, nuovo leader del gruppo nel Sahara e nel Sahel.

- ANSAR DINE: Guidato da un noto ribelle tuareg, Iyad Ag Ghaly, questo gruppo è apparso l'anno scorso ma ha subito acquisito notevole rilievo, combattendo dapprima a fianco dei ribelli tuareg 'laici' (che lottavano per rendersi indipendenti dal governo centrale maliano) e poi cercando di estrometterli per imporre la sharia nel nord del Mali.

- MUJAO (Movimento per l'unicità e la jihad in Africa dell'Ovest): nato da una costola di Aqmi, si è reso responsabile di diversi rapimenti di ostaggi fra cui quello della cooperante italiana Rossella Urru, insieme a due cooperanti spagnoli.

 

scontri in mali (1)

Queste le principali città controllate dai combattenti islamici nella zona interessata dai raid dell'aeronautica militare francese:

- KIDAL: Si tratta di un centro nell'estremo nordest del Mali, a oltre 1500 chilometri dalla capitale Bamako (che invece è nel sudovest). E' stata la prima città presa nel marzo del 2012 dai ribelli tuareg 'laici' dell'Mnla (Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad), in una guerra per rendere indipendente dal Mali la regione dell'Azawad. E' ora la roccaforte di Iyad Ag Ghaly, un tuareg estremista diventato leader del gruppo Ansar Dine, che ha dapprima combattuto a fianco dei tuareg dell'Mnla e poi li ha estromessi. La zona intorno a Kidal è stata oggetto di un raid francese contro una base di Ansar Dine dove l'organizzazione aveva immagazzinato armi e munizioni.

- GAO: Situata a circa 350 chilometri a sud di Kidal, è controllata dal Mujao, dopo la cacciata lo scorso giugno degli ex-alleati, i ribelli tuareg dell'Mnla. I caccia francesi Rafale hanno colpito diverse basi islamiste nella città, inclusi "campi di addestramento, infrastrutture e magazzini", secondo quanto annunciato da Parigi. Secondo fonti di sicurezza, le vittime fra gli jihadisti sarebbero oltre 60, ma il leader locale del Mujao Abu Dardar non ha confermato la notizia, limitandosi a dire che tutti miliziani morti "sono in paradiso". Abu Dardar ha poi minacciato di "colpire al cuore" la Francia.

- DOUENTZA: Circa 400 chilometri a sudovest di Gao, questo centro è stato bombardato diverse volte, e il quartier generale degli islamisti è stato distrutto. La zona bombardata, all'ingresso sud della città, era il quartier generale del Movimento per l'unicità e la jihad nell'Africa Occidentale (Mujao). I miliziani islamici hanno lasciato oggi la città, secondo fonti locali.

- TIMBUCTU': Leggendaria città del deserto e antico crocevia delle carovane arabe, dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco, è a sua volta a 400 chilometri a ovest di Gao. E' ormai roccaforte di Ansar Dine e Aqmi. I jihadisti hanno distrutto antichi mausolei che considerano come idoli, e - come a Gao - hanno applicato l'interpretazione più brutale della sharia, frustando e uccidendo i trasgressori e tagliando gli arti dai ladri. Per il momento non è stata bersaglio di attacchi aerei francesi, ma secondo fonti locali fra le famiglie degli islamisti si sta diffondendo il panico, e molti si preparano a fuggire nel deserto.

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