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Esteri
Nemtsov, funerali senza Putin. Assente Duriskaya, è tornata a Kiev

Per Mosca un nuovo giorno di cordoglio di massa, con i funerali di Boris Nemtsov, leader dell'opposizione assassinato nei pressi del Cremlino le sera di venerdì scorso. Aperta alle 8 ora italiana, la camera ardente è stata chiusa poco dopo le 13, oltre un'ora dopo l'orario previsto, per permettere alle migliaia di persone accorse di rendere l'ultimo omaggio. Nonostante la proroga, tantissimi moscoviti sono rimasti fuori, stipati contro le transenne che la polizia aveva dispiegato lungo il percorso che portava alla sala allestita nel centro "Andrei Sakharov".
 

 

Una folla immensa, cresciuta di minuto in minuto fino a bloccare la circolazione a metà mattina. Quando le persone in attesa hanno realizzato che non sarebbero riuscite a entrare, è partita una commovente staffetta. Tutti hanno preso a passare i loro fiori a chi li precedeva nella lunga coda, perché potessero depositarsi in qualche modo sul feretro di Nemtsov. Quando, poi, la bara è uscita, la gente ha iniziato a urlare due precisi slogan: "La Russia sarà libera" e "Gli eroi non muoiono". Nel primo pomeriggio Boris Nemtsov sarà sepolto al cimitero Troyekurovskoye, dove riposa anche Anna Politkovskaya, a sua volta assassinata il 7 ottobre del 2006.

Per oltre quattro ore, la camera ardente ha permesso il lungo addio all'ultimo martire della libertà di pensiero in Russia da parte dei suoi concittadini. Accolti in una sala spoglia, quasi nuda, in un museo non a caso dedicato ai diritti dell'uomo e intitolato al più celebre dissidente dell'Unione Sovietica. Un ambiente in mattoni privo di orpelli, solo le foto in bianco e nero di Nemtsov alle pareti, al centro della sala la bara, incorniciata di fiori bianchi e rossi. Davanti al feretro aperto, come vuole la tradizione ortodossa, la madre del politico, la ex moglie e i figli.

L'ingresso era transennato. In quel percorso ferrato, ben prima dell'apertura, migliaia di persone si erano già incolonnate con fiori e ceri. Molti indossavano nastri neri in segno di lutto o stringevano un ritratto della vittima. Per accedere alla camera ardente, il silenzioso fiume umano è dovuto passare attraverso il metal detector e sotto lo sguardo degli agenti di polizia, che hanno vigilato sull'evento con uno schieramento imponente.

Una volta dentro, il mesto pellegrinaggio dei moscoviti accanto alle spoglie di Nemtsov è stato accompagnato dall'eco delle parole pronunciate da familiari, collaboratori e amici. L'attivista e collaboratore Ilya Yashin, il poeta Lev Rubinstein, il politico e compagno di partito (Parnas) Mikhail Kasyanov si sono passati il testimone in questa ulteriore staffetta della memoria, spalmando le crude pareti dell'invisibile intonaco dei ricordi. Quanto si può tenere ancora in vita di un protagonista della vita politica russa dai tempi di Eltsin e infaticabile animatore dell'opposizione al presidente Vladimir Putin. Giorni di speranza e tempesta, rivissuti nella mente di tutti con l'arrivo alla camera ardente di Serghei Kirienko, nel 1998 capo del governo con Eltsin alla presidenza e oggi direttore dell'agenzia nucleare russa Rosatom. Con il passaggio dolente della vedova di Eltsin, Naina Eltsina.

Nemtsov è morto, non il senso che ha voluto imprimere sulla sua esistenza. Come ha dichiarato davanti alla bara Gennady Gudkov, altro esponente di spicco dell'opposizione al Cremlino: "I colpi non sono stati sparati solo contro Nemtsov, ma contro tutti noi, contro la democrazia in Russia. Non credevamo potesse accadere, ma è successo. Riposa in pace amico mio, la tua opera sarà portata avanti".

 Putin non c'era. Putin alla cerimonia non c'è: ha incaricato il suo portavoce alla Duma di rappresentarlo. Assente anche il premier Dmitri Medvedev. Per lui, i vice premier Arkadi Dvorkovich e Serghiei Prikhodko, la portavoce Natalia Timakova. C'è invece un ex premier di Putin, Mikhail Kasianov, poi passato all'opposizione. E' mancato all'appuntamento un riferimento degli oppositori di Putin, Aleksej Navalnyj, grande amico di Nemtsov, cui è stato negato il permesso di uscire, anche solo per un'ora, dallo stato di "arresto amministrativo" in cui si trova per violazione delle leggi sulle dimostrazioni pubbliche.

L'ambasciatore americano John Tefft ha portato le condoglianze del presidente Barack Obama e del segretario di Stato John Kerry. Si nota anche la presenza dell'ex premier britannico John Major. Esponenti politici polacchi e lettoni hanno denunciato che Mosca ha negato loro il visto d'ingresso per poter prendere parte ai funerali. L'ambasciatore italiano a Mosca, Cesare Maria Ragaglini, ha reso omaggio a Nemtsov insieme a una  delegazione di ambasciatori Ue, guidata dal lituano Vigaudas Usackas.

"Siamo qui con una delegazione europea - racconta l'ambasciatore Ragaglini -, abbiamo portato una corona di fiori. Tutti i 28 Paesi erano rappresentati sia sabato, quando abbiamo deposto i fiori sul ponte dove è stato ucciso Nemtsov, sia qui oggi. Con Nemtsov scompare una figura importante del panorama politico russo. Come è già stato fatto dal presidente della Repubblica e dal presidente del Consiglio, porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia, ai suoi cari, al suo partito e anche al popolo russo che vive momenti di alta tensione. Speriamo che i colpevoli siano portati davanti alla giustizia il prima possibile, anche per riportare un clima più sereno nell'ambito politico in Russia".

Anna Duriskaya a Kiev. Soprattutto, non c'era Anna Duriskaya, la modella ucraina 23enne che si accompagnava a Nemtsov la sera dell'assassinio. E' tornata a Kiev, anche se la sua ricostruzione dell'accaduto ha lasciato molti dubbi. Ieri la Duriskaya aveva lamentato di non poter lasciare il territorio russo, pur avendo fornito tutti gli elementi utili alle indagini sull'omicidio. E in collegamento via Skype con il sito di news Dozhd aveva raccontato di non aver visto l'assassino di Nemtsov, perché "è successo tutto alle mie spalle". Anna ha escluso un movente passionale per l'omicidio. Gli investigatori sospettano che la donna abbia quanto meno visto in faccia l'assassino. Eppure, è rientrata a Kiev accompagnata dal suo avvocato, Vadim Prokhorov.

Il portavoce del Comitato investigativo russo, Vladimir Markin, in una dichiarazione all'Interfax, ha respinto l'accusa della giovane: "Non le è stata imposta alcuna restrizione e non le sono stati confiscati i documenti, neppure il passaporto. Gli inquirenti non hanno ricevuto alcun reclamo da lei o dai suoi avvocati". Markin ha aggiunto che Duriskaya è disposta a essere ascoltata di nuovo dagli inquirenti qualora ve ne fosse la necessità: "Lei non è solo una testimone chiave dell'omicidio: è quella che ha visto direttamente ciò che è accaduto, per questo non ho bisogno di spiegare quanto sia importante la sua testimonianza per risolvere questo caso".

Poroshenko onora Nemtsov. Proprio da Kiev, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha annunciato via Facebook di aver insignito Boris Nemtsov dell'Ordine della Libertà, la massima onorificenza ucraina per uno straniero. "Per noi ucraini - scrive Poroshenko -, Boris resterà per sempre un patriota della Russia e un amico dell'Ucraina. Nella sua vita ha dimostrato che sono due cose compatibili, basta solo volerlo".

Le indagini. Resta il giallo delle auto sul luogo del delitto. Sono due le macchine su cui si concentra l'attenzione degli investigatori: una Lada bianca con targa della Repubblica caucasica dell'Inguscezia, e una Zaz scura considerata la vettura dei killer. Su entrambe sarebbe stati trovati capelli e materiale biologico definiti utili. E' stato poi smentito che le telecamere di sicurezza nella zona fossero fuori uso perché in riparazione. Ma per ora il mistero resta fittissimo.

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