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Esteri
Russia/ Nemtsov, "il denaro movente dell'omicidio"


Un omicidio commesso per motivi di denaro, connesso con la rapina, l'estorsione o il banditismo: e' l'accusa annunciata in tribunale in relazione alla convalida degli arresti dei cinque sospetti per la morte dell'oppositore Boris Nemtsov. Il codice prevale pene fino all'ergastolo.

Anzor Gubashev e Zaur Dadayev sono ufficialmente accusati dell'assassinio di Boris Nemtsov. Detenuti in Inguscezia dopo il fermo, sono comparsi oggi nella Corte distrettuale di Basmanny, a Mosca, per la convalida dell'arresto. E con loro gli altri sospettati fermati nelle ore successive. Che non sono due, come riportato in precedenza, ma tre. Vladimir Markin, portavoce della commissione investigativa sul caso, ha comunicato infatti su Twitter che sarà richiesto l'arresto per complessive cinque persone. La posizione di Gubashev e Dadayev è valutata dal giudice Natalia Mushnikova che ha affermato in aula che Dadayev ha ammesso il suo coinvolgimento nell'omicidio e ne ha confermato l'arresto: Dadayev resterà in carcere fino al 28 aprile. Gubashev si è invece dichiarato innocente. La posizione degli altri tre fermati, che hanno negato ogni coinvolgimento nella vicenda, è stata valutata da un altro giudice, che anche in questo caso ne ha confermata la custodia sebbene, come ha dichiarato la portavoce del tribunale, Anna Fadeyeva, "restino al momento sospettati", ma non incriminati. Eskerkhanov ha sostenuto che al momento dell'omicidio stava lavorando e avrebbe quindi un alibi. La corte di Basmanny ha poi confermato l'arresto per i tre nuovi sospettati nel delitto Nemtsov, estendendo la detenzione di Shagit Gubashev sino al 7 maggio e quella di Ramzat Bakhayev e Tamerlan Eskerkhanov fino al giorno successivo.
 
Pur mantenendo ufficialmente aperte tutte le altre ipotesi investigative, l'indagine sull'assassinio di Boris Nemtsov punta con decisione sulla pista cecena e sul movente di una vendetta del fondamentalismo islamico per le posizioni pro Charlie Hebdo assunte dall'oppositore di Vladimir Putin nei giorni seguiti alla strage di Parigi. Nella serata di ieri, il primo canale della televisione di Stato ha sostenuto che le prime due persone fermate, Anzor Gubashev, 32 anni, e Zaur Dadayev, 33, sono cugini e originari della Cecenia. Gubashev viveva da diversi anni a Mosca e lavorava come guardia di sicurezza in un ipermercato. Più "sensibile" il profilo di Dadayev: per dieci anni membro del battaglione Sever (nord), unità di polizia del ministero dell'Interno ceceno.
 
Notizia, quest'ultima, confermata dalla madre e da Albert Barakhaiev, segretario del Consiglio di Sicurezza della Repubblica russa di Inguscezia, vicina della Cecenia, dove i primi due sospetti sono stati catturati nei giorni scorsi, in due diversi distretti. Nessuna conferma, invece, dalle autorità cecene. Gli inquirenti, secondo l'emittente, non escludono la loro appartenenza a un movimento islamico radicale del Caucaso. A loro si sono aggiunti gli altri tre sospettati. Secondo quanto dichiarato da Barakhaiev, uno è Shaguid, il fratello più giovane di Anzor Gubashev. Gli altri due sono Ramzat Bakhaev e Tamerlan Eskerkhanov. Quest'ultimo avrebbe un alibi solido: in tribunale ha affermato che al momento dell'omicidio stava lavorando, come sempre. "Negano il loro legame con
 il crimine, ma abbiamo prove della loro responsabilità, comprese quelle medico-legali e le deposizioni dei testimoni", ha spiegato un investigatore alla corte.
 
Del caso Nemtsov, colpiscono le analogie con l'assassinio della giornalista Anna Politkovskaya: stessa arma, una pistola Makarov, esecutori caucasici (tre fratelli ceceni condannati dopo altrettanti processi), così come gli organizzatori (lo zio dei tre con la copertura di un paio di poliziotti), mandanti ignoti. Almeno per adesso. Soprattutto, l'opinione pubblica viene nutrita esclusivamente di informazioni che arrivano da fonti ufficiali o voci ad esse vicine, nessuna conferma da fonti indipendenti. Bisogna credere alla verità di Stato. Ma si può credere alla verità di Stato? Perché non mancano, anche in questa indagine, le zone d'ombra e le strane coincidenze.
 
La Cecenia è una Repubblica a sud della Russia a maggioranza musulmana, teatro di violente insurrezioni a sfondo separatista negli ultimi decenni, fino all'arrivo al potere di Ramzan Kadyrov, ex ribelle che ha assicurato lealtà a Mosca in cambio di una considerevole autonomia amministrativa per la regione, in particolare sulla gestione dei servizi di sicurezza. Come detto, per il momento le autorità cecene non confermano l'appartenenza di Dadayev al battaglione Sever. Non è chiaro nemmeno se Dadayev fosse tuttora agente del corpo. Una fonte della sicurezza cecena, citata da Interfax, ha però raccontato che nella serata di sabato è morto un uomo che risultava ricercato perché implicato nel caso Nemtsov. Quando gli agenti sono arrivati al suo appartamento, ha lanciato contro di loro una granata, poi si è fatto saltare.
 
La madre di Dadayev, intervistata dal primo canale tv russo, ha affermato di non credere alla colpevolezza e, soprattutto, al credo fondamentalista di suo figlio. "Ha combattuto i wahabiti, ha servito dignitosamente la patria, non poteva perpetrare questo delitto", ha assicurato la donna tra la lacrime. Tra l'altro, esiste un "tenente Zaur Dadaiev", appartenente alla 46ma brigata delle truppe interne di Cecenia, che nell'ottobre del 2010 fu addirittura insignito della medaglia al merito di Putin. L'informazione, riportata nel sito del governo ceceno, è stata evidenziata su Twitter da un altro oppositore di Putin, Ilya Yashin, che ieri, dopo il fermo di Gubashev e Dadayev, aveva chiesto alle autorità russe di trovare i veri responsabili della morte di Nemtsov e non capri espiatori. E che adesso, su Twitter, chiede alle autorità, russe e cecene, di chiarire se tra lo Zaur Dadayev fermato e quel tenente decorato passi soltanto un rapporto di omonimia.

Yashin, leader del movimento "Solidarietà", nei giorni scorsi ha promesso la pubblicazione di un dossier realizzato con le informazioni archiviate dall'amico assassinato: "Parte del materiale di Boris è stata conservata dai suoi assistenti. Pezzo per pezzo, siamo riusciti a ricostruire il suo archivio. Questo materiale costituirà la base del dossier che pubblicheremo con il titolo che Boris aveva scelto: Putin e la guerra. Nostro compito è confutare le bugie di Putin e aprire gli occhi della società russa sul fatto che i nostri soldati stanno morendo sul territorio amico dell'Ucraina".

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