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Francia, ecco chi è Philippe Martinez. Il leader delle proteste
Francia, ecco chi è Philippe Martinez. Il leader delle proteste

E' la bestia nera del governo di Manuel Valls, un uomo uscito bruscamente dall'ombra e balzato alla guida della protesta contro la riforma del lavoro al momento giusto per serrare le fila dei suoi uomini in un sindacato in forte difficoltà. E' Philippe Martinez, segretario generale della prima organizzazione di lavoratori francese, la Cgt. "Siamo determinati" ripete senza sosta. "Promettiamo che se il governo non ritira il suo progetto, se i lavoratori non sono d'accordo, le mobilitazioni continueranno e si estenderanno". In due mesi e mezzo è stata un'escalation: prima gli scioperi e le manifestazioni, poi il blocco delle raffinerie e il braccio di ferro con Valls. Resta l'arma dello sciopero generale, che Martinez, ritenuto un fine stratega e un leader autoritario, agita a mezza bocca, lanciando un appello a "una generalizzazione dello sciopero ovunque, in tutti i settori". Il baffuto sindacalista, che proviene dal sindacato dei metalmeccanici, finora "non aveva l'immagine del duro, al contrario di uno con cui si poteva discutere" ha detto il sociologo Jean-François Amadieu all'AFP. Ma "la posta in gioco è la rappresentanza del sindacato e la sua immagine appannata, perciò questa mobilitazione cade a puntino" aggiunge Amadieu. Quando a febbraio 2015, Philippe Martinez, 55 anni, viene nominato alla guida della CGT dopo le dimissioni di Thierry Lepaon, defenestrato per uno scandalo sul suo tenore di vita, il sindacato è un campo di battaglia. Il suo obiettivo principale è quello di serrare i ranghi. Confermato dal congresso della Cgt ad aprile di quell'anno, può mettere in campo la sua strategia. Fino a qualche tempo fa sconosciuto al grande pubblico e poco allenato all'esercizio mediatico, oggi Martinez è in piena luce, simbolo della conservazione per alcuni, campione della lotta contro l'attacco ai diritti dei lavoratori per altri.

Nato il 1 aprile 1961 in una famiglia di immigrati spagnoli, come Valls, che per la verità è catalano, Philippe Martinez ha fatto tutta la sua carriera nello stabilimento Renault di Boulogne-Billancourt, dove è entrato nel 1982. E' delegato sindacale centrale quando nel 1997 la casa auto chiude la fabbrica belga di Vilvoorde. Martinez ricorda "una forte esperienza di lotta" a livello "europeo". Tesserato del partito comunista francese da giovanissimo, lo lascia nel 2002, ma mantiene "un certo numero di ideali". E' il primo numero uno del suo sindacato senza tessera del PCF. I collaboratori lo descrivono cone un "fine tattico", a volte autoritario, che ha saputo convincere le potenti federazioni di categoria. "Martinez ha scelto di dare la parola alla linea dura della CGT. E' stata una scommessa per rincuorare le truppe" dice un membro del Comitato confederale nazionale. "Rispetto ai suoi precedessori ha uno stile deciso, che spesso si fonda sui temi della lotta di classe, per serrare i ranghi" e "distinguersi dagli altri sindacati" spiega Bernard Gauriau, professore all'università di Angers, giuslavorista. La posta in gioco, mantenere la leadership del suo sindacato di fronte all'avanzata della CFDT, organizzazione di lavoratori con radici cattoliche. "La sua strategia è di fare della Cgt un'organizzazione in grado di raccogliere i malcontenti, essenziale sul piano degli elettori, soprattutto meno qualificati" spiega Amadieu. Ma "i rischi sono evidenti", prosegue: "Se la gente si preoccupa per le violenze, detesta essere bloccata senza benzina, senza mezzi pubblici, e così via, il successo della protesta non è per nulla scontato". Sette francesi su dieci sono contrari alla riforma del lavoro, ma il 58% vorrebbe che le proteste avessero fine, secondo un recente sondaggio.  

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philippe martinez francia leader sindacale riforma lavoro protesta
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