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Esteri

E' stato sottoposto a due finte esecuzioni, picchiato e umiliato, come punizione, per aver tentato di scappare. Domenico Quirico, l'inviato di guerra della Stampa sentito in mattinata in procura, ha raccontato ai magistrati di "aver avuto paura". Lui e lo storico belga Pierre Piccinin al massimo mangiavano una volta al giorno. Costretti a stare sempre bendati e chiusi in una stanza, i due ostaggi sono stati 'gestiti' almeno da tre gruppi di ribelli siriani. "Il giorno del sequestro - ha ricordato Quirico - eravamo a bordo di due pick-up con due persone al seguito. All'improvviso siamo stati fermati da un gruppo di miliziani armati, che ci hanno prelevati e portati via. Non so dire se siamo stati venduti da quelli che ci accompagnavano".

Quirico e' apparso agli inquirenti molto provato ma in discrete condizioni: ai magistrati ha rivelato di aver perso appena 4 kg, rispetto ai 57 kg originari ("ma io, quando posso, faccio le maratone"). Ai pm, che sulla sua vicenda hanno aperto un procedimento per sequestro di persona a scopo di terrorismo, l'inviato di guerra della Stampa ha detto di non essere in grado di fornire indicazioni utili per identificare qualche suo sequestratore. "Non li ho mai visti in faccia", ha precisato. Fino all'ultimo giorno, poi, Quirico ignorava l'esito degli sviluppi legati alla sua liberazione. "Solo ieri ha saputo che sarebbe tornato in Italia", hanno spiegato gli inquirenti.

Domenico Qurico ha confermato il racconto del suo compagno di prigionia, Pierre Piccinin, sulla telefonata che loro due origliarono in cui i ribelli che li tenevano in ostaggio sostenevano fossero stati gli oppositori del regime a usare i gas a est di Damasco, ma ha frenato sulla loro attendibilita'. "Io non so", ha spiegato l'inviato della Stampa in un'intervista al sito del suo giornale, "se tutto questo sia vero e nulla mi dice che sia cosi', perche' non ho alcun elemento che possa confermare questa tesi e non ho idea ne' dell'affidabilita', ne' dell'identita' delle persone". "Non sono assolutamente in grado di dire se questa conversazione sia basata su fatti reali o sia una chiacchiera per sentito dire, e non sono abituato a dare valore di verita' a discorsi ascoltati attraverso una porta"", ha insistito Quirico.

"Un giorno", ha raccontato il giornalista piemontese, dalla stanza in cui venivamo tenuti prigionieri, attraverso una porta socchiusa, abbiamo ascoltato una conversazione in inglese via Skype che ha avuto per protagoniste tre persone di cui non conosco i nomi. Uno si era presentato a noi in precedenza come generale dell'Esercito di liberazione siriano. Un secondo, che era con lui, era una persona che non avevo mai visto. Anche del terzo, collegato via Skype, non sappiamo nulla".

In questa conversazione, ha spiegato l'inviato del quotidiano torinese liberato ieri, "dicevano che l'operazione dei gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l'Occidente a intervenire militarmente. E che secondo loro il numero dei morti era esagerato". "Io non so - prosegue Quirico nella sua ricostruzione - se tutto questo sia vero e nulla mi dice che sia cosi', perche' non ho alcun elemento che possa confermare questa tesi e non ho idea ne' dell'affidabilita', ne' dell'identita' delle persone. Non sono assolutamente in grado di dire se questa conversazione sia basata su fatti reali o sia una chiacchiera per sentito dire, e non sono abituato a dare valore di verita' a discorsi ascoltati attraverso una porta".

Per questo, ha affermato l'inviato, "e' folle dire che io sappia che non e' stato Assad ad usare i gas". "Bisogna tener presente - ha concluso Quirico - la condizione in cui eravamo e non dimenticare che eravamo prigionieri che ascoltavano cose attraverso le porte. Non ho elementi per giudicarle, sono abiutato a parlare e a dare per certe le cose che ho verificato. In questo caso non ho potuto controllare niente".

 

BONINO - La notizia della liberazione di Domenico Quirico "mi riempie di grande gioia e di soddisfazione. Il mio pensiero va prima di tutto ai parenti che potranno finalmente riabbracciare Quirico dopo tanti mesi e numerosi momenti di ansia". Cosi' il ministro degli Esteri Emma Bonino ha commentato la liberazione dell'inviato della Stampa in Siria

"Il mio ringraziamento - prosegue Bonino - va a chi ha contribuito sostanzialmente al felice esito della vicenda : la Farnesina e la sua Unita' di crisi , gli altri apparati dello Stato che insieme hanno con grande determinazione seguito ogni possibile canale per portare a soluzione un caso particolarmente complicato in un contesto ambientale cosi difficile come quello siriano. La liberazione del giornalista e' anche una bellissima notizia per tutti i rappresentanti dei media che rischiano la vita sui fronti di guerra per raccontare la verita' in situazioni estreme", conclude il ministro.

LETTA - Domenico Quirico e il cittadino belga Pier Piccinin sono liberi. Questa sera faranno rientro in Italia atterrando all'aeroporto di Ciampino dove saranno accolti dal ministro degli Esteri, Emma Bonino. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha espresso alla famiglia del giornalista della Stampa, al direttore Mario Calabresi e per suo tramite a tutta la redazione la sua piu' viva soddisfazione. La speranza non era mai venuta meno e vengono ora coronati dal successo tutti gli sforzi messi in campo per un esito positivo della vicenda. Lo si legge in un comunicato di Palazzo Chigi.

Con Domenico Quirico e' stato liberato anche lo scrittore belga Pierre Piccinin da Prata. La notizia e' stata confermata con un messaggio su twitter dal primo ministro belga Elio Di Rupo.

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