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Correzione di rotta di Obama sulla Siria. Il presidente ha annunciato che contrariamente a quanto fatto trapelare in precdenza chiederà al Congresso il via libera per l'attacco contro la Siria. Congresso dove le voci contrarie ad un intervento armato stanno crescendo. Per Obama si tratta di un netto cambio di posizione visto che la legge Usa (la "Wars Power Act" del 1973) in realtà non lo obbliga a chiedere il via libera del Congresso. Il presidente è tenuto solo a notificare a Camera e Senato entro 48 ore l'inizio di un'operazione militare e deve chiedere un voto solo se l'intervento dovesse prolungarsi oltre 60 giorni.

Obama, con al fianco il vicepresidente Joe Biden, ha spiegato che ritiene di aver il potere di ordinare l'attacco senza il via libera di Camera e Senato ma ha deciso di sentire lo stesso il parere dei rappresentati eletti dal popolo americano e per questo vuole che si apra un dibattito al Congresso. Se non sara' richiamato prima della fine della pausa estiva cio' significa che l'attacco potrebbe slittare a dopo il 9 settembre, data prevista da tempo per la ripresa dell'attivita'.

L'attacco con armi chimiche a Damasco il 21 agosto e' stato il peggiore del XXI secolo, "per questo ho deciso che gli Usa effettueranno un intervento armato limitato in Siria senza truppe sul terreno". Cosi' Barack Obama nella sua dichiarazione sulla Siria alla Casa Bianca. "Mi sto preparando a dare l'ordine", ha aggiunto.

Damasco: pronti a rispondere. Letta: "Convocare rapidamente Ginevra 2"

"Comprendiamo l'iniziativa di Stati Uniti e Francia, alla quale però, senza le Nazioni Unite, non possiamo partecipare", ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta. "La settimana prossima a San Pietroburgo faremo di tutto perchè si trovi una soluzione politica al dramma siriano, che ha già prodotto un numero intollerabile di vittime e di profughi. La rapida convocazione di Ginevra 2 è oramai ineludibile", ha aggiunto Letta. "Sono momenti difficili per la comunità internazionale. L'opinione pubblica italiana è stata drammaticamente turbata dalle immagini delle vittime dell'uso di armi chimiche. Dobbiamo fare di tutto perchè non accada più. Il regime di Assad possiede arsenali di armi chimiche, il cui uso è un crimine contro l'umanità", ha concluso Letta.

Intanto l'attacco a Damasco sembra sempre più vicino. Dopo l'annuncio da parte del presidente degli Stati Uniti Barack Obama delle "prove" contro il regime di Bashar al Assad, gli Stati Uniti si preparano a un intervento militare mentre l'Onu cerca di dare una risposta definitiva sull'uso delle armi chimiche da parte del regime di Bashar al Assad. In mattinata gli ispettori delle Nazioni Unite, incaricati di indagare sull'uso di armi chimiche da parte del regime siriano hanno lasciato Damasco e sono arrivati in Libano. E l'esito della loro ispezione nei territori siriani resta imprescindibile per l'Europa, e soprattutto per quei paesi finora contrari a un intervento militare, ma che a questo punto non sembra poter cambiare la posizione presa dagli Usa. Ieri Obama aveva detto di non aver preso "una decisione finale", ma la posizione è diventata molto chiara dopo la pubblicazione di un documento-atto di accusa contro il regime di Bashar al Assad: "Il governo siriano ha ucciso almeno 1429 civili, tra cui 426 bambini, con armi chimiche". Il segretario di Stato John Kerry, presentando il rapporto dell'intelligence che inchioda il governo siriano alle sue responsabilità, ha detto: Assad è "criminale" e "assassino. Questo è l'indiscriminato, inconcepibile orrore delle armi chimiche. E' ciò che Assad ha fatto al suo stesso popolo". "Sciocchezze", accusa un Putin molto duro con l'amministrazione americana.

Un attacco può avvenire "in ogni momento" a partire da ora, hanno detto fonti della sicurezza siriane alla tv panaraba Al Arabiya, aggiungendo che le forze siriane sono "pronte a rispondere". Intanto a Damasco testimoni riferiscono che la vita è tranquilla, con i negozi aperti, gente nelle strade e traffico normale.

 Stamattina gli ispettori delle Nazioni Unite sono arrivati all'aeroporto di Beirut dopo aver attraversato il confine tra i due paesi a bordo di un convoglio della Nazioni Unite. L'equipe, composta da tredici esperti e guidata dall'accademico svedese Ake Sellstrom, era in Siria da lunedì e la sua partenza era prevista appunto per oggi. Per avere però il risultato dei test sui campioni prelevati sul campo dagli ispettori potrebbero essere necessarie fino a due settimane, ha detto ieri il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

Intanto il dispiegamento di navi militari militari americane non si arresta. Una sesta nave da guerra degli Stati Uniti è operativa da ieri sera nel Mediterraneo orientale, accanto ai cinque cacciatorpediniere armati con missili da crociera, hanno reso noto funzionari della Difesa americana.

Le fonti spiegano che la Uss San Antonio, un'unità da trasporto anfibio con diverse centinaia di marines Usa a bordo, si trovava nella zona per una ragione diversa e non ci sono piani per dispiegare i marines sul terreno come parte di un'ipotetica azione militare contro la Siria. Uno dei funzionari ha detto che il passaggio della San Antonio nel Mediterraneo era pianificato da tempo ma che vista la situazione attuale è stato ritenuto prudente mantenere la nave nel Mediterraneo orientale. "Viene tenuta lì per precauzione", ha spiegato. La San Antonio ha attraversato il canale di Suez giovedì provenendo dal Mar Rosso e ieri ha ricevuto il nuovo ordine di rimanere nel Mediterraneo, vicino ai cacciatorpediniere.
 

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