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Esteri

Due milioni di sfollati, i profughi nei Paesi vicini che hanno superato le 600.000 unita', oltre 60.000 morti, un numero imprecisato di feriti: sono i numeri della Siria a quasi 22 mesi dall'inizio della rivolta contro Bashar al-Assad, senza ancora alcuna via d'uscita all'orizzonte.

Oggi la diplomazia ci ha riprovato invano a Ginevra, dove si sono incontrati Lakhdar Brahimi, inviato speciale congiunto dell'Onu e della Lega Araba, e i numeri due dei ministeri degli Esteri di Stati Uniti e Russia: William Burns, vice segretario di Stato, e Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri.

Alla fine, concordia sulla necessita' di una soluzione politica, sull'inesistenza di una di tipo militare, ma in concreto nessuna svolta concreta: "Se mi state chiedendo se ci sia una soluzione dietro l'angolo, non sono sicuro che le cose stiano proprio cosi'", ha risposto Brahimi ai giornalisti.

Unico barlume, peraltro non nuovo: le opposizioni non escludono a priori che qualche esponente del regime possa anche sedere in un eventuale governo transitorio ma, ha chiarito il mediatore internazionale, cio' "sara' oggetto di futuri negoziati". Al momento, invece, non c'e' un bel niente.

La riunione, la terza del genere dopo quelle svoltesi in dicembre, nasceva del resto sotto cattivi auspici. Ieri il regime siriano aveva infatti reagito duramente alle critiche mosse da Brahimi al piano di pace illustrato domenica da Assad, che Mosca considera "degno di essere preso in considerazione", ma definito dal diplomatico algerino "settario", "unilaterale" e una "occasione sprecata", un "riciclaggio di idee fallite".

Per Damasco, l'ex ministro degli Esteri algerino e' "manifestamente prevenuto" : un'accusa che pone in dubbio la sua stessa possibilita' di portare ancora avanti la sua missione di pace. E sarebbe il secondo inviato speciale a essere costretto a rinunciare, dopo Kofi Annan.

Sul terreno frattanto proseguono gli scontri. Nella provincia nord-occidentale di Idlib dopo mesi di combattimenti i ribelli sono riusciti a espugnare la base per elicotteri di Taftanaz, la seconda del Paese per dimensioni, che pero' l'Aviazione lealista ha subito bombardato. Inoltre l'uccisione vicino al frontiera con la Turchia di un importante comandante islamista, Thaer al-Waqqas delle Brigate al-Farouq, potrebbe indicare una resa dei conti interna ai gruppi insurrezionali.

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