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Alla vigilia del G20 di San Pietroburgo dove cercherà in extremis una linea condivisa sulla Siria, Barack Obama ha lanciato il suo appello più forte alla comunita' internazionale che, ha avvertito, "non puo' restare in silenzio" di fronte alla "barbarie" di un attacco chimico. Il presidente Usa ha parlato da Stoccolma, dove ricevette il suo Nobel per la Pace, chiamando tutti a un'assunzione di responsabilita': "Non sono stato io a fissare una 'linea rossa', ma e' stato il mondo stesso", ha osservato. "Dobbiamo agire perche' se non lo facciamo, di fatto stiamo dicendo che 'chiunque puo' continuera' a operare impunemente", ha detto Obama. Il presidente americano ha assicurato che non intende ripetere gli errori commessi con l'intervento militare in Iraq "di basare le decisioni su errate notizie di intelligence".

Nessuna incoerenza, infine, con il suo Nobel per la Pace: "Ho fatto il possibile per una soluzione politica". E mentre Papa Francesco torna a fare sentire la sua voce ("Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!", ha chiesto al termine dell'Udienza Generale dando appuntamento alla preghiera e al digiuno in programma sabato prossimo), il vero nodo resta l'opposizione di Mosca all'intervento militare. Obama ha ammesso che permangono "significative divergenze" anche se spera ancora di far cabiare idea a Vladimir Putin. Il presidente russo non ha escluso in linea di principio un si' ai raid contro Bashar al-Assad, se venissero mostrate le prove che ordino' l'attacco chimico e vi fosse un avallo Onu. Poi, pero', ha aggiunto che se il Congresso Usa dette via libera ai raid senza l'Onu starebbe "legittimando un'aggressione": "In ogni Paese il Parlamento sanzionerebbe un atto simile perche' tutto quello che va oltre l'inquadramento dell'Onu e non sia autodifesa, e' un'aggressione". Il regime siriano, da parte sua, ha fatto sapere di aver preso "ogni misura" in vista di un possibile attacco e di aver allertato i Paesi alleati per rispondere ad un attacco armato. ma l'ex ministro della Difesa siriano Ali Habib sarebbe scappato in Turchia, come ha riferito Kamal al-Labwani, un alto funzionario della Coalizione nazionale siriana. Davanti al Parlamento francese, infine, il premier, Jean-Marc Ayrault, ha detto che se non ci fosse alcuna risposta all'attacco chimico siriano si rischierebbe di mandare un messaggio sbagliato all'Iran sul suo programma nucleare. "Non agire significherebbe mettere in pericolo pace e sicurezza per l'intera regione".

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