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Esteri
"Medio Oriente, Usa, Russia... Ecco cosa dovrebbero fare Italia ed Europa"

di Lorenzo Lamperti
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@LorenzoLamperti

Terrorismo, Medio Oriente, Siria, Usa, Russia. Alfredo Mantici, ex capo del dipartimento Analisi del Sisde, analizza in un'intervista ad Affaritaliani.it i temi caldi della politica estera occidentale.

Alfredo Mantici, che cosa significano questi arresti fatti in collaborazione con la polizia norvegese?

La prima riflessione che mi viene da fare è che evidentemente in Italia la prevenzione funziona. In questo caso il Ros dei Carabinieri sono riusciti a tenere sotto controllo una cellula molto diffusa con ramificazioni in diverse parti d'Europa. Siamo riusciti a bloccarli prima che facessero qualcosa. Ciò non toglie che l'Italia resta uno dei retroterra preferiti dei jihadisti. Ma le nostre forze di intelligence sono abituate a fronteggiare la minaccia terroristica visto che abbiamo fatto fronte nel corso degli anni a un terrorismo endogeno che altri Paesi non hanno avuto.

L'Italia non è un obiettivo prioritario per i terroristi?

Il terrorismo internazionale tende ad attaccare non tanto dove vuole ma dove può. E quindi bisogna tenere sempre alta la guardia per tenere la soglia del "non si può". Quando questa soglia si dovesse abbassare potremmo diventare oggetto di attenzione diretta.

Quindi i terroristi si muovono per "opportunità"?

Il terrorista è come un batterio, cerca il posto dove può entrare. Se si tengono alti i livelli di vigilanza lo si spinge a cercare altri posti dove operare con più tranquillità. Per ora siamo riusciti a mantenere un controllo alto e capillare grazie a una buona rete di informatori nelle aree sensibili, vale a dire le moschee e i centri di cultura islamica.

Ci sono altre ragioni per le quali l'Italia può diventare un bersaglio?

L'episodio dell'aereo russo in Egitto dimostra che i terroristi islamici agiscono per rappresaglia. Qualora l'Italia dovesse intervenire in maniera diretta attraverso le proprie forze armate contro qualche frangia islamica potrebbe diventare un bersaglio prioritario.

Come giudica l'operato del governo Renzi in materia di politica estera e in particolare di Medio Oriente?

Il governo Renzi sta tentando di mantenere un atteggiamento di prudenza nelle relazioni internazionali, evitando a mio avviso saggiamente di schierarsi in maniera troppo piatta al fianco di una politica estera americana che ha dimostrato di essere ondivaga e traballante nelle coordinate strategiche. Gl Stati Uniti hanno in questo momento una politica confusa sulla Siria e non solo.

Dall'altra parte invece c'è una Russia che sembra avere le idee molto chiare...

La Russia è una questione fondamentale che bisogna affrontare. Bisogna trovare il modo di parlare con la Russia così come con l'Iran. L'Italia in questo devo dire che è riuscita a mantenere dei rapporti con i cosiddetti "nemici" degli Usa che però possono anche divenire partner politici, militari ed economici, come accade nella guerra all'islamismo. Al governo Renzi, come ai governi precedenti, va anche riconosciuta la capacità di dialogare contemporaneamente con Israele e con i nemici di Israele senza mai tradire gli impegni presi.

In tutto questo che ruolo gioca la politica estera europea?

Stiamo parlando di un fantasma. A livello europeo c'è un'assenza, un'afasia totale che comporta un silenzio assordante su dossier scottanti come quello dell'Ucraina, della Russia, della Palestina e del Medio Oriente.

Siamo nel pieno di un'emergenza profughi. C'è il rischio che dietro alla crisi migratoria si nasconda anche una minaccia terroristica?

Costruire operazioni di intelligence sul fondamento che terroristi possano arrivare via mare coi barconi è un non senso. Da tempo dico che se l'Isis, o chi per esso, vuole mandare un terrorista in Europa ce lo manda non coi barconi ma con un volo business class, 50 mila dollari in tasca e degli indirizzi precisi a cui approdare.

*Alfredo Mantici è ora direttore editoriale della rivista Lookout News

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