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Francois Hollande canta vittoria in Mali quasi sorpreso dalla rapidita' con cui le truppe francesi (nel Paese dall'11 gennaio) e africane stanno riconquistando le citta' chiave del nord del Paese e scacciando gli islamisti. E il successo fa bene anche alla popolarità del Presidente che, secondo un sondaggio pubblicado da L'Express, sarebbe passato da 40 al 44 per cento di popolarità.

Lunedì e' stata la volta della leggendaria Timbuctu'. Dopo aver conquistato l'aeroporto, i militari ne hanno assunto il controllo totale. I ribelli jihadisti di Ansar Dine non hanno neppure tentato di fermare l'arrivo dei militari che hanno proceduto con cautela per timore che qualcuno di loro si fosse mescolato alla popoalazione civile.

Intanto e' allarme per il patrimonio culturale della citta': prima di partire, alcuni ribelli hanno appiccato un incendio al Centro di documentazione e ricerche Ahmed-Baba, che ospita 18.000 manoscritti antichi, alcuni risalenti addirittura al 1200. Il centro, fondato nel 1970, dal 2009 e' ospitato in una nuova sede di 4.800 metri quadrati.

E' l'ennesimo pesante colpo all'eredita' culturale di una citta', considerata dall'Unesco patrimonio dell'Umanita' e gia' sfregiata, a giugno, dalla distruzione di mausolei, santuari e tombe dei teologi sufi, una corrente dell'Islam considerata dai jihadisti troppo moderata.

Alle prime ore del giorno, le forze franco-maliane hanno recuperato il controllo dell'aeroporto e poi, senza incontrare resistenza, bloccato gli accessi all'abitato. All'operazione, che va avanti dalla notte, partecipano forze terrestri ed aviotrasportate, con paracadutisti lanciati a controllare le principali via di accesso.

Intanto in Italia scoppia la polemica sul mancato supporto logistico. Il premier, Mario Monti, ha riferito che i segretari dei tre partiti della maggioranza, da lui consultati, "hanno detto di no o hanno avuto un atteggiamento di grande cautela" e "quindi non e' venuto un appoggio che consenta di confidare in una delibera del Parlamento". Sul tema, e' intervenuto anche il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che ha ribadito come il governo consideri il sostegno logistica all'offensiva anti-jihadista "una priorita'", ma ha sottolineato che "in una fase parlamentare come quella attuale e un governo dimissionario, mancano le condizioni politiche". Immediata la reazione dei partiti. Il responsabile esteri del Pd, Lapo Pistelli, ha invitato il premier a "chiarire le sue parole", ricordando che il Pd aveva dato "fin dall'inizio la sua disponibiilta'".

Intanto in Nigeria si teme che possa ripetersi un nuovo assalto come quello ad In Amenas in Algeria in cui per vendicarsi dell'impegno militare francese in Mali, vennero uccisi decine di stranieri. Le autorita' diplomatiche di Parigi hanno infatti messo in guardia i propri connazionali dal viaggiare nel nord del Paese dopo che "gruppi terroristici nigeriani hanno formulato minacce dirette contro la Francia e i suoi cittadini". L'avviso delle autorita' francesi segue quello indirizzato nei giorni scorsi ai propri connazionali da altre ambasciate occidentali in Nigeria: Italia, Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Germania. Nel nord della Nigeria e' attivo principalmente Boko Haram, gruppo terroristico di matrice islamica collegato con le fazioni gemelle presenti in Mali. In Nigeria attualmente e' tenuto in ostaggio un cittadino francese: il suo sequestro, avvenuto a dicembre, e' stato rivendicato da "Ansaru", un gruppo islamista emergente che ha minacciato di voler rapire altri cittadini occidentali residenti nel centro e nel nord della Nigeria.

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