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Esteri

E' stata dimessa dall'ospedale di Birmingham in cui era ricoverata Malala Yousufzai, la quindicenne attivista pakistana ferita gravemente il 9 ottobre in un agguato dei talebani. Lo ha reso noto la Bbc. Malala, che era stata trasferita in Gran Bretagna a bordo di un'aero-ambulanza messa a disposizione dagli Emirati Arabi Uniti, potra' seguire un programma di cure vivendo con la famiglia che l'ha seguito e che risiede in una casa in affitto in un'imprecisata localita' della contea centrale inglese delle West Midlands. Giovedi' Malala ha lasciato il Queen Elizabeth Hospital di Birmingham in cui dovra' tornare alla fine del mese, al massimo all'inizio di febbraio, per sottoporsi a un delicato intervento di chirurgia ricostruttiva al cranio. I talebani che le spararono all'uscita da scuola nella turbolenta vallata dello Swat colpirono Malala al sopracciglio sinistro e solo per un miracolo non la uccisero. Invece di perforarle l'osso frontale, che agi' in qualche modo da 'scudo', il proiettile prosegui' infatti la sua corsa sotto pelle, strisciando lateralmente lungo il teschio e andando infine a conficcarsi nel collo. Seguita da specialisti in neurochirurgia, traumatologia e altre discipline complementari, che hanno trattato centinaia di militari per lesioni di particolare gravita' subite in azione quando erano al fronte in Iraq e poi in Afghanistan, "Malala e' una ragazza forte", ha commentato Dave Rosser, direttore sanitario del nosocomio, "e ha lavorato sodo insieme al personale che la assisteva per compiere gli eccezionali progressi registrati durante la sua convalescenza". Dopo averne discusso con l'interessata e con i suoi medici, ha aggiunto Rosser, "abbiamo deciso che starsene a casa le avrebbe fatto bene, e che avrebbe comunque potuto proseguire la ripresa anche all'esterno". Del resto, gia' da qualche tempo la quindicenne ha goduto di uscite temporanee. Da sempre in prima linea a favore dell'istruzione femminile, al pari del padre Ziahuddin, Malala e' diventata il simbolo della lotta all'oscurantismo integralistico e piu' di 250.000 persone avevano firmato petizioni on-line perche' le fosse conferito il premio Nobel per la Pace.

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