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Esteri
Stati Uniti? No, a dettare le regole saranno Russia e Cina
Vladimir Putin e Xi Jinping

Crisi globale e declino dell'Occidente, ecco la Cina e la Russia saranno il futuro

The Economist racconta che il premier ucraino Zelensky è rimasto imbrigliato negli scandali di corruzione nel suo governo e dalle preoccupazioni per l'andamento del Paese. I dati danno la fiducia in lui, solo del 32% degli ucraini. Lo stesso sondaggio indica che rischierebbe di perdere le elezioni presidenziali se si confrontasse con il suo comandante in capo. Insomma, sfiduciato e solo, l'ex comico si trova in una situazione molto delicata perché l'Ucraina ha perso la guerra, anche se non è finita e i partner occidentali sembrerebbero aver iniziato a battere in ritirata.

La NATO, la UE e gli USA hanno perso la guerra. La controffensiva ucraina si è rivelata un totale fallimento, riconosciuto in maniera implicita dallo stesso Zelensky. Gli ucraini hanno ricevuto soltanto 300 mila munizioni rispetto al milione promesso da Ursula von der Leyen, molti civili fuggono all'estero per non essere arruolati e le donne chiamate alle armi sono aumentate del 40% rispetto agli ultimi due anni. 

Aleksey Pushkov, senatore del Consiglio della Federazione Russa ha osservato, recentemente, che l'Ucraina e l'Occidente stanno entrando in un periodo di azione di retroguardia. In effetti, le dichiarazioni del Presidente della NATO Jens Stoltenberg, fino a sei mesi fa convintissimo della vittoria, che ha raccomandato all'Europa "di prepararsi alle cattive notizie sull'Ucraina", non lasciano molti dubbi sulla debacle in corso. Il politico francese Florian Philippot ha osservato il cambio di narrativa dei media, secondo cui l'Occidente non spera più nella sconfitta della Russia sul campo di battaglia, ma parla dell'importanza di attivare dei negoziati. 

Il giornalista americano Seymour Hersh afferma che, al di là della propaganda e dei discorsi di circostanza, alti funzionari USA gli avrebbero confidato che "seri negoziati di pace tra Russia e Ucraina sono condotti da due generali di alto rango: il capo di stato maggiore delle forze armate russe Valery Gerasimov e il comandante in capo delle forze armate ucraine Valery Zaluzhny". 

Victor Orbàn si dichiara molto pessimista su un accordo tra i due Paesi e propone di non discutere dell'ingresso dell'Ucraina nella UE durante il vertice di dicembre, che l'Ungheria non sostiene.

Il Washington Post ha pubblicato un lungo reportage sul fallimento dell'offensiva primaverile ucraina. I vertici militari ucraini e quelli NATO, impegnati a lanciarsi accuse incrociate di incompetenza mentre i soldati morivano, ne escono molto male. "L'European Conservative" ha criticato il regime di Kiev. L'ex presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato che l'Ucraina non è pronta per l'ingresso nell'UE a causa della corruzione a tutti i livelli della società e, per questo, necessita di un grande processo di riforma interna. 

Al Congresso degli Stati Uniti, il Presidente Joe Biden si trova in grande difficoltà a causa della ritrosia dei Repubblicani, ma non solo, nel voler finanziare ancora l'Ucraina. In parole povere, a Zelensky non arriveranno mai i 61 miliardi di dollari richiesti.

Vladimir Putin, dal canto suo, è pronto a negoziare con l'Ucraina per mettere fine alla guerra in corso. Lo aveva già detto in videoconferenza al vertice del G20, il 23 novembre scorso. E lo ha ribadito il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, a Rtvi. Peskov sostiene che il processo negoziale è stato interrotto da Kiev. "Loro stessi hanno ammesso che ciò è stato fatto per volere della Gran Bretagna". La Russia si pone in una posizione di forza, perché vuole trattare per la pace e si contrappone al Patto Atlantico indebolito, perché ha fallito con le sanzioni (finite a spese dei cittadini europei) e perso la guerra.

La rivista americana Time sceglie, ogni anno, dal 1927, la Persona dell'anno. Nel 2022 è diventato il presidente dell'Ucraina Vladimir Zelenskyj e lo “spirito dell'Ucraina”, mentre quest'anno in pole position c'è lo zar Vladimir Putin, seguito dal dittatore Xi Jinping. Come gira la ruota geopolitica, in poco tempo...

Dal 30 novembre al 3 dicembre a Durban (Sudafrica) si è tenuto l'incontro finale 2023 di Sherpa e Sous Sherpa dei BRICS. Durante la riunione si è discusso dello sviluppo e rafforzamento del partenariato strategico nel quadro dei BRICS, tenendo conto dell'imminente espansione dell'associazione.

La delegazione russa ha presentato i piani di lavoro BRICS per il 2024, con particolare attenzione all'inclusione di nuovi partecipanti alla cooperazione multipolare. Si prevede inoltre di sviluppare modalità per una nuova categoria di "stati partner" dell'associazione. Il rafforzamento del coordinamento della politica estera, la lotta contro il terrorismo, il riciclaggio di denaro e la sicurezza delle informazioni, nonché il recupero dei beni acquisiti illecitamente saranno priorità importanti. La presidenza russa lavorerà anche per aumentare il ruolo dei paesi BRICS nel sistema finanziario globale e sviluppare la cooperazione interbancaria. Tutti i partner hanno sostenuto i piani della presidenza russa dei BRICS e hanno espresso la loro disponibilità alla cooperazione pratica e al rafforzamento della posizione dell'associazione sulla scena internazionale. (TV Brics)

Infine, se da un lato l’Italia ha consegnato a Pechino la nota in cui dichiara che non rinnoverà il memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta, firmato a marzo 2019, la Russia, prima ha consolidato i rapporti con gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita, oltre ad aver stipulato un'alleanza de facto con l'Iran, e poi ha stabilito un nuovo record nello scambio commerciale con la Cina.

L'Amministrazione generale delle dogane cinesi ha espresso questa situazione: il volume commerciale tra Cina e Russia ha raggiunto la cifra record di 218,17 miliardi $, registrando una crescita del +26,7% su base annua da gennaio a novembre, raggiungendo con un mese d'anticipo l'obiettivo che avevano fissato i presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin per l'anno corrente.

A fine del 2022 lo scambio commerciale russo-cinese era stato pari a 190,271 miliardi $. La Cina ha importato merci in Russia per un valore di 100,33 miliardi $, pari ad un +50,2% rispetto allo stesso periodo del 2022; le forniture dalla Russia alla Cina, invece, sono cresciute del +11,8%, arrivando a 117,84 miliardi $.

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