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Esteri
Tony Blair e la guerra in Iraq. Le radici dell’anti-europeismo inglese

Di Giuseppe Vatinno

La guerra in Iraq di George Bush, appoggiata da Tony Blair, sta assumendo un significato storico – politico ulteriore che ad una prima analisi non sembrava avere e questo alla luce dei recenti sviluppi dei rapporti tra Regno Unito ed Unione europea culminati nella Brexit.

Il “Rapporto Chilcot”, dopo sette anni di lavoro, ha fatto luce sull’intervento inglese del 2003 nella guerra in Iraq: immorale ed illegale.

Tony Blair, l’ideatore osannato della famosa “Terza Via” (che non è un trattato di Confucio ma molto più semplicemente un cerchiobottismo italico in salsa anglosassone), si mosse per compiacere unicamente il potente alleato americano che voleva reagire così all’attentato alle Torre Gemelli contro un ex alleato, Saddam Hussein, che aveva sì colpe, ma non direttamente quella degli eventi attribuitigli oltreoceano.

Insomma si trattò di un atto nefando, a questo giunge la conclusione dell’inchiesta, ma a ben vedere questo atto è un pezzo (considerevole) del disegno di un certo puzzle che è stato completato solo qualche settimana fa: l’eterna volontà di isolamento della Gran Bretagna e il suo rapporto “previlegiato” con gli Usa il tutto ai danni dell’Europa in generale  e dell’ Unione europea in particolare.

I furbi inglesi, infatti, hanno sempre tenuto saldamente i piedi in due staffe: da un lato europei (ma senza entrare nell’euro e misticizzando la sterlina) e dall’altro l’America (a cui “servivono” per “controllare” l’ Europa).

Un rapporto ambiguo a cui l’Ue ha concesso molto di più di quanto ha ottenuto ed infine è stata ripagata con la moneta di Giuda anche a riprova che tutti si fanno sempre gli affari loro quando gli conviene altro che grandi ideali.

In questa ottica la differenza tra noi italiani e gli anglosassoni è la nostra chiara  vocazione tafazziana  al masochismo mentre gli inglesi predicano bene ma razzolano malissimo salvo poi ricevere, per paradosso, anche le nostre (provincialissime) lodi con titoli sui giornaloni.

Chi non ricorda i nostrani e rampanti politici di sinistra che facevano a gara ad omaggiare Tony Blair come nuovo profeta di un nuovo modo di fare politica di destra fingendosi di sinistra? Il leader maximo D’Alema fu uno dei suoi grandi estimatori insieme al “Blair de’ noantri” Francesco Rutelli che scimmiottava in tutto e per tutto il furbo Tony. Pannella fece –inascoltato- fuoco e fiamme su quella strana e dannosa guerra mentre i nostri facevano a gara nell’adulare il divin maestro d’oltremanica ora miseramente caduto nella polvere proprio a casa sua; resta da capire perché la guerra a Saddam (con relativa uccisione) sì e all’ Isis no; ma questa è un’altra storia.

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tony blair guerra iraq
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