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Esteri
Tregua armata Trump-Repubblicani

L'endorsement non c'e' stato. Ma l'impegno a lavorare insieme per "unire il partito" e' adesso nero su bianco, firmato Trump-Ryan. E' la tregua nella guerra lanciata dall'establishment del partito repubblicano contro Donald Trump. Il tycoon di New York ha passato la mattinata di giovedì nella 'fossa dei leoni', ovvero quella Washington tanto vituperata dalla folla dell'antipolitica che riempie i suoi comizi e dove e' rimasto per 45 minuti chiuso in una stanza con lo speaker della Camera Paul Ryan, non tanto per appianare le divergenze - che restano - quanto per cercare quei valori e principi comuni in nome dei quali il partito repubblicano deve ritrovare unita'.

Prima di tutto deve accettare che a rappresentarlo nella sfida finale per la Casa Bianca sara' Donald Trump, che il voto ha voluto inevitabile candidato presidente per il Grand Old Party (Gop). Cosi', per cause di forza maggiore, adesso i toni si placano, e da entrambe le parti. Dopo l'atteso colloquio a Capitol Hill (le tv all news hanno seguito in diretta ogni spostamento del candidato nella capitale) Donald Trump e Paul Ryan fanno circolare una dichiarazione congiunta: "C'e' una grande opportunita' di unire il nostro partito e vincere in autunno. Ci impegniamo a lavorare insieme per raggiungere l'obiettivo", si legge. E' stato poi Ryan a rispondere ai giornalisti, dicendosi "molto incoraggiato" dal confronto con il miliardario che aspira alla presidenza, ma sottolineando che si e' trattato del primo passo di un "processo" necessario per unificare il partito e che non puo' risolversi con una "conversazione di 45 minuti" ma che ne ha "piantato il seme". Ryan non ha rivelato specifici dettagli, ma che sia in corso la svolta e' chiaro, e lo ha rivelato lui stesso quando ha riconosciuto i meriti della campagna di Trump che, ha detto, "porta nuovi elettori al partito".

Nemmeno una parola invece da Trump, impegnato in riunioni con senatori e consulenti. Come a dire che il dado e' tratto. Se la tregua reggera' non e' prevedibile. quello che si sa tuttavia e' che l'intenzione e l'urgenza e' di spostare l'attenzione verso la sfida finale e l'avversario da battere, Hillary Clinton. L'ultima battaglia tra i due, soltanto in ordine di tempo, e' sulle dichiarazioni dei redditi: il miliardario di New York si rifiuta, per il momento, di renderle pubbliche, "agli americani non interessa" insiste, "non c'e' nulla da scoprire". Ma la ex first lady incalza ricordando che lei e suo marito Bill le hanno rese note per tre decenni e "bisogna chiedersi perche' (Trump) non voglia farlo". E' tutto concentrato su Donald Trump quindi anche il fronte democratico adesso che anche Bernie Sanders gli da' battaglia e, determinato a non lasciare il campo libero alla frontrunner e ad andare avanti nella corsa, dice di essere il piu' forte candidato che puo' sconfiggere Donald Trump.

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