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Esteri
Ue: Brexit, al via la seconda fase

Via libera alla fase 2 del negoziato per la Brexit sulle future relazioni tra Ue e Regno Unito e impegno a condurre in prima persona il negoziato sul rafforzamento dell'unione monetaria europea, date le forti divisioni sulla strada da prendere. Sono queste le due decisioni fondamentali prese dai capi di stato e di governo europei, la prima nel formato a 27, la seconda nel formato a 19 (ma all'Eurosummit hanno partecipato anche i leader degli Stati che adotteranno in futuro l'euro). Non ci sono novita' rispetto alle attese: tra i Ventotto c'e' la consapevolezza che la strada per l'intesa con Londra e' in salita. Si parte con le discussioni sul periodo di transizione di due anni da fine marzo 2019, chiesto dai britannici per prepararsi al divorzio. Le trattative potrebbero avviarsi a gennaio. Quelle sulle relazioni commerciali, sull'accesso al mercato unico potrebbero cominciare a marzo.

Il presidente della Ue Tusk ritiene che raggiungere e adottare l'accordo di divorzio entro il 29 marzo 2019 (con tutti i passaggi parlamentari relativi) "e' sempre realistico ma drammiticamente difficile ed e' certo che la seconda fase del negoziato sara' piu' esigente, piu' difficile". Ci saranno certamente dei "contatti esplorativi" con Londra sulle prospettive dei futuri legami commerciali, economici, nel settore della difesa e della sicurezza e quant'altro, pero' per l'avvio del negoziato vero e proprio occorre rispettare una certa sequenza. Prima il periodo di transizione (a gennaio appunto) poi a marzo la trattativa sulle relazioni future. Per entrambi occorre il mandato negoziale per il francese Michel Barnier: il primo sara' pronto entro fine anno, il secondo ci sara' a marzo. Il problema e' che Londra non ha ancora definito cio' che vuole. I "contatti esplorativi" con Londra serviranno a dare la possibilita' a May "di chiarire di piu' qual e' la sua visione", ha indicato Tusk. Gli orientamenti dei 27 con cui viene dato il via alla fase 2 del negoziato sono oltremodo precisi su cio' che comporta la fase di transizione di un periodo di circa due anni, durante i quali "il Regno Unito, in quanto paese terzo, cessera' di partecipare alle istituzioni della Ue e di nominarne o eleggerne i membri, come pure di partecipare ai processi decisionali degli organi e organismi Ue". Nel documento dei 27 si afferma che "al fine di garantire parita' di condizioni sulla base delle medesime norme applicate in tutto il mercato unico, le modifiche dell'acquis adottate dalle istituzioni e dagli organi e organismi della Ue dovranno applicarsi sia nel Regno Unito che nella Ue". Si applicheranno inoltre "tutti gli esistenti strumenti e strutture dell'Unione in materia di regolamentazione, bilancio, vigilanza, attivita' giudiziaria ed esecuzione, compresa la competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea". Dal momento che durante la transizione continuera' a partecipare all'unione doganale e al mercato unico (con tutte e quattro le liberta'), "il Regno Unito dovra' continuare a rispettare la politica commerciale Ue, ad applicare la tariffa doganale Ue e a riscuotere i dazi doganali Ue nonche´ a garantire che alla frontiera siano eseguiti tutti i controlli Ue con riguardo agli altri paesi terzi". E' il boccone amaro che Londra dovra' digerire volente o nolente perche' costituisce una linea dalla quale la Ue non intende recedere. Dato che il ministro per Brexit David Davis aveva indicato che l'accordo preliminare su diritti dei cittadini Ue, frontiera anglo-irlandese e obblighi finanziaria ha carattere "non vincolante", i 27 hanno espressamente indicano che "i negoziati della seconda fase possono progredire solo nella misura in cui tutti gli impegni assunti durante la prima fase siano pienamente rispettati e tradotti fedelmente in termini giuridici nel piu' breve tempo possibile". A scanso di equivoci.

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