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Esteri
Usa, "Trump verso la revoca dell'accordo sul nucleare con lʼIran"


Quando il 12 ottobre il presidente Usa Donald Trump annuncera' al Congresso la sua decisione sull'intesa sul programma nucleare iraniano del luglio 2015, sosterra' che non e' negli interessi degli Stati Uniti e quindi formalmente "decertifichera'" l'accordo (firmato pero' non solo dall'America ma anche da Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Germania) e passera' la palla a Camera e Senato che dovranno formalmente decidere come ritirare l'America dagli impegni previsti. Lo rivela il Washington Post citando fonti della Casa Bianca che hanno citato fonti che hanno partecipato oggi ad un incontro urgente alla Casa Bianca per definire la strategia sull'Iran.

Trump da fine settembre, all'Assemblea Generale Onu, aveva annunciato di aver preso una decisione su quello che aveva definito in campagna "il peggior accordo della storia", firmato e voluto con forza dal suo predecessore Barack Obama, rinviando all'appuntamento con il Congresso il chirimento sulla sua posizione.

Nel suo intervento, in cui ribadira' l'accusa all'Iran di essere Stato sponsor dei terroristi e promotore di instabilita' nella regione, Trumo aprira' la porta ad una modifica dell'intesa ma - per ora - si asterra' dal raccomandare al Congresso di riadottare le sanzioni che Obama aveva revocato grazie all'intesa, che impegnava l'Iran a rinunciare per 10 anni ad ogni attivita' di arricchimento dell'uranio. Impegno rispettato secondo i certificatori e controllori dell'intesa, i tecnici dell'Agenzia Nucleare per l'Energia Atomica.

Secondo il Post "i piu' importanti consiglieri per la sicurezza nazionale hanno concordato nelle scorse settimane che Trump deve 'decertificare' l'accordo entro il termine ultimo del 15 ottobre. Questo dara' il via ad un periodo di 60 giorni in cui il Congresso dovra' definire i prossimi passi che gli usa dovranno compiere. Di per se'" la sola 'decertificazione' dell'intesa "non fara' saltare in aria l'accordo con l'Iran e le altre potenze (firmatarie) ma iniziera' a far ripartire l'orologio verso la riadozione di quelle sanzioni Usa revocate come parte dell'accordo", scrive il Washington Post.

L'annuncio di Trump e' cio' che vogliono i suoi referenti in Medio Oriente e nel Golfo Persico, Israele e Arabia Saudita - in teoria agli antipodi politici, divisi dalla religione, ebraica l'una, e il wahabismo (l'interpretazione piu rigida dell'Islam sunnita) - ma uniti nell'odio contro l'Iran, culla dello sciismo. Temendo questa mossa tutti i grandi Paesi firmatari dell'intesa, non alleati degli Usa, Iran, Cina e Russia, hanno gia' chiarito che non intendono rinegoziare alcuna intesa: prendere o lasciare. Se gli Usa si smarcheranno dall'accordo metteranno poi in grande difficolta' i loro alleati occidentali. Non solo i firmatari Francia e Gran Bretagna e Germania ma anche tutti i Paesi dell'Ue, inclusa l'Italia. Paesi che potrebbero vedere le imprese che sono tornate in Iran per fare affari, finire sulla lista nere delle aziende sotto sanzione USa. L'accordo in se' formalmente potra' continuare a sopravvivere anche senza gli Usa, ma le ripercussioni del ritiro di Washington sono di vastissima portata.

E' la legge Usa che impone al presidente di certificare ogni 90 gionri al Congresso se a suo giudizio l'Iran stia rispettando o meno l'accordo.

In passato, viste le conferme dell'Aiea, Trump e' stato costretto a malincuore a sostenere che Teheran materialmente rispettava l'intesa anche se ne violava "lo spirito". Riferendosi, anche, ai test missilistici iraniani, non inclusi nell'intesa di Ginevra del luglio 2015, ma che Trump vuole che non proseguano. Desiderio cui i Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione) hanno riposto anche recentemente con il lancio di nuovi missili balistici a raggio intermedio.

 

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