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Fatti & Conti

In collaborazione con www.professionisti.it

Come espresso in altri articoli che trattano il tema della crisi applicata ormai a ogni categoria lavorativa, questa volta è il caso degli artigiani italiani, il cui Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti ha dovuto esprimere all’attuale governo un vero e proprio monito affinché si realizzino le strategie adeguate per salvare un comparto così importante nel nostro paese. La tragica situazione economica miete vittime ormai a macchia di leopardo e non esclude nessuno. Le imprese artigiane sono al collasso e portano i segni di un vero e proprio genocidio del mercato del lavoro. Giorgio Merletti, Presidente di Confartigianato, ha comunque sottolineato come, pur con uno stato di crisi morboso, il settore ha ben reagito mostrando di voler con tutte le forze risollevarsi dallo stato comatoso in cui ha rischiato di ritrovarsi senza possibilità di appello. Come? È presto detto. La capacità di sapere guardare al presente e al futuro con la programmazione di nuovi investimenti economici - seppur sostenuti con grandi difficoltà - unita all’eliminazione delle dispersioni di capitale sono solo alcune delle modalità attraverso le quali il settore degli artigiani ha inteso combattere la crisi. A questo, si aggiungono l’alto livello di capacità imprenditoriale tesa a saggiare nuovi canali commerciali, sì da non restare chiusi nel proprio ambito ed anche, l’ottimizzazione della gestione d’impresa.

Nonostante ciò, e per le ovvie ragioni che tutti conosciamo ormai, questa capacità di risollevare la testa oltre la crisi sembra poter non bastare. Da qui, il monito al Governo ad entrare in gioco per sostenere il settore. C’è da dire comunque che, al di là dell’”effetto crisi” che tutto avviluppa, anche nel settore dell’artigianato uno dei criteri che ha portato al dissesto è da ricercare nell’onerosa pressione fiscale ormai giunta a livelli insostenibili e che tutto abbatte e rende insopportabile da sostenere in ambito imprenditoriale. Non di meno, l’entrata in vigore della ormai odiata e dibattuta IMU che oltre a togliere il sonno a molte famiglie, attacca inesorabilmente ogni tipologia di impresa, sommandosi peraltro all’incredibile foresta di gabelle di vario genere che si impone di pagare.
Nel caso specifico delle imprese artigiane parlando di IMU, ciò che viene contestato a gran voce dal Presidente di Confartigianato, è la decisione governativa di assimilare i fabbricati produttivi alla seconda abitazione, impedendo quindi alle imprese del settore di poter avere quella agevolazione fiscale che per tutti è assolutamente da applicare. In effetti, qual è il criterio per cui un laboratorio artigiano debba essere considerato “seconda abitazione”? Da questa semplice domanda, è scaturita la richiesta corale dei tanti artigiani italiani, attraverso il loro Presidente, di essere esentati dall’imposta.

Ma c’è di più, ed è sempre il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti a sollevare un'altra problematica molto sentita: dopo la messa in vigore della Riforma del lavoro siglata Fornero, si è potuto assistere alla messa in atto di azioni davvero contrastanti fra loro. Un esempio tangibile, è dato dal fatto, ad esempio, che se da un lato lo scorso anno il Ministero del Lavoro ha promozionato largamente la formula del contratto di apprendistato col fine di contrastare la disoccupazione giovanile e per sostenerne la formazione lavorativa, dall’altro lo stesso Ministero attraverso le regole della Riforma, lo rendeva di fatto impraticabile considerando che a nessuno è venuto in mente di alleggerire gli oneri aggiuntivi praticando agevolazioni fiscali alle imprese che avessero assunto con tale soluzione contrattuale: una vera e propria contraddizione in termini. Questo ulteriore “granello nell’ingranaggio” ha fatto si che si compiesse un nuovo misfatto all’interno del mercato del lavoro ormai giunto alla canna del gas, che si alimentasse la crisi economica ed anche che si compiesse l’enorme errore di far pagare una volta di più i giovani italiani che vorrebbero inserirsi nel mercato del lavoro. Una Riforma che, dalle parole del Presidente di Confcommercio, sta solo facendo danni e mietendo vittime da qualsiasi lato la si guardi e che anzi, sta provocando una seria contrazione del mercato del lavoro affliggendolo invece di svilupparlo. Ecco quindi  che anche per il settore artigianale nazionale bisogna assolutamente prendere in mano la situazione a livello istituzionale e ribaltare una situazione che appare ormai a tutti del tutto aberrante. La Riforma Fornero va riformata. Senza se e senza ma. Sembra un gioco di parole, ma non lo è.

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