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Fatti & Conti

Di Marco Scotti

Liliana Fratini Passi
 

La Linea C delle Metropolitane romane; la variante di Cannitello; il Grande Progetto Pompei. E, tra poco, anche la Linea 4 della metropolitana milanese. Sono le tre (più una) grandi opere su cui il consorzio CBI (Customer to Business Interaction) ha deciso di avviare una sperimentazione di monitoraggio finanziario per impedire infiltrazioni della malavita organizzata. Un progetto ancora in fase di sperimentazione ma che sta ottenendo buoni risultati. Tanto che l’auspicio è che l’esperienza possa essere estesa ad altre realtà. Per capire meglio di che cosa stiamo parlando, abbiamo intervistato la dottoressa Liliana Fratini Passi, direttore generale del consorzio CBI.

Dottoressa, ci illustra i capisaldi del progetto “Monitoraggio finanziario”?
È necessario fare un antefatto per inquadrare la progettualità del monitoraggio finanziario. Questo progetto nasce con la finalità di impedire l’infiltrazione dei capitali di origine illecita nelle procedure di affidamento e realizzazione delle grandi opere. Questo progetto, grazie a un protocollo sottoscritto con l’Abi, vide il coinvolgimento del consorzio Cbi come soggetto tramite cui individuare l’infrastruttura attraverso cui portare avanti il monitoraggio. Nel 2009 si è trovato il modo con cui monitorare la Linea C di Roma. È partita la sperimentazione con una grande opera pubblica. Successivamente, stante l’importanza di questa progettualità, con il supporto del Ministero degli Interni, ha risposto a un bando europeo che rientrava nel programma di prevenzione di lotta contro la criminalità. Necessario avviare un confronto europeo mediante il quale trovare paesi con cui cooperare per la realizzazione del progetto.

So che la sperimentazione non si è fermata alla Linea C…
Infatti: fu poi esteso il monitoraggio alla Variante di Cannitello e al Grande Progetto Pompei, con un bando da oltre 100 milioni di euro. In ultimo, un’altra importante azione è l’avviamento della procedura per monitorare i lavori della Metropolitana 4 di Milano. Il progetto ora si sta estendendo: dalla Croazia abbiamo già raccolto un forte interesse ad avviare la seconda fase, cioè avviare una task force per implementare il servizio di monitoraggio.

Quali sono gli strumenti che impiegate?
Utilizzo del bonifico europeo (reso obbligatorio dal 1° gennaio 2014), che noi avevamo già avviato nel 2009 con la consapevolezza che la volontà dell’Europa aveva già tracciato questo obbligo. Inoltre, l’apertura di conti correnti dedicati da parte delle aziende e il codice unico di progetto (CUP): tutti sistemi che abilitano la tracciabilità del dispositivo. Consente insomma la disponibilità immediata dell’informazione finanziaria e dà una rappresentazione completa della filiera di pagamento. Laddove il sistema di monitoraggio produce delle anomalie, si creano degli allarmi che la pubblica amministrazione gestirà secondo le modalità loro condivise.

Il neonato governo Renzi non ha parlato molto di lotta all’evasione: una dimenticanza dettata da altre urgenze o, anche questa volta, dovremo dire addio a una seria lotta all’evasione fiscale?
Il problema è chiaro a tutti. Qui parliamo di progettualità su base facoltativa, ma i grandi cambiamenti passeranno per l’obbligatorietà normativa. Oggi c’è bisogno di questo: mi sembra che alcune azioni del governo Renzi, soprattutto relativamente alla possibilità di detrarre alcune spese, vadano nella direzione giusta. Vedremo nei prossimi mesi. Se però effettivamente si dà un vantaggio al monitoraggio, perché non prevedere che le grandi aziende pubbliche siano obbligatoriamente poste in monitoraggio lungo tutta la filiera? Tra l’altro, con un risparmio di tempo e denaro estremo per tutti i soggetti. Ma è la politica che dovrebbe tutelare determinati interessi.

In un paese afflitto da un’evasione record rispetto ad altri paesi Ue, sarebbe favorevole all’accantonamento del contante se non per le piccole spese di prima necessità?
Mettere l’obbligo sulla tracciabilità di un pagamento è di grande aiuto. Ma chi paga in nero continuerà a pagare in nero: anche oggi ci sono fatture false e pagamenti in contanti anche se sarebbero illeciti. Da solo, l’obbligo di pagamenti con la moneta elettronica non risolve il problema. Bisogna creare dei meccanismi antagonisti all’interesse di una delle due parti in causa. Altrimenti, ci sarà sempre chi deciderà di “mettersi d’accordo”.

Quali obiettivi vi ponete per il futuro?
Entro i prossimi cinque anni l’obiettivo è fare in modo che almeno un altro paese replichi questo modello. E questo è il primo grande obiettivo. Il secondo è supportare il progetto che si inserisce nel più ampio interesse del Ministero degli Interni: supportare le pubbliche amministrazioni. L’auspicio è quello di lavorare a supporto della Pubblica Amministrazione, per la sensibilizzazione della positiva esperienza, cercando anche di ampliare le progettualità. Ma, ovviamente, dev’essere il Ministero a fare le valutazioni del caso e a decidere se la sperimentazione vada estesa.

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