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TARI: si paga in base al peso dei rifiuti prodotti?

In collaborazione con www.professionisti.it

Piccoli controsensi (fra i tanti…) del mondo fiscale italiano. Il presupposto è che la tassa sui rifiuti, presenza “lieta” nella nostra posta estiva, viene calcolata in base ai metri quadri dell'abitazione (o genericamente dell'edificio cui si riferisce) ed è proporzionale al numero di occupanti dello stabile.  Ma allora: una famiglia che effettua la raccolta differenziata con attenzione, a parità di metratura e numero di abitanti, paga lo stesso di chi produce una quantità smodata e indifferenziata di rifiuti? Apparentemente sì. Vediamo in dettaglio.

TARI: importo a peso
In effetti, il principio sembra altamente iniquo, soprattutto in riferimento ai cittadini virtuosi che si impegnano in una rigorosa raccolta differenziata dei rifiuti; il calcolo TARI, così com’è, non li incentiva per niente. Ad accorgersene e ad agire è stata la regione Emilia Romagna, avviando una sperimentazione che, se efficace, potrebbe essere estesa ad altre regioni italiane.  Il progetto dovrebbe completarsi nei prossimi cinque anni: l’obiettivo è raggiungere il 73% di rifiuti raccolti in forma differenziata e il 70% di riciclaggio effettivo degli stessi. 

Come funziona la sperimentazione?
Ogni cittadino sarà rifornito di sacchetti speciali, dotati di un codice a barre identificativo, per i rifiuti indifferenziati. L'uso di sacchetti diversi non sarà consentito. Come evidente, il codice sarà la garanzia del funzionamento corretto del progetto: in base al numero di sacchetti raccolti, il comune provvederà a calcolare la TARI dovuta. Il principio è semplice: l’importo aumenta all’aumentare dei rifiuti indifferenziati prodotti. Così facendo, oltre ad incrementare la raccolta differenziata, la sperimentazione punta a responsabilizzare i cittadini, spingendoli ad acquistare prodotti con confezioni riutilizzabili o con un minore numero di imballaggi.

Al momento, sarà facoltà dei singoli comuni decidere se aderire o meno al progetto sperimentale. L'esempio di alcuni stati europei come il Belgio, dove la raccolta dei rifiuti è strettamente disciplinata (con dure sanzioni per chi infrange le norme), spinge a pensare a un grande successo dell’operazione. I tempi sono senz’altro maturi. Alcune catene della grande distribuzione hanno già introdotto da tempo misure ecologiche, come l'erogazione di prodotti alla spina per ridurre il numero di imballaggi consumati (si pensi ai detersivi e agli alimentari sfusi, al momento però non molto diffusi e ben accetti fra i cittadini). Ma l’idea di risparmiare, con molta probabilità, potrà modificare le nostre abitudini. In altri Paesi europei, oltre il succitato Belgio, si diffondono sempre più prassi come la restituzione di alcuni tipi di imballaggi in cambio di un credito in denaro spendibile presso il negozio che effettua il ritiro, (come in Croazia). E in Italia? Staremo a vedere.

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