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La Toscana vuole la sua vetrina e lancia "Vintuscany"

di Andrea Cianferoni


Si chiama A.Vi.To. (Associazione Vini Toscana Dop e Ig) ed è il primo organismo unitario di rappresentanza della viticultura toscana di qualità, che riunisce al momento 16 Consorzi di tutela in rappresentanza di circa 5 mila imprese, per un fatturato stimato di circa un miliardo di euro ed una quota di export superiore al 70%, che si prefigge l’intento di rappresentare gli interessi unitari di tutto il comparto, dei Consorzi più grandi come di quelli più piccoli, promuovendo strategie per ampliare e consolidare i mercati in un momenti di forte competizione.

Un avvenimento storico per il settore vinicolo della Regione Toscana, perché sancisce la fine delle contrapposizioni e delle rivalità in un momento particolarmente felice per l’export del vino.

I dati delle Anteprime dei Consorzi appena concluse a Montalcino, Montepulciano, San Gimignano, alla Manifattura Tabacchi per il Consorzio Vino Chianti e i 300 anni festeggiati lo scorso mese dal Chianti Classico con una mostra alla Leopolda di Firenze e il tradizione wine tasting riservato a stampa ed operatori fanno addirittura parlare della possibilità di organizzare un Vintuscany, ovvero un Vinitaly alla toscana, con la “benedizione” dell’assessore all’Agricoltura della Regione Toscana Marco Remaschi. "La promozione è fattore decisivo per far conoscere e valorizzare i nostri prodotti, come testimoniato dal successo delle Anteprime e Buy Wine”, afferma l’assessore. “Un'iniziativa del genere, che all'inizio potrebbe essere ‘chiusa' alle produzioni toscane e senza voler interferire con il Vinitaly, sono convinto che potrebbe dare una spinta rilevante a tutto il comparto. Senza contare gli effetti sul turismo. Ma ancora, ripeto, è un percorso in fase embrionale, da discutere e analizzare riguardo a modalità, tempi e luoghi". L'assessore ha poi fatto riferimento ai fondi per la promozione messi a disposizione dall'Europa.

"In due tranche – ha ricordato – ci sono circa 200 milioni per la promozione sui mercati terzi. Stando insieme è più facile cogliere queste opportunità. Dobbiamo fare un percorso – ha ribadito Remaschi – tutti insieme, Regione Toscana, associazioni professionali, associazioni di categoria. Apprezzo anche l'idea di non lasciare indietro nessuno – ha continuato – perché la Toscana del vino è fatta di grandi marchi, ma anche di tanti piccoli imprenditori, che contribuiscono a fare la differenza, e che hanno bisogno di essere sostenuti”.

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