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Live Wine 2016: vignaioli & vignerons, i piccoli crescono

di Michele Pizzillo

Cominciamo dal primo impatto positivo che abbiamo registrato al secondo appuntamento di Live Wine, il salone internazionale del vino artigianale che dopo tre giorni chiude i battenti lunedì 7 marzo: la presenza dei vignaioli dietro i banchi di degustazione allestiti nel grande salone del Palazzo del ghiaccio di via Piranesi, a Milano. 

Così, dopo aver degustato il vino, a rispondere alle domande di appassionati e curiosi, è chi lo fa, lo accudisce e poi cerca di venderlo questo vino quasi sempre prodotto in poche migliaia di bottiglie. D’altronde è un vino artigianale e dietro al produttore, di qualche migliaia di bottiglie, c’è quasi sempre una piccola vigna a cui si è affezionati probabilmente perchè ereditata dai genitori. 

Il secondo impatto da segnalare, anche questo positivo, è quello di avere la possibilità di conoscere molte piccole realtà viticole (110 le cantine italiane partecipanti) presenti in tutte le regioni italiane che scoperte da Christine Marzani - che a Fornovo, in provincia di Parma, organizza la manifestazione “vini di vignaioli” – e Lorenzo De Grassi, vengono poi invitate a partecipare a Live Wine, evento organizzato in collaborazione con Vins de Vigneronsne Associazione italiana sommelier, per avere la possibilità di farsi conoscere di più dai consumatori. Accanto alle cantine italiane, Marzani e De Grassi aggiungono sempre piccoli produttori di altri paesi europei come  Slovenia e Francia rispettivamente con 11 e 10 cantine (tra cui 2 Borgogna, uno Champagne e un Sauternes), e poi due cantine greche e una ciascuna di Paesi come Croazia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna e Ungheria.

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Tutti vini, italiani o stranieri, prodotti e imbottigliati da chi segue personalmente vigna e i cantina, hanno la qualità di non veder utilizzati prodotti chimici di sintesi e non contenere additivi non indicati in etichetta. 

Dicono gli organizzatori di Live Wine: “nei vini che beviamo ci piace trovare la varietà. Si potrebbe parlare di diversità o anche di biodiversità, ma la parola varietà include molti aspetti che nel vino consideriamo dei pregi. Poi la varietà di colori che assicurano il vitigno, la vinificazione, il suolo, l’eventuale filtratura e mille altre varianti”.

Senza trascurare le varietà di vitigni. “In questo in Italia siamo veramente privilegiati perché possediamo una quantità di varietà autoctone che forse solo il Caucaso, dove il vino è nato 7000 anni fa, può superarci – dicono gli organizzatori di Live Wine -. Se poi aggiungiamo quelle francesi, quelle spagnole, portoghesi, tedesche, austriache, slovene ecc. vedremo che la varietà di vini che ne viene fuori è immensa”. Stessa cosa si può dire, aggiungono,  “della varietà di gusto perché ogni vino è un mondo a sé, un’esperienza particolare che non deve essere concepita a tavolino per piacere a tutti, ma un insieme di fattori che includono il vitigno, il suolo, il clima, il microclima, l’annata, il momento della vendemmia, le scelte di lavorazione in cantina, perfino la personalità di chi lo produce. Ogni fattore ne determina le caratteristiche finali”.

Insomma, il vino non deve essere un semplice prodotto, ma un alimento vivo accompagnato nella sua trasformazione da un artigiano che non utilizza additivi dichiarati in etichetta. Praticamente il vigneto deve essere popolato da piccoli e microbici esseri viventi dentro e fuori dal suolo. 

Questi vignaiuoli hanno un vero e proprio “manuale” delle cose da fare in vigna e in cantina per ottenere un vino che non deve essere artefatto e, allo stesso tempo, avere caratteristiche di buona bevibilità e di salubrità. Ma il vino deve avere personalità, carattere, possedere un’anima che lo renda vivo e speciale. Aggiungono alcuni produttori arrivati a Milano per questo importante  appuntamento enologico “per ottenere questo vino siamo convinti che solo la cura e la dedizione di un artigiano, che non utilizza lieviti selezionarti, né le decine di additivi permessi dalla moderna enologia, può garantirne la riuscita. Il nostro vino porta dentro la bravura e la personalità di chi lo produce. 

In ultimo, ma non per questo meno rilevante, non deve avere quantità eccessive di solfiti aggiunti. La legge, a nostro parere, permette nel vino quantità esagerate di questi conservanti che possono alterare il gusto e in ogni caso sono nocivi. Premettendo che nel vino il danno maggiore alla salute arriva dall’alcol, crediamo tuttavia che, se si ritiene necessario proteggere il proprio vino aggiungendo dei solfiti, questi vadano usati in minima quantità. Va detto che il vino produce naturalmente una piccola quantità di solfiti in fase di fermentazione e che alcuni produttori ottengono vini eccezionali senza aggiungerli mai”.
E, così, al centro della sala di degustazione, è stato collocato un cubo per ribadire che “il vignaiolo fa quello che dice e dire quello che fa”. Perché quello che da la natura dura. Significa rispettare la vita. La vita della terra, della vite, dell'uva. Per questo... no all'utilizzo di molecole sintetiche.

Il nostro scopo è quello di tutelare i vini sani, che esprimono il loro territorio e la loro annata. Non pretendiamo di ottenere il gusto migliore, ma semplicemente il nostro, per dei vini vivi e digeribili la cui produzione non è soggetta alla moda del momento ma solo alla natura” ribadisce l’italo-francese Samuel Cogliati, editore, scrittore, giornalista e consulente nel mondo del vino, chiamato a guidare alcune degustazioni della durata di 90 minuti.
Molto interessante anche la selezione di prodotti alimentari che hanno completato il salone internazionale del vino artigianale. Si è visto, per esempio, pane e pasta ottenuta da farine di cereali antichi, olive taggiasche, peperoncini piccanti, olio extra vergine d’oliva e ceci dell’Abruzzo, formaggi a latte crudo di pecora e mucca, salumi di suino nero, taralli pugliesi.

Da segnalare anche una piccola truppa di Francesi che abbiamo notato e apprezzato 

Domaine Chapuis & Chapuis (Pommard) – Borgogna – Francia
Siamo nella Côte d'or, punto di riferimento e meta di pellegrinaggio per 
gli appassionati di vino a livello universale. Jean-Guillaume e Romain 
Chapuis – figli di vignerons borgognoni – hanno dato vita al Domaine nel 
2009, con cantina di proprietà situata nel Comune di Pommard.
Coltivano direttamente una serie di parcelle in tutto il Dipartimento 
per un totale di circa tre ettari vitati e conducono, inoltre, una 
piccola attività di Négoce, tramite attenta selezione delle uve. Vigne 
in conversione al biologico – certificate Ecocert – fermentazioni 
spontanee, poca solforosa, o totalmente assente come avviene nella 
vinificazione del “Hautes côte de Beaune rouge”.

Domaine Brand & Fils (Ergersheim) – Francia
Domaine familiare gestito da Charles Brand e suo figlio Philippe nel 
piccolo Village di Ergersheim, collocato nel Basso Reno a soli 20km da 
Strasburgo. 10 gli ettari vitati e interamente coltivati a regime 
biologico dal 2001, per un espressione che si trasferisce in qualità e 
continuità dei vini – testimoniata pure dallo storico dei “vieux 
millésimes” che conservano in cantina – ottenuti tramite vinificazioni 
tradizionali, fermentazioni spontanee, vendemmie rigorosamente 
effettuate a mano e rese contenute.
Vigne comprensive di tutti e sette i varietali che caratterizzano 
l’Alsazia, su suoli composti da argilla e calcare con esposizione dei 
filari a pieno sud. Il Domaine produce, oltre ai Crémants e Vendanges 
Tardives, vini di terroir provenienti dal lieu-dit Kefferberg, 
espressione di aromi intensi e dal fortissimo carattere minerale.

Champagne Bonnet-Ponson – Montagne de Reims - Francia
Thierry Bonnet e suo filio Cyril realizzano una gamma di Champagne con 
uve provenienti esclusivamente dalle vigne di famiglia. 
Récoltants-manipulants con un totale di 10,5 ettari ripartiti tutti su 
cinque Village di assoluto spessore, pure legislativo. Tre classificati 
Premier Cru (Chamery, Vrigny, Coulommes la montagne) e due Comuni Grand 
Cru (Verzenay, Verzy).
Sessanta parcelle dislocate nel territorio della Montagne de Reims, su 
suoli di composizioni diverse e che variano dal caratteristico gesso, ad 
argille, marne calcaree e sabbie. Impianti vitati a Pinot Noir, 
Chardonnay e Pinot Meunier a regime biologico e vinificazioni con 
contatto prolungato sui lieviti, per una serie di cuvée – anche 
millesimati – di assoluto carattere e complessità.

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