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Bcfn presenta la Kyoto del cibo. "Renzi sia promotore di una svolta mondiale"

"Riduzione degli sprechi alimentari del 50% entro il 2020, lotta all'obesità e riforme agrarie per un'agricoltura sostenibile". Sono i tre obiettivi principali del Protocollo di Milano che il Barilla center for food & nutrition (Bcfn) porterà ad Expo 2015 per spingere i grandi leader della Terra a firmare e a impegnarsi. Luca Di Leo, responsabile media relation del Bcfn, ad Affaritaliani.it: "Chiederemo a Renzi di portare avanti questa iniziativa quando a giugno l'Italia assumerà la presidenza Ue".

L'INTERVISTA

Il Bcfn ha lanciato un'iniziata importantissima e di portata internazionale, il Protocollo di Milano, che potremmo definire la Kyoto del cibo. Com'è nato?
"Il Protocollo di Milano è un sogno che il Bcfn ha. Dalla sua fondazione nel 2009, il Bcfn si è impegnato a mettere in luce i grandi paradossi mondiali su cibo e alimentazione, che sono principalmente tre".

Quali?
"Primo: nel mondo ci sono persone che mangiano troppo e soffrono le conseguenze di questa sovralimentazione e persone che non hanno di che nutrirsi. Il secondo grande paradosso riguarda lo spreco alimentare: nei Paesi ricchi si spreca tantissimo cibo. Cibo che sarebbe sufficiente a sfamare le persone sottonutrite dei Pesi più poveri. Terzo paradosso: spesso si usa il terreno per dare da mangiare alle macchine, con i biocarburanti, o agli animali, quando potrebbe essere terreno fertile per sfamare le persone che muoiono di fame perché non hanno accesso al cibo".

E il Protocollo di Milano che cosa prevede?
"Partendo da questi tre paradossi e in vista di Expo, che è un momento in cui ci saranno i grandi leader mondiali che parleranno proprio di cibo e alimentazione, si è voluto fare un passo in più e proporre tre grandi soluzioni"

La prima?
"Ridurre lo spreco alimentare del 50% entro il 2020. In linea con un obiettivo di cui si sta già parlando con l'Unione europea".

Poi?
"Promuovere stili di vita sani in quella parte del mondo in cui si mangia troppo. Dunque: lotta all'obesità, soprattutto infantile, un po' come sta facendo Michelle Obama negli Stati Uniti. Questo si può fare sia attraverso campagne di sensibilizzazione sia con accordi pubblico-privato, sulla scia di quello che Barilla fa da qualche anno in piccolo a Parma e provincia con Giocampus, un programma di educazione alimentare e motoria nelle scuole grazie al quale il nostro territorio è sotto la media italiana per i casi di obesità infantile".

Terzo?
"Il Protocollo di Milano punta anche a un'agricoltura più sostenibile, limitando l'uso dei terreni per i biocarburanti, problema particolarmente grave negli Usa e in Brasile, e fermando la speculazione finanziaria per far si che i prezzi delle materie prime riflettano l'andamento dell'economia reale".

Il Protocollo sarà portato a Expo. Con quale obiettivo?
"Questo progetto, nato lo scorso anno, è stato già portato al governo italiano da parte dei principali player del food italiano, da Guido Barilla a Carlo Petrini di Slow Food a Oscar Farinetti di Eataly passando per Coldiretti e Confagricoltura. In quella sede, all'allora premier Enrico Letta spiegammo che potevamo sfruttare l'occasione di Expo per rendere quell'evento qualcosa di più di una semplice vetrina trattando i grandi temi mondiali dell'alimentazione. A Letta il progetto era piaciuto moltissimo, tanto che ne aveva parlato anche all'Onu dicendo che c'era appunto l'occasione per fare un grande accordo mondiale sull'alimentazione. Ora il governo è cambiato e ci adopereremo perché anche Renzi possa portare avanti questo Protocollo quando a giugno l'Italia assumerà la presidenza dell'Ue. L'obiettivo al quale puntiamo è che ad Expo ci possa essere un firma sul Protocollo, che noi abbiamo preparato in bozza ma che speriamo sia sviluppato e preso in carico dalle istituzioni e dai governi".

In questi giorni avete trasformato il Bcfn in una Fondazione, con degli ingressi importanti nel cda.
"Lo abbiamo fatto per dare maggiore impeto al Protocollo di Milano. L'idea di diventare una Fondazione già c'era da tempo, ora questo cambio avviene nel momento più opportuno, visto che abbiamo portato nel board personaggi di spicco a livello internazionale come Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, Paolo de Castro, presidente Commissione agricoltura e sviluppo del Parlamento europeo, e Alberto Grando, prorettore per lo sviluppo dell'Università Bocconi".

Proprio Carlo Petrini ha detto una cosa importante e cioè di quanto sia "poco sensibile la politica internazionale se un Protocollo di tale portata storica nasce su iniziativa di una Fondazione privata". Che ne pensa?
"Siamo perfettamente d'accordo con Petrini. Però Petrini ha anche detto 'ben venga'. Perché qualcuno lo deve fare".

Il Protocollo è aperto anche alla gente comune: attraverso il sito www.milanprotocol.com/it/ avete dato il via a una sorta di consultazione. Perché?
"Sappiamo che la nostra iniziativa deve essere portata in alto perché saranno poi le istituzioni a portarla avanti e a occuparsi di tutta la parte formale, ma visto che riguarda tutti vogliamo che ci sia anche un movimento che parta dal basso, che possa mettere pressione, perché questi grandi temi vengano affrontati e non si perdano. Per esempio sul Protocollo di Kyoto in tanti dicono che i risultati sono stati pochi. Intanto non è così, ma il grosso merito di Kyoto è soprattutto quello di aver portato la consapevolezza tra la gente che esiste un certo tipo di problemi, innescando comportamenti più virtuosi tra i singoli. La stessa cosa si può ottenere sul cibo".

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