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di Mario Bonaccorso
www.ilbioeconomista.com


Signor Soares, esiste in Portogallo, o è al centro dell'agenda politica, un piano nazionale per la bioeconomia?
La bioeconomia portoghese è ancora in una fase iniziale di sviluppo. Una parte significativa delle prime imprese attive in questo settore ha iniziato la propria attività da non più di quindici anni. Solo adesso hanno raggiunto uno stato in cui possono influenzare l'agenda politica con la loro esperienza, maturata dai loro successi e dai loro fallimenti.
Anche se il Portogallo non ha un piano nazionale formale per la bioeconomia, il paese ha investito in modo significativo nelle risorse umane e scientifiche, che oggi rappresentano un punto di partenza eccellente e competitivo. Possiamo quindi giocare un ruolo molto interessante nella bioeconomia europea, in combinazione con l'esperienza e il capitale presenti nei settori tradizionali (ad esempio, il Portogallo ospita un'industria della pasta di legno e della carta di livello mondiale), che possono beneficiare per il loro sviluppo delle immense opportunità offerte dalle applicazioni industriali delle biotecnologie.
La bioindustria, inoltre, è stata identificata di recente dall'AICEP (l'Agenzia portoghese per il commercio e gli investimenti) come uno dei sedici settori chiave per migliorare l'economia portoghese. Il prossimo passo, richiesto anche da SilicoLife che è impegnata nel board dell'Associazione portoghese della bioindustria (P-Bio), dovrà essere l'elaborazione di una strategia nazionale.

Quali pensa siano i punti di forza della bioeconomia portoghese?
I prossimi anni possono essere l'inizio di una nuova fase di sviluppo per la bioeconomia in Portogallo, grazie alla massa critica raggiunta dal settore delle biotecnologie,  che ora è molto più consolidato e in grado, da un lato, di creare imprese più forti e, dall'altro, di riorganizzare quelli attuali.
Il Portogallo negli ultimi decenni ha realizzato forti investimenti nella formazione di risorse umane altamente qualificate, che stanno contribuendo a cambiare radicalmente il panorama scientifico nel paese, con le scienze della vita e la biologia a livello di vertice. Inoltre, l'emergere delle prime bioimprese nell'ultimo decennio ha portato nell'ecosistema industriale persone con esperienza nel trasferimento di tecnologie e nella gestione di start-up rivolte al mercato globale. Ora è venuto il momento di creare benefici industriali da queste risorse portando la scienza sempre di più dall'università al mercato, con la costituzione di nuove aziende high-tech in grado di ridefinire i settori più tradizionali al fine di offrire servizi e prodotti per un mercato globale.
Ma non solo: il Portogallo ha un settore forestale molto ben sviluppato, che comprende le società leader a livello mondiale in alcuni dei suoi segmenti, che sanno come gestire in modo efficace la loro biomassa come materia prima e operare in impianti industriali su larga scala attorno a cui possono essere costruite le bioraffinerie del futuro. In aggiunta a ciò, il Portogallo ha un enorme potenziale nella biodiversità ancora da sfruttare nella sua imponente zona marittima, che solo adesso si sta cominciando a investigare.

La sua azienda è una delle start-up di ricerca sorte negli ultimi anni di cui ci parlava. Cosa fate esattamente?
Progettiamo nuovi microbi, sulla base dell'ingegneria metabolica e degli approcci della biologia sintetica, aiutando i nostri clienti - l'industria chimica e dei materiali - a ottimizzare ceppi microbici per la produzione economicamente efficiente di composti specifici come i biocarburanti, le sostanze chimiche, gli ingredienti alimentari o i biopolimeri.
In termini semplici, guardiamo alla cellula microbo come fabbrica di conversione di materie prime nei prodotti chimici desiderati. Sviluppiamo modelli su scala genomica che agiscono come una mappa di tutte le reazioni chimiche all'interno della cellula e combiniamo queste mappe in un modo simile ad un GPS per trovare le strade più efficienti.
Attualmente stiamo partecipando anche ad alcuni consorzi europei in esecuzione di progetti finanziati dall'Unione europea, come il progetto del Settimo programma quadro Brigit (un progetto con 16 partner che ha l'obiettivo di sviluppare la prossima generazione di polimeri bio-based). E siamo leader in Portogallo del progetto PEM (Piattaforma per l'ingegneria metabolica).

Il Portogallo è uno dei paesi europei dove la crisi economica ha colpito più pesantemente. Dove si può focalizzare meglio l'innovazione bioeconomica per promuovere lo sviluppo sostenibile del paese?
Credo che realizzare un'innovazione bioeconomica da zero sia molto difficile e rappresenti uno sforzo illogico per il Portogallo. Le radici di questo processo in un paese come il nostro dovrebbero trovarsi in una combinazione di attività nuove e tradizionali. Bisogna guardare non solo all'innovazione in sé, ma anche a dove si può applicare questa innovazione, cioè per l'appunto alle industrie tradizionali che possono ampliare le loro opportunità di business grazie all'impiego delle risorse biologiche.
La strategia europea è profondamente legata a questa visione, per promuovere una bioeconomia basata sulle conoscenze estensive e le esperienze accumulate dall'industria forestale,  chimica e dall'agricoltura. Una strategia per una bioeconomia portoghese deve essere allineata. Un paese come il Portogallo non può essere un singolo giocatore, ma un giocatore di squadra dello sforzo europeo per la bioeconomia.

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