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Vendere i "gioielli di famiglia" per solidarietà. È questa l'idea di François Rebsamen, senatore socialista e sindaco di Dijon, capoluogo del dipartimento della Côte-d'Or e della regione della Borgogna, che domenica scorsa, nel giorno della festa locale del vino di Saint-Vincent, ha messo all'asta 3500 preziose bottiglie della cantina del Comune. Il ricavato è andato al Centre communal d'action sociale (CCAS) per aiutare i sempre più numerosi cittadini in difficoltà, a causa della crisi.

"Abbiamo una cantina che contiene circa 6000 bottiglie. Ho deciso di vendere le bottiglie arrivate a maturazione. Questi grandi vini vengono serviti in occasione di cene di gala, o offerte agli ambasciatori, ministri, sindaci di altre grandi città e alle personalità illustri che visitano Dijon", spiega Rebsamen, che, dopo quattro ore di aste, ha raccolto ben oltre 150 mila euro grazie a questa operazione "di solidarietà, comunicazione e promozione della città".
 
All'evento hanno partecipato esperti di vino Digione provenienti da tutta Europa, ma anche da Asia e Stati Uniti. Sono loro che hanno acquistato i preziosi "gioielli" di Dijon. La bottiglia più cara, un Vosne-Romanée Cros Parantoux del 1999 stimato a 1.000 euro, che è andato a un misterioso acquirente cinese per 4.800 euro. Ma non tutti hanno gradito l'iniziativa.
 
E se per il Financial Times questa operazione riflette "l'austerity francese", Laurent Bourguignat, dell'Union pour un Mouvement Populaire di Dijon, sottolinea che "non si possono vendere ogni anno i vini della cantina", chiedendo misure più concrete e a lungo termine per favorire i servizi sociali. Intanto monta anche l'indignazione popolare, come dimostrano molti commenti che giungono dai lettori dei principali quotidiani nazionali: i francesi ora vogliano sapere con quali soldi sono state comprate le preziose bottiglie messe all'asta, così come quelle che rimangono nella cantina comunale. "Con i soldi dei contribuenti? Che vergogna!".

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