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E' tempo di dare colore a Piazza Affari. La borsa diventerà sempre più verde. Cento imprese sarebbero pronte a quotarsi. Alcune concluderanno il listing entro i prossimi. Lo svela ad Affaritaliani.it Anna Lambiase (nella foto), amministratore delegato di VedoGreen, società italiana specializzata nella finanza per le aziende sostenibili.

Accesso al credito e restrizione degli incentivi hanno pesato sul settore. E' andata meglio alle società green quotate: nel 2012 il loro fatturato è cresciuto del 9%, l'Ebitda margin del 26%. La performance borsistica dell’indice green Italia è stata un +7% e l'efficienza energetica è il comparto con maggiori prospettiva di crescita. La prospettiva di quotazione e l'incontro tra società e investitori è l'obiettivo del Green Investor Day organizzato da VedoGreen. Un appuntamento che ha richiamato 250 partecipanti tra i principali esponenti del mondo della finanza internazionale e le migliori imprese italiane attive nella green economy. Oltre alle big Ternienergia, Falck Renewables, Kinexia, Greentech, Alerion e FrendyEnergy, di recente hanno fatto il granade passo anche Enertronica (rinnovabili), Sacom (biotecnologie) Landi Renzo (ecomobilità) e Isagro (agrofarmaci), portandocosì a 16 le società del panel VedoGreen. 

L'INTERVISTA

Come e con quali obiettivi nasce il Green Investor Day?
Siamo alla seconda edizione ed è già diventato un appuntamento fisso che ripeteremo ogni anno. Nasce con l'obiettivo di cercare un incontro tra imprese e finanza green: facilitare il contatto tra aziende in cerca di capitali, attraversi la quotazione, l'ingresso di nuovi investitori o la ricerca di partner industriali. Ad esempio, ci sono multinazionali interessate ad acquisire quote di partecipazione in aziende green.

Quanto la stretta del credito condiziona queste scelte e quanto ha pesato sul settore?
Dire esattamente quanto non è facile: ha inciso circa sulla metà del fatturato. E questo è gravissimo: significa aver bloccato la produzione di progetti in corso e, in altri casi, ha significato la chiusura. Per questo VedoGreen è importante: la difficoltà di accesso al credito porta le imprese a cercare nuove vie di finanziamento, alternative al canale bancario. Qualche anno fa, con gli istituti più aperti, forse VedoGreen avrebbe avuto meno successo.

Quali sono allora le alternative al canale bancario?
Lavoriamo sull'equity: l'ingresso di investitori nuovi che portino capitale in cambio di quote. Non vedo grandi alternative. A parte l'emissioni di mini-bond: è una prospettiva interessante.

Ci sono imprese italiane che sono pronte per quotarsi?
Assolutamente sì. Per me è prioritaria rispetto all'ingresso di singoli fondi. Dovrebbe essere la prima opzione per le imprese. Da gennaio ad ora si sono quotate due società. La possibilità è molto concreta. Lo vediamo dal nostro database: stiamo analizzando circa 3 mila aziende green, valutando quali sono quelle pronte per la quotazione. Ce ne sono tante: un centinaio. Ma è solo una primissima stima.

Ce ne sono alcune che si quoteranno nei prossimi mesi?
Sì. E noi stiamo stimolando a farlo. Siamo convinti che per un imprenditore i pro della quotazione siano superiori ai contro. E troviamo una sensibilità più aperta rispetto al passato. Forse è una questione generazione, a una crescita della cultura finanziaria. E poi la chiusura dei canali bancari pone la quotazione come alternativa sempre più concreta.

Berlusconi, Monti e adesso Letta: è cambiato o sta cambiando l'atteggiamento dei governi nei confronti del settore?
Sicuramente negli ultimi anni c'è stata una restrizione. Ci auguriamo che Letta possa vedere la grande energia e la grande innovazione di questo mondo. Non è solo fotovoltaico: è una realtà più ampia. Il settore ha certamente bisogno di un sostegno. Sarebbe bello portare avanti un'azione congiunta. Come, ad esempio, è stato fatto in Gran Bretagna, dove è stata costituita la Green Investment Bank per valorizzare l'importanza stategica del mondo green: è una banca di matrice governativa che destinerà 3 miliardi di dollari di investimenti in progetti sostenibili. In Italia, da questo punto di vista, siamo un po' indietro.

Il listing è anche un modo per affrancarsi dal sistema degli incentivi...
Assolutamente sì. La quotazione porta in azienda capitale fresco e questo ha un duplice effetto: poter finanziare progetti di crescita e avere un miglior rapporto debiti-mezzi propri e questo può portare a un circolo virtuoso che può portare a ottenere nuovo capitale, anche di natura bancaria.

 

mail: paolof@affaritaliani.it

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