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segrè

di Paolo Fiore

twitter @paolofiore

 

"Dimmi come mangi e ti dirò quanto sprechi". Una frase che ben sintetizza le abitudini degli italiani, tracciate dalla prima indagine sullo spreco domestico, primo passo per la creazione di Waste Watchers, l'osservatorio nazionale sugli sprechi. Il 60% degli italiani ha dichiarato di gettare cibo una volta a settimana, il più delle volte a causa di una errata conservazione o di una sbagliata gestione delle scorte. Alimenti buttati (soprattutto carne), in molti casi recuperabili per donazioni, compost o mangimi, che pesano sulle tasche: secondo una stima indicativa, nella pattumiera finiscono in media 7-10 euro a settimana. Quaranta euro al mese, 480 l'anno. Per fare un confronto: la tanto temuta e bistrattata Imu sulla prima casa è costata in media 225 euro, meno della metà. Solo che la tassa sulla casa è l'argomento principe della campagna elettorale. Mentre di ambiente e spreco non ne parla nessuno.

L'indagine, condotta in collaborazione con Ispra e Commissione europea, è stata promossa nell'ambito di Un anno contro lo spreco, la campagna di Last Minute Markete guidata da Andrea Segrè (nella foto), direttore del dipartimento di scienze e tecnologie agro-alimentari dell'Università di Bologna. Da una sua idea è nato, nel 1998, Last Minute Market, un sistema che distribuisce il cibo invenduto dai supermercati, limitando lo spreco e alleggerendo i supermercati dai costi di distribuzione. Il prossimo passo è dare un freno allo spreco domestico.

"E’ una questione legata alla consapevolezza di quello che è il valore del cibo - dichiara Segrè. intervistato da Affaritaliani.it -. Ormai percepiamo il cibo come merce. Questo è il trend del mercato: produrre, consumare e sostituire i prodotti. Il cibo, invece, ha un valore che va oltre il suo costo e il suo prezzo. Chi spreca cibo non si rende conto che quando butta via un chilo id carne, butta via anche 15 mila litri d’acqua serviti per il foraggio e l’allevamento". Nel chiuso della propria casa, le famiglie si abbandonano spesso a una mancanza di responsabilità. "Il cibo finisce nella spazzatura - dice Segrè - e una volta nel bidone non si vede. Invece il bidone ci costa". Un costo cui gli italiani non sembrano badare: l'indagine sottolinea che, negli ultimi due anni, nonostante la crisi, un italiano su tre non ha mutato le proprie abitudini alimentari e continua a buttare la stessa quantità di cibo. "Lo spreco - sostiene Segrè - è entrato nel nostro Dna. Fino a una-due generazioni fa, questo atteggiamento non esisteva. Gli anni del boom ci hanno fatto dimenticare un comportamento consapevole, che dava valore al cibo e a tutto quello che c’è dietro al cibo".

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