(Firenze, 23 giugno 2020) - In attesa della seconda edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile – che si svolgerà a Firenze, nella prestigiosa cornice del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, dal 25 al 27 settembre 2020 – si è tenuto un incontro di approfondimento online di preparazione al Festival, dal titolo “Notte prima degli esami”.Nato da un’idea di Federcasse (l’Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, Casse Raiffeisen) che lo promuove insieme a Confcooperative, organizzato e progettato con NeXt (Nuova Economia Per Tutti) e SEC (Scuola di Economia Civile) e con il contributo di Fondosviluppo, il Festival ha l’obiettivo di rendere concreti e connessi tra loro i modelli di sviluppo sostenibile in Italia.Il webinar – coordinato da Lorenza Lei (Prorettore Università e-Campus) – ha affrontato argomenti di interesse generale sulla scuola ed il rapporto con il mondo del lavoro e sulle necessità degli studenti. Erano presenti in collegamento Anna Ascani (Vice Ministro all’Istruzione), Leonardo Becchetti (Direttore del Festival Nazionale dell’Economia Civile e co-fondatore di Next Nuova Economia per Tutti), Elena Granata (Politecnico di Milano e Vice Presidente Scuola di Economia Civile), Daniele Grassucci (Co-founder Skuola.net), Tina Lorusso (Cooperativa Metrica) e Antonello Giannelli (Presidente ANP - Associazione Nazionale Presidi).«Coniugare la passione e trasformarla in professione è compito della scuola, della famiglia e della società civile. Nessuno deve rimanere da solo in una scelta per il futuro! Oggi più che mai ci troviamo davanti ad una realtà atipica, ma che potrebbe dare un futuro migliore. Usare le nuove tecnologie, infatti, può essere una grande opportunità. In tal senso andrebbero formati anche i formatori, soprattutto per quel che riguarda la didattica web; fermo restando che la socialità, soprattutto nella scuola dell’obbligo, sia importantissima.Un tema fondamentale per il futuro della scuola e del rapporto con il lavoro, è anche il raggiungimento delle pari opportunità. Le nostre ragazze, infatti, in alcuni casi continuano a lasciar da parte la carriera per porre come primario l’impegno familiare» ha dichiarato Lorenza Lei.Il Vice Ministro Ascani ha invece confermato come «il lockdown non ha fermato la possibilità di offrire ai ragazzi degli appuntamenti di orientamento per il loro futuro; le iniziative hanno raccolto un grande successo. Gli strumenti che noi possiamo mettere in campo sono quelli del diritto allo studio per tutti ed in particolar modo una comunicazione tra nuovi e vecchi studenti. Per il futuro, però, occorrerà fornire dei corsi di orientamento che diano una vera e propria strada da seguire. In tal senso andrebbe potenziato il rapporto scuola-lavoro, focalizzandoci proprio sui percorsi di orientamento. I ragazzi devono proiettarsi al di fuori della scuola grazie ad esperienze dirette.Il vero paradigma da introdurre in una società che vuole sopravvivere a shock come quello che stiamo affrontando, è quello di introdurre una formazione permanente che può fronteggiare la situazione in ogni momento. Non solo dare sostegno a ciò che già c’è, ma preparare quello che ci aspetta. Questo, ovviamente, passa anche dalla formazione dei formatori. Lo Stato deve farsi carico di ciò, perché dalla preparazione dei docenti, passa la qualità della didattica che, attualmente, appare come diseguale in diverse zone del Paese. Serve un investimento strutturale vero per tutelare gli interessi di docenti e studenti.Parlando di pari opportunità, invece, le nostre ragazze dovrebbero uscire dalla mentalità di dover scegliere tra sostegno familiare o carriera. Se non vogliamo farne un discorso etico, possiamo però dire che tutto ciò pesa sul PIL del Paese. La carriera lavorativa non deve essere preclusa e per questo occorre lavorare anche sulla mentalità e sulle opportunità che mettiamo a disposizione. Le pari opportunità arriveranno solo quando ci sarà la possibilità di scegliere».Parlando del futuro degli studenti, il prof. Becchetti ha specificato: «Nei ragazzi deve scattare una scintilla per il loro futuro. Se scatta, allora si mette in moto la volontà che spinge al sacrificio e porta ad un risultato. Il compito fondamentale dell’insegnate deve essere questo: far scattare la scintilla. La generatività, in tal senso, può fungere da molla per far partire il tutto. Passione-generatività è il binomio su cui puntare, anche per presentare ai nostri ragazzi il mestiere che potrebbe essere il loro futuro. Non serve solo il “know how”, ma anche il “know why”. Invece di “alternanza scuola-lavoro” dovremmo intraprendere un concetto di “alleanza scuola-lavoro”, anche grazie alla preparazione digitale dei nostri ragazzi. Così costruiremo il loro futuro, accendendo la scintilla.Le esperienze, alla luce di tutto ciò, sono fondamentali. I ragazzi, infatti, devono vivere le esperienze lavorative, preparandosi al loro futuro. In questo modo vengono valorizzate anche le esperienze trasversali, sempre sotto la lente di ingrandimento dei datori di lavoro».A fargli eco è stata Elena Granata: «L’attività di orientamento andrebbe avviata molto prima dell’esame di maturità. I ragazzi, anche giovanissimi, dovrebbero entrare in empatia con i lavori che potrebbero essere il loro futuro. Vanno raccontati ai più giovani i mestieri, le attività e le possibili esperienze future. Così come alle ragazze va spiegato che va superato il vecchio ideale della donna di casa. La carriera lavorativa e la cura della famiglia, infatti, possono e devono camminare di pari passo».Daniele Grassucci, infine, ha raccontato la sua esperienza di formazione: «Nella vita non va seguito, per forza, un percorso già tracciato. Bisogna vivere la quotidianità per vedere quel che la vita ci offre. L’orientamento, colpevolmente, è stato lasciato all’iniziativa delle scuole, ma deve essere organizzato in maniera strutturale per garantire a tutti uno standard qualitativo importante. Il ragazzo non deve solo capire cosa può fare, ma anche cosa gli piace fare. Unire, quindi, lavoro e passione. Nel nostro Paese si investe tutto sulla formazione e poco sull’esperienza reale ed in mancanza di questo, i nostri giovani si trovano senza esperienza».

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