Crotone, 26 nov. (Labitalia) - "Nel nostro territorio ci sono tante persone perbene, che vivono del proprio lavoro. La televisione e i media si occupano della Calabria e di Crotone solo per questioni negative. E dell'alluvione che ha colpito il territorio nessuno parla. Noi abbiamo bisogno di non essere dimenticati. Il danno, secondo me, per il territorio supererà i 15-20 milioni di euro. E per un'economia depressa come la nostra sono cifre importanti". E' lo sfogo, con Adnkronos/Labitalia, di Jolanda Turrà, giovane imprenditrice agricola crotonese che, "come tanti altri", sottolinea, ha subito danni ingenti per l'alluvione che ha colpito il territorio crotonese nello scorso fine settimana. Quella di Turrà èun'azienda d'eccellenzache produce, nel corso dell'anno, finocchi e angurie, destinati al mercato italiano e anche europeo, con 150 ettari a produzione nel territorio crotonese e l'equivalente nella provincia di Taranto, a Ginosa. E che adesso si trova a fare i conti con prodotti che sono andati sott'acqua e danni conseguenti che a una prima stima si aggirano "intorno ai 400mila euro", dice. "Noi in questo periodo produciamo finocchi, siamo a Crotone in località Margherita. E sui nostri campi, come sul resto del territorio, si è abbattuta una pioggia incontrollata per 36 ore, nelle 12 ore successive la pioggia è calata di intensità ma ha continuato a battere. Le colture sono gravemente colpite nella misura di circa 40 ettari, dislocate in 3 aree diverse", spiega. Prodotto che in parte era quasi pronto per essere raccolto. "Dovevamo iniziare la raccolta -spiega Turrà- intorno al 8-10 dicembre. Noi produciamo questo ortaggio da dicembre fino a maggio inoltrato. C'erano piantine messe a dimora a fine agosto-metà settembre. Le ultime piantine sono state messe a dimora settimana scorsa", sottolinea. Adesso la corsa per l'azienda è salvare il salvabile. "Speriamo che quantomeno il prodotto in fase di maturazione finale si sia salvato, non dico interamente ma in buona parte. Anche perché è un ortaggio abbastanza resistente. Certo è che ha piovuto tanto e dipenderà dalla capacità di assorbimento da parte del terreno di questa acqua in eccedenza", aggiunge ancora. Una pioggia torrenziale ha colpito un territorio che da mesi non vedeva una goccia d'acqua scendere dal cielo. "Oltre al danno, la beffa. Non pioveva da 8 mesi, e per questo motivo abbiamo dovuto procedere con irrigazioni abbondanti, con costi di gestione esorbitanti. E quindi poi vedere tutta quell'acqua, che sarebbe potuta scendere nel corso di tutto l'autunno o della primavera scorsa, venire giù nel corso di 24 ore è davvero mortificante", aggiunge ancora. E la furia dell'acqua non ha colpito solo le colture. "Ci sono stati anche danni alle strutture, muri in cemento armato abbattuti. E gli impianti di irrigazione. Per cercare di recuperarli abbiamo provato ad entrare nei campi ma è ancora tutto impraticabile", aggiunge amara Turrà. Un territorio devastato che è stato visitato "dall'assessore regionale Gallo insieme al direttore del Dipartimento agricoltura Giovinazzo, che sono venuti presso la nostra azienda e hanno fatto un sopralluogo", riferisce. "Confagricoltura poi è molto vicina alle nostre esigenze, ha interessato già la struttura regionale e quella nazionale, così come Confindustria di cui noi siamo soci da poco", aggiunge ancora Turrà. Ma per la giovane imprenditrice crotonese non basta, perché, ribadisce, "la situazione del nostro territorio è drammatica". "Adesso al centro dell'attenzione c'è questa barzelletta della sanità e del commissario. Dell'alluvione non se ne è parlato assolutamente. Abbiamo bisogno di questo, di non essere dimenticati. La situazione è purtroppo drammatica", rimarca. E lo è ancora di più, aggiunge Turrà, per le aziende più piccole. "Non solo e non tanto per la mia azienda, ma piuttosto per i piccoli commercianti, per le piccole aziende della città -aggiunge ancora- che venivano già da due settimane di lockdown, dopo essersi a stento rimesse in gioco dopo i tre mesi di lockdonwn primaverili". "La speranza era che gli acquisti natalizi potessero risollevarli. E invece è arrivato il lockdown, imposto non perché il contagio è alto ma perché mancano le strutture sanitarie. Strutture che nessuno in questi 6-8 mesi si è preoccupato di creare, mentre nel resto d'Italia sono stati fatti passi da gigante. Qui in Calabria nessuno ci ha pensato. E adesso il cittadino paga gli errori di una politica troppo distante", conclude amara la giovane imprenditrice.

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