Roma, 7 gen. (Labitalia) - “La riapertura delle scuole è un momento nodale per la vita degli alunni che potranno frequentare in presenza, e lo è ancor più per il settore della ristorazione collettiva che gestisce il servizio di refezione scolastica. Il comparto, annientato nel primo lockdown e indebolito pesantemente dal ricorso allo smartworking, ha bisogno delle scuole se non vorrà perdere ulteriore fatturato e veder licenziare migliaia di addetti. Nel complesso, il volume di affari è crollato di un terzo rispetto al 2019, pari a circa 1,4 miliardi di euro". E' la stima sulla crisi del settore della ristorazione collettiva che, intervistato da Adnkronos/Labitalia, dà Massimiliano Fabbro, presidente di Anir Confindustria, associazione nazionale delle imprese di ristorazione collettiva aderenti a Confindustria.E nonostante le difficoltà del comparto, sottolinea Fabbro, "noi nelle scuole siamo pronti a ripartire in sicurezza: abbiamo riorganizzato le modalità di erogazione dei pasti per adeguarle ai protocolli di sicurezza, ci accingiamo ad interloquire con i nostri committenti anche per rivedere le regole di ingaggio degli appalti confortati dalla pronuncia dell’Anac, poichè le misure anti Covid hanno inciso molto sui costi di gestione del servizio". Quello che chiedono gli operatori è più attenzione, anche per i lavoratori. "Siamo fiduciosi che anche gli operatori delle mense -sottolinea il presidente di Anir- possano avere una priorità nella campagna vaccinale, visto che un operatore vaccinato contribuisce a rendere tutti più sicuri e consente alle imprese una serena e più veloce organizzazione del lavoro”. La speranza per la ristorazione collettiva è un'inversione d tendenza nel 2021. “Per quanto riguarda l’anno che si apre, speriamo -spiega Fabbro- in un anno di forte ripresa, anche se i dati sono negativissimi e non abbiamo ancora avuto nessun tipo di aiuto o ristoro che si dica. Questa è la più grande preoccupazione: un settore nevralgico per funzione, numeri e impatto sociale che la politica e il governo stanno lasciando in balia di se stesso. Le conseguenze ci saranno e coinvolgeranno aziende grandi e piccole come migliaia di lavoratori", sottolinea, E il futuro, sottolinea Fabbro, non promette bene per il comparto: "Certamente lo smartworking ‘strutturale’ creerà seri problemi di riposizionamento del settore e di riqualificazione del personale, visto che nei prossimi due anni si stimano circa 4 milioni di lavoratori stabilmente a lavoro da luoghi che non siano gli uffici di una volta". "Le imprese che si occupano di ristorazione collettiva potranno concentrarsi ancora di più sulla qualità dei pasti e sull’integrazione tra aziende e territorio, essere valide alleate nella definizione delle food policy che guardano a salute, lotta agli sprechi alimentari, solidarietà verso i meno abbienti, sostenibilità, valorizzazione delle filiere".

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