Roma, 29 dic. (Labitalia) - "Per quanto riguarda le professioni, credo che gli interventi a sostegno siano quanto di più importante e necessario. Li abbiamo chiesti da mesi, ne abbiamo necessità per consentire al comparto di potersi strutturare per il futuro. Ma un miliardo di euro, quanto previsto in Finanziaria, a noi sembra davvero poco per una platea molto vasta di soggetti, che solo per quelli iscritti agli ordini conta più di 2 milioni di persone". Così, intervistata da Adnkronos/Labitalia, Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro e del Comitato unitario delle professioni, commenta le risorse messe in campo dal governo nella Manovra finanziaria per i professionisti. "Mi sembra quindi -spiega ancora Calderone- che la cifra stanziata sia sicuramente interessante ma non sufficiente per coprire una platea molto vasta, come per l'appunto quella degli autonomi e dei professionisti", aggiunge.E per Calderone sulle risorse in arrivo dall'Europa per contrastare gli effetti economici della pandemia "è importante sottolineare un aspetto: per attuare il Recovery Fund credo che l'Europa ci chieda di cambiare mentalità, di ragionare in base ai risultati da raggiungere, di essere bravi a fare programmazione e a spendere in modo oculato, ma soprattutto a spendere somme che possano poi essere non solo rendicontate ma di cui possa essere anche misurata l'efficacia. E' una sfida importante che si porta dietro anche un'altra sfida che è determinante per il nostro Paese: l'innovazione della pubblica amministrazione", spiega ancora. E per questa sfida importante, secondo Calderone, è necessaria una "pubblica amministrazione non solo pienamente integrata con i bisogni dei cittadini ma con gli obiettivi che lo Stato si prefigge e che sono necessari per lo sviluppo della nostra economia". E, secondo Calderone, "per sburocratizzare il rapporto con la Pa si deve ripartire sicuramente dalla necessità di recuperare la validità e l'essenza dell'adempimento. Troppe volte noi dobbiamo assistere a una produzione normativa che va a predisporre, a prevedere degli adempimenti che di per sé sono inutili perché vanno a duplicarne altri già esistenti". Per la leader dei consulenti del lavoro "razionalizzare, semplificare e soprattutto fare in modo che ad ogni adempimento veramente corrisponda il soddisfacimento di un bisogno credo che sia determinante per vincere la sfida della semplificazione e anche far salire all'Italia qualche posto nella graduatoria 'doing business'". Chiara la posizione di Calderone anche su una delle novità 'introdotte' dalla crisi pandemica. "Lo smart working -spiega- è sicuramente uno degli strumenti che ci accompagneranno anche dopo la pandemia. E' stato fatto un esperimento massivo su un istituto che invece prima era 'confinato' solo ed esclusivamente in una nicchia di aziende importanti ma sicuramente non significative per un esperimento di massa".Secondo Calderone è necessario però riflettere su come utilizzare l'istituto in futuro perché "la gestione emergenziale" di questi mesi di pandemia "ci ha dato sì degli indicatori però non può essere trasferita nella normalità delle situazioni e delle gestioni". Inoltre, secondo Calderone, deve essere ben chiaro che "lo smart working non può essere il riferimento della prestazione lavorativa". "E' importante tenere conto che, accanto alla prestazione lavorativa in smart working, è determinante anche la presenza in azienda. Perché questo è il modo per coordinare e finalizzare tutte le attività che poi possono essere svolte a distanza", conclude Calderone.

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