Roma, 13 mag. (Labitalia) - "Sono migliaia e migliaia le imprese che si stanno rivolgendo, da quando è scoppiata la pandemia e la conseguente crisi di liquidità, ai Confidi per avere un supporto nell'istruttoria della richiesta di finanziamento in banca. Ma noi potremmo fare molto di più, se lo Stato vuole può allargare le nostre funzioni e permetterci di aiutare in particolare le micro imprese ad accedere al credito. Federconfidi, mediante Assoconfidi, ha fatto pervenire sul tavolo del governo alcune proposte per garantire liquidità e agevolare l'accesso al credito delle pmi in questa fase di emergenza". Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Rosario Caputo, presidente di Federconfidi Confindustria, la federazione che riunisce i Confidi di area confindustriale e rappresenta 22 consorzi e cooperative di garanzia collettiva fidi distribuiti sull'intero territorio nazionale.I Confidi sono organizzazioni private che svolgono senza scopo di lucro un'attività di supporto soprattutto alle micro, piccole e medie imprese e favoriscono un migliore accesso al credito. Un ruolo che si è accentuato con lo scoppio della pandemia. "Lo Stato -spiega Caputo- ha provato a risolvere il problema di liquidità delle aziende garantendo per loro con le banche. Ma non ha risolto i problemi che stanno a monte, e cioè l'istruttoria delle pratiche per il finanziamento, che si basano su algoritmi Bce e Bankitalia che se derogati espongono a rischi penali le banche stesse". E proprio per supportare le aziende nell'accesso al credito entrano in gioco i Confidi. "Noi abbiamo la stessa operatività delle banche, ma non facciamo il loro stesso 'mestiere', e parlo dei 35 Confidi vigilati da Bankitalia in quanto intermediari finanziari. E allora se lo Stato ci dà un 'profilo' più ampio possiamo aiutare a decongestionare il sistema bancario e decongestioniamo anche il Fondo che deve dare la garanzia. E infatti, lo scorso 27 aprile, anche grazie all'azione congiunta Assoconfidi - ministero dello Sviluppo Economico, una circolare di Mediocredito Centrale ha coinvolto maggiormente i Confidi nella delicatissima partita del sostegno alle imprese in questa drammatica fase, che ci sta mettendo di fronte ad una emergenza nell'emergenza: ovvero, il crescente fabbisogno di liquidità delle nostre imprese", spiega ancora Caputo. Assoconfidi è l'associazione che riunisce le Federazioni dei Confidi di emanazione delle organizzazioni di categoria dei settori dell'industria, commercio, artigianato, agricoltura e cooperazione. Essa rappresenta, attraverso le Federazioni di cui è espressione, quasi 300 Confidi tra intermediari vigilati e non vigilati effettivamente operativi: la quasi totalità delle strutture attive in Italia. I Confidi ad essa appartenenti associano quasi 1,3 milioni di imprese per le quali hanno garantito 38 miliardi di euro di finanziamenti, concedendo 17 miliardi di euro di garanzie alle micro, piccole e medie imprese italiane.Specie di quelle aziende non 'conosciute' dalle banche. "Per gli istituti di credito -spiega ancora Caputo- fare un innalzamento del rischio per coloro che sono già clienti, piuttosto fare una pratica ex-novo. Il risultato è che quelle tipologie di imprese già piccole e piccolissime che non entravano in banca continuano a non entrarci. Il nostro ruolo potrebbe essere appunto di complementarità con banche e Fondo per aiutare quelle aziende che già erano fragili ieri e figuriamoci oggi, ma non per questo possono essere condannate a morte", aggiunge ancora Caputo."Noi ci mettiamo a disposizione -sottolinea ancora Caputo- delle aziende proprio per aiutarle. Oggi il tema da affrontare è il deficit del capitale circolante. Molte delle aziende che devono ripartire non hanno non solo i soldi per pagare i debiti precedenti ma neanche per acquistare ad esempi merci e beni nuovi", rimarca Caputo. E i Confidi in questa 'partita' sono pronti a fare la loro parte. "Noi diciamo se ci allargate l'operatività siamo pronti a intervenire. Secondo regolamento Bankitalia noi possiamo prestare garanzie, poi in via residuale possiamo fare anche altro, ad esempio prestare anche altro, ma per il 20% rispetto al nostro attivo, ma noi non abbiamo attivi tali da potere muovere risorse considerevoli. Quindi se non vengono prima ampliate le nostre possibilità di intervento, permettendoci appunto di erogare finanziamenti, sarà difficile che potremo dare un fattivo contributo". "La classe politica -spiega Caputo- sembra avere capito che garantirci una maggiore operatività ci può rendere più utili alla causa. E noi saremmo uno strumento flessibile e veloce, senza l'assillo dell'utile come le banche. La nostra mission è già questa: assistere le micro e piccole imprese nell'accesso al credito", conclude Caputo.

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