Roma, 13 set. (Labitalia) - "Bene l'estensione a tutti i lavoratori" del Green pass "ma serve una legge. Non si può pensare che a fare il discrimine in fabbrica siano gli imprenditori. Confimi Industria sposa il green pass in azienda ma servono regole certe non solo per la tutela della salute dei lavoratori, si pensi anche alla salute delle aziende". Così, con Adnkronos/Labitalia, il presidente di Confimi industria, Paolo Agnelli. Al momento per i lavoratori non vaccinati non vige "nessuna misura. Vige il rispetto dei protocolli. E in questo momento, non essendoci un obbligo, le imprese non possono neppure chiedere ai dipendenti se siano vaccinati o meno. Questione di privacy. Attendiamo una legge e la relativa disciplina", continua Agnelli. Secondo Agnelli "al momento in Italia abbiamo circa il 15-20% della popolazione che è contraria al vaccino, che è dubbiosa, che ha paura degli aghi e così via. Quelle stesse percentuali si ripropongono quindi in azienda, e io impresa che faccio rinuncio al 20% della forza lavoro? E come faccio a portare avanti la produzione o l’attività se mi manca 1 dipendente su 5? Noi rappresentiamo l’industria manifatturiera. Penso a un'acciaieria che, come minimo, ha 500 dipendenti, come fa a portare avanti il lavoro se gli vengono meno 100 collaboratori. È impensabile", continua ancora Agnelli. "E poi -si chiede Agnelli- io imprenditore come mi devo comportare con questi dipendenti? Li licenzio? Sarà attivata una cassa integrazione ad hoc? Risulteranno in malattia? Parlare solo di obbligo di green pass non è sufficiente, bisogna normare l’intera faccenda", spiega ancora. E "Confimi Industria -aggiunge Agnelli- ha presentato una sua proposta. Vista la robusta ripartenza, per non fermare gli impianti e far sentire tutti i nostri dipendenti più sicuri, chiediamo che si autorizzino gli imprenditori ad effettuare i tamponi salivari al momento dell'ingresso in azienda a tutti coloro che non possono o non vogliono vaccinarsi. Tanto più che il parlamento ha finalmente equiparato i test salivari ai tamponi antigenici". E i costi? "Visti i costi irrisori dei tamponi, saremmo perfino disposti a pagarli come imprese", continua Agnelli. E non solo "Come Confederazione abbiamo suggerito l’organizzazione di un percorso di formazione-informazione e di supporto psicologico per tutti i collaboratori più scettici o timorosi. Ovviamente da realizzarsi con gli specialisti delle asl locali e con il coinvolgimento dei sindacati per promuovere insieme una cultura vaccinale e accedere agli strumenti già finanziati", aggiunge Agnelli.E il numero uno di Confimi Industria è fiducioso per i prossimi mesi. "Questa ripartenza Confimi Industria l’aveva già prevista diversi mesi fa. Le nostre indagini agli associati, di cui la vostra agenzia ha già dato notizia, parlavano chiaro: le pmi manifatturiere sono piene di ordini e commesse, e i tempi di consegna sono già ai primi mesi del 2022. Abbiamo di che occuparci almeno per tutto l’anno prossimo", sottolinea Agnelli. E Agnelli rassicura anche sulla diffusione attuale del contagio nelle aziende. "Da circa 18 mesi in ciascuna azienda vengono applicati i protocolli sottoscritti con governo, sindacati, Asl e istituti preposti. Funzionano e come. Del resto, si è mai verificato un focolaio in azienda in questo periodo? Non mi risulta", conclude.

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