Roma, 8 giu. (Labitalia) - "La situazione che stiamo vivendo ci ha destabilizzato, il mondo sta vivendo un periodo particolare, questa inaspettata emergenza sanitaria ha provocato anche un’emergenza socio economica. Le più colpite da questo cambiamento sono state le donne adulte, ma anche le ragazze. Il loro mondo è stato sconvolto in maniera più incisiva rispetto a quello dei loro compagni maschi. Noi volontarie Ibm eravamo preoccupate che le studentesse si potessero abbattere, spegnere e demotivare e invece hanno mostrato che hanno resilienza, passione, determinazione e coraggio". Lo dice, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, Floriana Ferrara, csr leader Ibm Italia. "Si sono concentrate e sono riuscite - spiega - mentre studiavano e mandavano avanti a singhiozzo le loro passioni extra scolastiche, a trovare il tempo per approfondire altri temi, disegnare e create progetti stupendi. Ci hanno commosso con la loro forza e i loro lavori tutti bellissimi ci hanno emozionato. La chabot vincitrice del progetto 'Nerd?' (Non è roba per donne? ndr) è un assistente virtuale che offre supporto alle donne vittime di violenza domestica, un argomento delicato trattato con sensibilità e preparazione straordinaria, se si pensa che queste ragazze hanno mediamente 16 anni"."Seconda classificata - continua - una chatbot che risponde a domande sulla luna e la terza che si occupa di ricette. Ma tantissimi i temi affrontati: turismo, green, hobby, matematica, covid, diversità e inclusione". "Le giovani donne - commenta - hanno bisogno di superare i propri ostacoli, di prendere coraggio e di scoprire che sono in grado di realizzare anche ciò che può sembrare molto complesso a prima vista, e che possono avere anche un grande talento nelle materie stem. Non è sufficiente dirglielo, bisogna permettere loro di provare. Per questo motivo in Ibm abbiamo lanciato il progetto 'Nerd?' (Non è roba per donne? ndr)". "'Nerd?' - sottolinea - è nato per diffondere la passione per le materie stem. Le donne hanno un grande bisogno di scoprire da sole per cosa sono portate e così convincersi che possono affrontare la sfida. Devono mettersi alla prova concretamente, nessuno discorso astratto riuscirà a convincerle"."Il progetto - ricorda Ferrara - animato dalle volontarie Ibm, molte delle quali wit (women in technology) mostra concretamente che ci sono donne, possibili role model, che hanno già scelto questa strada, con successo, e che si sentono realizzate professionalmente". "Nel nostro Paese - osserva Floriana Ferrara - c’è ancora bisogno di diffondere la cultura digitale tra le ragazze. Purtroppo i dati di tanti studi ce lo dimostrano. Secondo i dati del World economic forum, ad esempio, ci vorrebbero 137 anni per bilanciare la disparità di genere nel mondo del lavoro. Oppure come rivela un recente studio dell'Ibm Institute for business value (Ibv) 'Donne, leadership e opportunità mancate', nonostante l'accresciuta consapevolezza delle sfide che le donne devono affrontare sul posto di lavoro nel contesto della pandemia Covid-19, la parità di genere non è ancora una priorità assoluta per il 70% delle imprese globali, secondo i professionisti intervistati". "Con il progetto Nerd? (Non è roba per donne? ndr) - avverte - partecipando a incontri formativi e laboratori online, le giovani studentesse imparano in maniera semplice e veloce a progettare e programmare chabot, sperimentando cosa fa un informatico". "L’obiettivo - fa notare - è proprio questo, concedere alle ragazze un'opportunità per verificare se effettivamente, indipendentemente dalle scelte effettuate alla fine delle scuole medie e dagli stereotipi ai quali spesso rischiano di credere, sono o meno interessate e portate per il digitale". "Quest'anno - continua - hanno partecipato al progetto Nerd? 5.123 ragazze da tutta Italia, 500 progetti consegnati (le ragazze lavorano in gruppi di 3/6 persone), 30 progetti vincitori, 86 vincitrici, 17 le università che hanno aderito, 100 Ibmvolunteer coinvolte. Abbiamo iniziato a gennaio con un tour virtuale, ogni giorno in un territorio diverso in collaborazione con un'università di quel territorio, incontrando le ragazze che si erano iscritte". "A febbraio - afferma - abbiamo effettuato i laboratori, in streaming, su come creare una chatbot e come instruire un’intelligenza artificiale e poi abbiamo lasciato le studentesse libere di raccogliersi in team e ideare, disegnare e sviluppare il loro progetto. Hanno consegnato 500 progetti il 15 aprile; dopo una faticosa selezione (i progetti sono stati tutti molto interessanti) il 20 maggio abbiamo effettuato la premiazione. Tutto sempre da remoto senza mai, purtroppo, poter incontrare le ragazze". "La loro preparazione - assicura Floriana Ferrara - è stata poi approfondita attraverso un corso online di Ibm, che ha consentito loro di ottenere un certificato ufficiale di costruttrici di chatbot".

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