Roma, 19 mar. (Labitalia) - "Oggi ricorre il 18mo anniversario dell'omicidio di Marco Biagi, avvenuto a Bologna da parte dell'ultimo residuo delle Brigate Rosse. Anche oggi, come allora, era la festa del papà, una festa che Marco Biagi sentiva molto, forte come era del legame con la sua famiglia. Allora, a differenza di oggi, non era in corso una crisi globale da pandemia ma un furioso confronto ideologico tra riformisti e massimalisti, tra chi voleva fare avanzare il Paese in una dimensione più moderna avendo come punto di riferimento la persona e chi lo voleva fare restare nelle tenebre in nome della norma e del conflitto di classe". Così l'economista Paolo Reboani ricorda, con Adnkronos/Labitalia, il giuslavorista nel giorno dell'anniversario del suo assassinio."Siamo in un passaggio difficile per il Paese - avverte - ma non dobbiamo perdere la memoria della nostra storia e delle conquiste che sono costate la vita a tanti uomini normali. Il sacrificio di Marco Biagi e ciò che ha prodotto quella stagione di riforme hanno rappresentato per l'Italia la rottura con alcuni paradigmi che l'avevano fatta diventare il peggiore mercato del lavoro in Europa. L'idea forte - spiega - era che occorreva un mercato del lavoro che tutelasse la persona e non il posto di lavoro, che permettesse una grande facilità di entrata perché più importante di tutto è il lavoro, che esaltasse le relazioni industriali sui luoghi di lavoro come strumento per adattare le imprese e i territori alle mutevoli situazioni economiche, che fosse basato su norme e pratiche elastiche e dinamiche piuttosto che su totem ideologici senza senso"."Per questo la battaglia sull'articolo 18 e sulla occupabilità - prosegue Reboani - distinse quella stagione. E mise un chiaro confine tra riformisti e massimalisti. La sua eredità è questa - sottolinea - e non deve essere dimenticata. Piuttosto che costruire un nuovo sistema di regole, rigido e asfittico, che alla lunga penalizza il mercato del lavoro e la persona, occorre lavorare, anche in un periodo come questo, affinché si sviluppi un sistema di pratiche, comportamenti e norme leggero e flessibile, che tuteli la persona, anche nella crisi sanitaria, ma faccia progredire e avanzare il Paese. Terminata questa emergenza e rivedendo molte regole, sarà il tempo di rivedere lo Statuto dei Lavoratori, che questo anno compie 50 anni, e attuare lo Statuto dei Lavori, il sogno incompiuto e più profondo di Marco Biagi, che quelle mani assassine in quella serata bolognese hanno solo ritardato", conclude.

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