Vicenza, 16 mar. (Labitalia) - "Da quando si è diffusa la notizia del virus, abbiamo sempre voluto tenere un atteggiamento di serietà. Si son visti numeri dalle fonti indefinibili lanciati ai quattro venti e, come ovvio, smentiti nell’arco di 24 ore. Ci troviamo in una situazione drammatica mai verificatasi prima e bisogna evitare di creare panico basandosi sul nulla. È complicato persino chiederli i dati, figurarsi fare previsioni e statistiche economiche. In questo senso, noi non abbiamo intenzione di ergerci ad apprendisti stregoni. Quindi non faremo stime finché non avremo informazioni affidabili per poterci esprimere". Così, con Adnkronos/Labitalia, il presidente di Confindustria Vicenza, Luciano Vescovi, risponde sui possibili effetti sui fatturati delle aziende del territorio vicentino dell'emergenza coronavirus. Confindustria Vicenza è una delle prime associazioni territoriali a livello nazionale con circa 1.600 imprese associate che insieme occupano oltre 85 mila addetti."Questo è il nostro modo di fare, per senso di responsabilità verso i nostri associati, le persone che lavorano nelle aziende del territorio oltre che dei cittadini e delle istituzioni. E speriamo sinceramente che un comportamento cauto e responsabile possa esser condiviso da tutte le organizzazioni e i privati le cui azioni hanno un riflesso pubblico", sottolinea Vescovi. E sull'operatività del sistema imprenditoriale vicentino Vescovi sottolinea che "la situazione è variegata e soprattutto in evoluzione ora per ora, non c’è ancora un vero e proprio trend. Sette giorni su sette stiamo fornendo alle aziende ogni assistenza in merito alle norme di sicurezza, favorendo la completa applicazione del protocollo per cui devono essere garantite tutte le misure anti-contagio. Alcune aziende, e cambia poco se grandi o pmi, riescono ad applicare tutte le prescrizioni e riescono ad andare avanti con la produzione in sicurezza. Qualcuna facendo anche gli straordinari. Altre, a fronte di sacrifici importanti ma con grande senso di responsabilità, decidono di chiudere gli stabilimenti, o parte di essi, per un periodo". Secondo Vescovi nel caso di aziende che decidono di chiudere gli stabilimenti o parte di essi "anche qui, i casi sono molti: alcune per avere il tempo di dotarsi di dispositivi di sicurezza (le mascherine sono introvabili), altre per mancanza di materie prime che non riescono ad arrivare dall’estero, altre per difficoltà negli ordini.Poi devo dire che, tra molti giustificabili timori, precauzioni che vengono pretese e che le aziende stanno facendo di tutto per dare seguendo pedissequamente le prescrizioni di legge, le persone stanno dimostrando una grande etica del lavoro perché se certe filiere si bloccassero, penso all’alimentare e al medicale, poi davvero sarebbe il caos. Senza contare che l’emergenza economica di certo non aiuterebbe ad affrontare l’emergenza sanitaria". Secondo Vescovi "sull’emergenza sanitaria, non abbiamo intenzione di invadere campi, quello medico intendo, che non sono i nostri. Non posso, però, che ribadire, come sempre dall’inizio di questa emergenza, che dobbiamo essere tutti ligi e disciplinati e uniti nel rispettare le regole, facendo i sacrifici che servono per uscirne".E sulla possibilità di riconvertire aziende nella produzione di mascherine e respiratori Vescovi spiega che "sono diverse le aziende che stanno tentando di contribuire a produrre e fornire nuove mascherine, ma convertire una produzione non è una cosa che si fa dall’oggi al domani perché è un’operazione che interessa una filiera intera, non un’azienda singola. E oggi, a livello mondiale, ogni operazione, dal reperimento della materia prima alla modifica della linea, è molto complicata. In più parliamo di salute e sicurezza, servono autorizzazioni che sono a garanzia del consumatore ma che sono anch’esse lunghe e complesse. Contiamo, però, di avere notizie positive a breve", conclude.

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