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Libri & Editori
Lele Panzeri: "Gli slogan migliori? Mi vengono durante i viaggi in barca..."

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

“Liscia, gassata o Ferrarelle?”. Basta citare una delle sue tante campagne di successo, per non stupirsi del fatto che Lele Panzeri sia uno dei creativi pubblicitari italiani più premiati. Classe ’50, nato a Cassinetta di Lugagnano (Milano), Panzeri ha iniziato a lavorare nella pubblicità a 22 anni: è stato Art Director e poi Direttore Creativo in molte delle più importanti agenzie internazionali e italiane, e nel 1979, insieme ad Annamaria Testa, ha fondato Italia/Italia. Ma siamo solo all’inizio della sua carriera in ascesa: nel 1984, con Sandro Baldoni e Fabrizio Sabbatini, ha dato vita a FCA/SBP, e negli anni si è occupato anche di regia (per la pubblicità, il cinema e la televisione); oggi è socio e direttore creativo della storica agenzia di comunicazione Le Balene. Ma non solo: Panzeri, autore di  soggetti e sceneggiature cinematografiche e televisive, ha appena pubblicato il secondo capitolo della sua autobiografia: dopo “C’ero una volta” (Fausto Lupetti Editore, 2006 - riproposto nei mesi scorsi in e-book da Blonk Edizioni), ecco "Il fantastico viaggio di Ubu - Storia di un tentativo di suicidio finito male, cioè bene", uscito - direttamente in e-book - per Blonk. L’autobiografia di un creativo non può essere banale: così, Lele Panzeri in questo libro fa i conti con la depressione e, allo stesso tempo, con la sua passione per il mare. L’approccio è auto-ironico, e lo dimostra già l’introduzione: “Godo di ottima salute, ma qualche anno fa sono stato assalito da un malessere interiore che mi ha devastato. Di questi tempi la chiamano depressione. Qualche tempo fa si chiamava esaurimento nervoso. Molto tempo fa si chiamava spleen. A me piace pensare di aver avuto lo spleen, come Baudelaire. Non la depressione, come Sara Tommasi… Ho preso alcune centinaia di pasticche, ho frequentato alcuni psicanalisti. Poi ho smesso di fare entrambe le cose: ho deciso di uscirne da solo, per cui ho provato a curarmi con l’acqua salata…”.

LelePanzeri
 

Panzeri, intanto come sta? Il momento difficile è passato?
“Sì, va molto meglio. Nel libro parlo di due anni complicati, il 2007 e il 2008. Senza sapere perché, mi sono ammalato di depressione. Sono andato da psichiatri, psicanalista, ho preso psicofarmaci... Poi ho capito che solo andare in barca mi avrebbe aiutato. Ne ho comprata una di 6 metri, che costava come una Panda usata, l'ho attrezzata benissimo, e sono partito con l'intenzione di raggiungere i Caraibi. Ho portato con me gli antidepressivi, ma una volta salpato non li ho più trovati...".

Sarà stato preso dal panico...
"No, anzi. La barca e il mare mi hanno guarito. Le regalo uno slogan: 'L'acqua salata cura tutti i mali tranne l'annegamento'. Lo donerei volentieri per un'eventuale campagna sociale contro l'abuso di psicofarmaci".

Ma com'è nata la sua passione per la navigazione?
"Sono salito per la prima volta in barca a vela a 24 anni, su invito di un amico. E' stata una folgorazione. Come se un fulmine mi raggiungesse in pieno cervello. E' cominciata una nuova vita, parallela a quella da pubblicitario. Ho attraversato l'Atlantico, sono stato nel Pacifico...".

Torniamo al suo ultimo libro: perché ha deciso di pubblicare "Il fantastico viaggio di Ubu” direttamente in e-book?
“Perché è più veloce, più facile. I numeri sono ancora molto limitati, è vero, ma sento che il mondo dell'editoria va in quella direzione”.

Lei è un mito della pubblicità. Il suo mondo è alle prese con la crisi economica e l’avanzata di internet: come ne uscirà?
"Da sempre sostengo che è inutile opporsi al progresso, quindi non sono affatto pessimista. La verità è che, al di là del mezzo, che sia internet, un manifesto, uno spot tv o radiofonico, la pagina di un giornale... in fondo una campagna pubblicitaria, per funzionare, alla base deve avere un'idea forte. Senza non si va lontano, e vale anche per internet".

A proposito, i creativi della pubblicità hanno imparato a servirsi della rete, o sono ancora indietro?
“Io ormai faccio quasi esclusivamente campagne per i social network. In rete ci sono ancora ampie praterie da esplorare, si può sperimentare. Va anche detto, però, che i consumatori sono cambiati più velocemente di noi: dobbiamo correre più velocemente".

Qual è la campagna di cui va più orgoglioso?
“La svolta è arrivata con quella per Ferrarelle, ma sono legato anche a quella della Golia Bianca ('sfrizzola il velopendulo'), il primo slogan demenziale della storia... E ricordo con piacere  'la rivoluzione non russa' che pensai per il Manifesto...”.

E quella che vorrebbe cancellare?
“Di orribili ne ho fatte tantissime, ma per fortuna quelle brutte vengono dimenticate prestissimo".

Un messaggio ai giovani che sognano di lavorare nella pubblicità.
“Certo non li scoraggio, so bene che quello del pubblicitario è ancora uno dei due-tre lavori più belli al mondo. E' uno dei pochi mestieri in cui pagano la tua fantasia. E' anche vero, però, che quando ho cominciato non c'erano le scuole di pubblicità, mentre oggi tutti studiano comunicazione. E' molto più difficile farsi largo”.

Per ora niente pensione, vero?
"Non ci andrò mai. Navigare mi mantiene giovane. E in barca mi vengono gli slogan più riusciti".

 

LelePanzeriBlonk
 
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