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Libri & Editori
E' un paese che muore un paese che legge meno libri?
In Italia si comprano meno libri, ma crescono i lettori del Nord-Est e gli ultrasessantenni: ECCO TUTTE LE CIFRE DEL RAPPORTO

di Antonio Prudenzano
su Twitter @PrudenzanoAnton

Che in Italia si legga meno rispetto a gran parte degli altri paesi non è certo una novità, purtroppo. Ma nel triennio 2011-2013 la situazione è peggiorata. Lo dimostra il rapporto commissionato dal Centro per il Libro a Nielsen, presentato oggi a Roma (nel box a sinistra i dettagli, ndr), e che in queste ore sta facendo molto discutere in rete. I numeri sono spietati: viene registrato un calo medio sia nella percentuale dei lettori (dal 49% al 43% della popolazione) sia degli acquirenti (dal 44% al 37%). E l'unica buona notizia arriva dal Nord-Est, la sola area del paese che fa registrare una (leggera) crescita di lettori.

Ma perché compriamo meno libri (certo, la crisi economica sta giocando un ruolo importante, frenando gli acquisti degli stessi lettori forti, ma non basta a spiegare il calo) e ne leggiamo sempre meno? Che cosa ha preso il posto della lettura? Come molti lettori e addetti ai lavori fanno notare su Facebook e Twitter, oggi i libri subiscono la tremenda concorrenza di internet (basti pensare a quanto tempo trascorriamo sui social network), dei videogiochi, e l'elenco potrebbe continuare...

Come ha fatto notare anche il presidente del Centro per il libro Gian Arturo Ferrari, tra l'altro, siamo indietro anche sul versante digitale; la crescita degli e-book, infatti, in Italia "non è esplosiva". E mentre l'editoria libraria vive "la crisi peggiore dalla fine della Seconda Guerra Mondiale", colpiscono alcuni dati: nel triennio preso in esame dal rapporto il calo riguarda tutte le fasce d'età, "con particolare rilevanza in quelle più giovani: dal 70% al 60% nella fascia 14-19 anni, dal 52% al 40% in quella 20-24". E cosa dire di quanto accade al Sud, dove i lettori sono scesi 39 al 31%? A questo proposito va aggiunto che, numeri alla mano, la fascia di reddito rappresenta una discriminante decisiva, e la conseguenza è un'ulteriore spaccatura nel paese.

Ma invertire la tendenza è possibile? Nonostante si parli tanto di promozione della lettura tra i più piccoli, finora si è fatto molto poco, soprattutto a livello politico. Prima di prendersela con il Parlamento (a proposito, il governo Renzi - e il ministro dei Beni Culturali Franceschini in particolare - che cos'hanno in mente per il futuro del Centro per il libro? E, soprattutto, quali risorse economiche sono pronti a investire nella promozione della lettura?), è giusto però fare tutti un esame di coscienza e ammettere: 1) che leggiamo meno perché siamo sommersi dalle distrazioni; 2) che leggiamo meno perché siamo più stanchi (e la lettura è un'attività che necessita di non poca concentrazione).

E poi c'è chi, come Luca Sofri, via Twitter lancia una provocazione: "Non credo muoia un paese se si leggono meno libri e si fanno altre cose. Non esageriamo con la totemizzazione". E qui arriviamo a un'altra domanda: è un paese che muore un paese che legge meno libri? La risposta è sì, e le ragioni sono tante. Ne citiamo solo una: un paese in cui si perde l'attitudine alla lettura (di libri, cartacei o digitali che siano), è anche un paese che farà molta più fatica a capire come affrontare le sfide del futuro, e a superare questi anni difficili. E' un paese che resterà indietro...

 

 

 

 

Tags:
leggereletturalibrilibreriecentro per il libroluca sofri
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