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Libri & Editori
"Il potere delle donne". Maria Latella: ecco come è nato questo libro

Introduzione

A quante di voi è capitato di essere corteggiate da un collega (o da un capo) che proprio non vi piaceva? È successo anche a Fernanda Contri, famosa avvocato, poi giudice della Corte Costituzionale, che in questo libro spiega il brillante sistema con cui mise al suo posto l'improvvido. "Da allora andò in giro dicendo che ero una donna molto spiritosa."

Capita a tutte di rimanerci male perché hanno promosso un altro. È successo perfino alla presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, quand'era ancora una giovane dirigente di Banca d'Italia. In questo libro vi racconta come ha fatto in modo che non succedesse una seconda volta.

Capita a tante donne di tornare a casa, la sera, e di vedere soltanto un attimo i bambini perché è tardi e devono andare a letto. I sensi di colpa, poi, rosicchiano il cuore. Succede anche a giovani madri privilegiate come Barbara Berlusconi o la ministra Marianna Madia. In questo libro condividono la lista dei dilemmi che pesa quando si combatte per tenere insieme famiglia e lavoro.

Maria Latella accompagna le tappe comuni alla vita di tutti, dal tempo della scuola all'ingresso nel mondo del lavoro, dalle sconfitte alle grandi gioie, attraverso le confessioni esclusive di donne che ce l'hanno fatta. Si raccontano, tra le altre, l'attrice Paola Cortellesi e l'avvocato più richiesto dai potenti d'Italia, Paola Severino, la ministra della Difesa Roberta Pinotti e la presidente della Camera Laura Boldrini, la magistrata Lucia Aielli minacciata dalla camorra e la stilista Frida Giannini. Donne Alfa, si dice oggi. "Da ciascuna di loro ho imparato un trucco per vivere meglio," scrive l'autrice.

In fondo, è lo scopo di questo libro, scritto da una giornalista che da anni segue con attenzione sia le giovani donne che stanno per entrare o sono appena entrate nel mondo del lavoro, sia le loro madri o sorelle maggiori (e i loro padri e fratelli). Chiunque sia curioso e interessato a cambiare qualcosa, a cominciare da se stesso.

 

L'autrice

Maria Latella è giornalista di carta stampata e tv. È stata inviata per la politica al "Corriere della Sera" e ha diretto per sette anni il settimanale "A". Editorialista e blogger del "Messaggero", da dieci anni è autrice e conduttrice di trasmissioni su Sky TG24, da ultimo il programma domenicale L'intervista. Ha scritto vari libri, tra cui Tendenza Veronica (2004) e Come si conquista un paese (2009).

Tra i suoi interessi, la formazione (è membro del board Samsung Education) e l'affermazione delle donne nel mondo del lavoro. Nel 2013 è stata premiata come giornalista dell'anno dalla Fondazione Bellisario.

 

Il potere delle donne
di Maria Latella
Editore Feltrinelli
199 pagg 18 Euro

 

Com'è nato questo libro

Questo libro nasce quasi contro la mia volontà e soprattutto per colpa di Rita Levi Montalcini. No, la stimabilissima scienziata, premio Nobel, scomparsa nel 2012, non ha responsabilità dirette. È che mi ero stufata di sentirmi proporre solo il suo nome quando, qualche anno fa, si introdusse il rito del "cerchiamo una donna autorevole per". Per un'intervista. Un ri­tratto fotografico. Un convegno. Per.

Dopo il ventennio della cultura mixata, "alto-basso" come si diceva (in realtà, una scusa per abbassare, più che alzare), dopo centinaia di interviste alla pur sveglia Alba Parietti, chiamata a discettare su tutto, dalla poli­tica alla religione, ci si accorse che servivano "donne autorevoli". Dove pescarle se, fino ad allora, si era con­cessa visibilità solo e soltanto alle soubrette? Così, nel­le riunioni di redazione, c'era sempre qualcuno che, esausto, finiva per suggerire: "Si potrebbe sentire Rita Levi Montalcini".

Esausta anch'io, ho cominciato a sognare delle al­ternative. Sapevo, lo sanno tutti in realtà, che l'Italia è ricca di donne non solo autorevoli ma spiritose, in­telligenti, interessanti. Ce ne sono tantissime ma po­co e niente si è fatto perché fossero conosciute. Spero che leggendo le storie e i consigli che alcune tra loro mi hanno generosamente trasmesso, troverete il loro racconto utile (e interessante) così come utile e interessante è stato per me. Da ciascuna delle intervistate ho imparato un trucco per vivere meglio. Qualcosa che non sapevo.

Trovo ingiusto, perfino un po' subdolo, che si accre­diti il concetto per cui "le donne autorevoli siano po­che e più o meno sempre le stesse". Ecco perché (e a molti - lo so - sembrerà sbagliato), qui non troverete la voce di alcune donne che pure negli anni si sono con­quistate una meritata fama. Un nome per tutte: Emma Bonino. Una che da vent'anni molti italiani vedrebbero bene al Quirinale ma tanto, si sa, mica decidono loro. La dignità con cui ha gestito l'annuncio della sua ma­lattia, senza eroismi e senza piagnistei, ha confermato la cifra della donna. Ma Emma Bonino in questo libro non c'è perché vorrei che le venti-trentenni conosces­sero le altre, quelle per cui Emma è già stata una role model. Donne meno note della leader radicale ma che per lei nutrono, come me, grandissima ammirazione.

La seconda ragione per cui è nato questo libro è che, dopo aver scritto di uomini per trent'anni, mi è venuta voglia di parlare di donne. Ho cominciato a lavorare in un giornale nell'estate del 1980. Per anni ho raccontato storie, cronaca, a volte costume e poi, tornata a Roma, intrighi di Palazzo. Quella roba che seriosamente si chiama politica. Sette volte su dieci, i protagonisti erano uomini. È andata così anche quan­do dalla carta stampata sono passata alla tv: se ogni domenica intervisti ministri, imprenditori, segretari di partito, quasi sempre ti trovi di fronte un uomo. Le cose stanno cambiando, ma quando, nel 2005, ho co­minciato il mio love affair con le telecamere di Sky TG24, gli ospiti delle mie trasmissioni erano quasi tutti uomini.

Eppure, lo sapete, le donne sono interessanti. Rac­contarle è interessante. Motivo per cui siamo qui, voi con questo libro tra le mani e io a spiegarvi perché tra le mani ve lo ritrovate. Ce n'è anche un'altra, di ragio­ne, ed è la terza e la più importante: ho la fortuna di avere una figlia. Ha trent'anni. Ho una stepdaughter di ventitré (è inglese ma non per questo uso la sua lingua: è che in italiano, dai tempi di Cenerentola, fi­gliastra suona orribile). Lavoro con molte ragazze della loro età, le Millennials nate negli anni ottanta o nei primi anni novanta.

A queste ragazze vorrei dire, parafrasando il romanzo di Nick Hornby: "Non but­tatevi giù". Non buttatevi giù se nei momenti cupi (tanti) vi sembra di essere nate nel decennio sbaglia­to. Non buttatevi giù se vi ricordano che siete la pri­ma generazione in cui i figli guadagneranno meno dei padri. Non buttatevi giù se a trent'anni, con laurea e master, vi tocca ancora vivere con mamma perché i soldi per l'affitto non ci sono. Non buttatevi giù se vi dicono che il lavoro per il quale avete il curriculum giusto, l'esperienza, la passione, andrà a un uomo perché è un uomo e, magari, pure raccomandato.

La nostra generazione, quella delle bambine nate negli anni cinquanta e sessanta, è stata sicuramente più fortunata, ma voi ragazze avete una cosa di cui noi, almeno in Italia, disponevamo poco. Avete dei modelli. Delle donne a cui ispirarvi, se vi convincono. Da cui imparare, se vi interessa. Da criticare, se vi serve. Noi non ce le avevamo. E, credetemi, ci sareb­bero state parecchio utili per evitare errori che, con tutto il cuore, vorrei aiutarvi a scansare.

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