Su Affaritaliani.it il sentito intervento di Daniela Di Sora, fondatrice del marchio indipendente Voland, che invita alla “resistenza” nonostante il momento difficilissimo che sta attraversando il settore
di Daniela Di Sora
(www.voland.it)
Desidero raccontarvi un episodio che mi ha colpito. Come tutti sanno, quelli che abbiamo alle spalle sono mesi (e anni) duri, durissimi. Qualche giorno fa, presa dallo sconforto, ho mandato per mail una lettera a una trentina di amici, alcuni dei quali non vedevo e non sentivo da tempo, ma tutti più o meno legati al mondo della slavistica, e comunque al mio mondo, quello dei libri e delle storie.
Nella lettera dicevo in sintesi, tra l’altro: non so se ce la faccio, forse sarò costretta a chiudere la casa editrice, chi vuole e chi può, e soprattutto chi non ha intenzione di leggere sempre e soltanto i soliti noti, e dunque chi pensa che in questi 20 anni abbiamo pubblicato dei bei libri, ci dia una mano per favore…
La risposta è stata di una generosità e di una rapidità meravigliose, che mi hanno lasciato senza fiato. C’è stata una corsa ad acquistare libri sul sito, a scrivere, a chiedere informazioni, a dire resisti, ci sono state altre varie forme di generosità concreta e reale che per pudore non racconto.
Sono rimasta profondamente turbata e comincio a pensare che forse, davvero, si debba resistere a tutti i costi. Il mondo dei libri sa essere bello e generoso, e vale la pena di appartenervi. Riprendiamoci la notte, diceva un vecchio slogan di tanto tempo fa. Riprendiamoci i libri, torniamo a riempire le librerie ma anche le biblioteche, i teatri, i cinema, tutti i luoghi dove la cultura deve tornare a essere viva e vissuta, fatta da noi che non ce la lasciamo imporre.
Forse se ci contiamo scopriamo che non siamo poi così pochi. Ripartire dalla cultura non deve diventare un ennesimo vuoto slogan. La cultura è linfa vitale, è sangue, è circolazione di idee. Siamo belli e generosi anche perché siamo curiosi, perché leggiamo, perché ci interessano le storie degli altri. Serve poco a ridare la carica: l’impressione e la convinzione che il tuo lavoro sia necessario, che a qualcuno i tuoi libri e le tue storie interessino davvero.

