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Libri & Editori
Ferrari ad Affaritaliani.it: "Il libro sopravviverà, ma con quale ruolo?"

L'ESTRATTO DA "LIBRO"

Leggi su Affari Italiani il capitolo "Tensioni. Editori, editoriali, manager"
(© 2014 Bollati Boringhieri editore - pubblicato per gentile concessione dell'editore)

 

 

L'APPUNTAMENTO

Domenica 11 maggio, alle ore 15, Gian Arturo Ferrari presenterà "Libro" al Salone di Torino (Sala Blu). Oltre all'autore sarà presente Stefano Mauri.

 

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

A lungo Gian Arturo Ferrari è stato l’uomo più potente dell’editoria libraria italiana. Ha vissuto da protagonista (da numero uno della Mondadori, la più grande casa editrice italiana, dove arrivò nel 1997) gli anni d’oro,  in cui ancora il segno più e l’ottimismo la facevano da padrone nell’industria del libro. E nel 2009 ha lasciato Segrate, per raggiunti limiti d’età, proprio alla vigilia dell’inizio della crisi del settore, che da ormai tre anni fa i conti con il calo generale delle vendite, le difficoltà per l’intera filiera e l’impatto della rivoluzione digitale.

Dopo la lunga esperienza alla Mondadori, Ferrari negli ultimi anni ha ricoperto il discusso ruolo di presidente del Centro per il libro e la lettura, ma a fine marzo ha lasciato l’incarico. Al suo posto, il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha chiamato Romano Montroni.

Il “Professore”, che lo scorso 4 febbraio ha compiuto 70 anni, e che nella sua carriera ha fatto pubblicare migliaia di libri, domani è in uscita con un atteso volume, dal titolo impegnativo, “Libro”, pubblicato nella collana Sampietrini di Bollati Boringhieri (la casa editrice – oggi nel gruppo GeMS – nella quale cominciò la sua carriera nell’editoria dopo essersi dedicato, dal 1974 al 1989, all’insegnamento universitario, prima come professore di Storia della scienza e poi di Storia del pensiero scientifico, all’Università di Pavia).
Affaritaliani.it l'ha intervistato.

Ferrari, nel suo primo “Libro” (diviso in tre parti e dedicato “alla memoria di Paolo Boringhieri”) non solo si interroga sull’incerto futuro dei volumi cartacei, ma ne ripercorre anche la storia, e racconta come sono nati i libri, sia come oggetti fisici, sia come costrutti mentali e culturali, sia come entità economiche. Cosa l'ha colpita in questo viaggio?
"Non avevo mai pensato al libro nel suo insieme. E, da quel che mi risulta, non esistono testi che guardano al libro nella sua totalità. Nella mia lunga carriera nell'editoria mi sono infatti sempre occupato di aspetti specifici. E' stato questo punto di vista complessivo a colpirmi”.

Nell'ultima parte del volume lei scrive: "Il libro si trova a una svolta o meglio a un bivio. E una delle due strade conduce al declino. Non alla scomparsa o all'estinsione, niente di così drammatico, ma al declino probabilmente sì...". Quanto affronta il tema degli e-book, inoltre, più che di rivoluzione in atto, lei preferisce parlare di "viaggio verso l'ignoto"... Dove ci condurrà questo percorso?
"Ovviamente non abbiamo certezze, altrimenti non si tratterebbe di un viaggio verso l'ignoto. Quello che si può dire è che il libro, non in quanto oggetto fisico ma in quanto forma culturale, sopravviverà. Il problema è capire che ruolo avrà. Il libro è stata la forma massima della concretizzazione dell'esperienza intellettuale umana. Tutto ciò che gli uomini hanno creato, inventato, pensato, è stato messo nei libri, tramiti insostituibili nella storia culturale dell'umanità. Ma sarà così anche nei prossimi anni?”.

Lei che risposta si è data?
"Credo che il libro rimarrà un tramite, ma non più insostituibile. A questo proposito, ciò che noto è che ci sono due aspetti contrapposti da considerare".

Quali?
"Da un lato la proliferazione delle forme di comunicazione non libraria, che ci avvolgono, e che tendono a considerare il libro -  in modo più o meno sottointeso - il passato. Va però anche aggiunto che ancora oggi tutta l'esperienza intellettuale dell'umanità passa attraverso i libri. Stiamo dunque vivendo questa contraddizione, ed è difficile prevedere come si risolverà".

E l’industria del libro così come la conosciamo, che fine farà?
“La forma industriale dell'attività libraria sostanzialmente è durata poco più di un secolo, tra la fine dell'Ottocento e la fine del Novecento. Questa forma, come scrivo, è entrata in crisi, in quanto essa è legata alla produzione industriale, fisica, dei libri. Ma, sia chiaro, mi riferisco alla produzione di 'varia', non all'intera produzione libraria. E su questo aspetto mi soffermo per diverse pagine nel saggio”.

Ferrari, si sente fortunato ad aver lasciato la guida della Mondadori proprio alla vigilia dell'inizio della crisi?
"Probabilmente la grande crisi è cominciata proprio perché ho lasciato... Scherzi a parte, non sono affatto contento che il mondo del libro sia in difficoltà. Se mi fossi dovuto confrontare con questi anni difficili, l'avrei fatto. Da una parte c'è una crisi strutturale, e mi riferisco al cambiamento della natura stessa del libro, dall'altra una crisi di mercato. Questi due fenomeni si sono sommati, e il risultato è un momento molto difficile da gestire".

Negli ultimi anni lei ha partecipato a decine di tavole rotonde sul futuro del libro, sugli e-book, sulla crisi in libreria, sulla scarsa propensione alla lettura degli italiani… e per decine di volte si è ritrovato a dover rispondere alle stesse domande… Spesso i suoi interventi hanno generato polemiche: teme l’accoglienza che verrà riservata a questo saggio?
“Quello che ho detto, nelle occasioni in cui l'ho detto, era quello che pensavo. Non ho mai avuto paura di esprimere la mia opinione. Sono un antico allievo di Aristotele, e credo nel principio di realtà. Penso che le cose siano così come sono. Quindi, dire le cose come sono o, meglio, come appaiono a me, non mi ha mai preoccupato. Quanto ai miei colleghi, in privato sono molto pessimisti, mentre in pubblico cambiano versione. Invece, sia in pubblico sia in privato, io preferisco essere realista. Sono fatto così”.

Lei conosce l’industria del libro come pochi altri. Dopo aver lavorato per la casa editrice Boringhieri, prima di approdare a Segrate è stato direttore Libri alla Rizzoli. Come stanno affrontando questa fase assai complessa i nostri editori?
“Non mi va di giudicare l'operato dei mie colleghi. Bisogna stare sul campo di battaglia per capire come disporre le truppe”.

Com'è nata l’idea di scrivere “Libro”?
“A chiedermelo è stato Stefano Mauri, con cui presenterò 'Libro' al Salone. E ho subito accettato la proposta”.

Colpisce lo stile divulgativo che ha scelto di adottare.
"Non sono un grande appassionato dello stile accademico, e per 'Libro' non ho cambiato il mio stile. Quando scrivo, anche per il Corriere, cerco di essere il più chiaro possibile".

Le spiace aver dovuto lasciare la presidenza del Cepell?
"Un po' sì, è umano". 

A proposito, assumerà la carica di presidente del comitato scientifico dell’istituto come le ha chiesto Franceschini?
“Con il ministro per il momento abbiamo parlato della presentazione del mio libro a Roma, a cui le anticipo che Franceschini prenderà parte. Quanto alla domanda, se mi verrà formalmente chiesto di assumere l'incarico, credo che accetterò”.

Il mandato di direttore del Salone del libro di Torino di Ernesto Ferrero è in scadenza, e si fa anche il suo nome per la successione...
"Non saprei cosa risponderle, non se so nulla".

Quindi nel suo futuro vede la scrittura?
"Direi di sì".

Anche di un romanzo?
"Perché escluderlo?".

Dopo questo suo primo saggio, in cui non ha dato spazio ai ricordi personali, ha in mente di pubblicare anche un libro autobiografico?
“Non mi sento di escludere neppure questa possibilità...”.

Gian Arturo Ferrari Libro B
 

 

 

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