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"Gli eroi imperfetti" di Sgambati: leggi un estratto

LA TRAMA - Un uomo anziano dai modi fini e studiati, di nome Gaspare, durante un classico "gioco della verità" al termine di una cena tra amici racconta un segreto che riguarda sua moglie, il cui cadavere fu trovato nel Tevere anni prima. La verità è talmente sconvolgente che la routine di due commensali (un vinaio e sua moglie) va in crisi per il semplice fatto di averla ascoltata. Chi non è al corrente di come sono andati i fatti è invece Irene, la figlia di Gaspare, una ragazza affascinante e problematica, il cui unico modo per sfuggire al malessere che la attanaglia da quando è piccola sembra quello di condurre una vita sessuale senza regole né gerarchie. Peccato che di Irene si innamori Matteo, un libraio che lavora a pochi metri da casa di lei, deciso a tutto pur di portarla verso una relazione stabile, persino a scoperchiare la terribile verità che circonda la morte di sua madre.

Stefano Sgambati
 

L'AUTORE - Stefano Sgambati è nato a Napoli nel 1980, ma ha sempre vissuto a Roma. Attualmente abita a Milano e si occupa di giornalismo e letteratura.
Ha pubblicato un libro di racconti e due saggi narrativi. Gli eroi imperfetti è il suo primo romanzo.

LEGGI SU AFFARI ITALIANI UN ESTRATTO:
© Stefano Sgambati, 2014
Edizione pubblicata in accordo con Vicolo Cannery, agenzia letteraria
© minimum fax, 2014

 

Non ci potevamo credere.

Lo guardammo. Dentro agli occhi come se volessimo cercare il cervello. Era tutto vero.

Le cose vogliono essere dette. L’illusione che siamo stati noi a dirle crolla nel momento in cui ci escono di bocca, perfettamente autonome, cullate da una mano di ostetrica troppo sapiente per essere la nostra. Ci usano, sfruttano il nostro apparato fonatorio: solleticano la glottide, si arrampicano sul velo del palato, bussano sui denti, premono contro le labbra e si danno al mondo nella forma di lessemi. Le cose che si sono fatte dire si librano davanti alle nostre facce per farci sapere che ormai è tardi, che non si può tornare indietro. È rassicurante questo fatto, almeno per uno come me che in vita sua ha sempre preferito farsi trasportare, piuttosto che trascinare. Le parole sono muscoli involontari e se sto camminando, adesso, a quest’ora, sperando che mia moglie, a casa, stia morendo di preoccupazione, be’, è colpa loro.

Lo accogliemmo con una semplicità plastificata. Ci sentivamo a disagio perché mai, da quando eravamo sposati, avevamo accolto una persona «single» a cena. Questo fu, per me e mia moglie, il benvenuto alla «trasgressione».

Un uomo molto più grande, con le mani tese nell’atto di porgerci un regalo, come è d’uso quando si viene accolti in casa altrui: una bottiglia di vino rosso, uno Shiraz del Casale del Giglio proveniente dal mio negozio. La prima risata d’ordinanza: il pacchetto gliel’avevo fatto io stesso il giorno prima e quella annotazione ovvia, tra esseri umani troppo adulti, diventò utilissima come antidoto al veleno da imbarazzo.

Io non sono una persona speciale.

Mi chiamo Corrado Marini, mica Syd Barrett, e vendo bottiglie, poi chiudo il negozio e vado a casa. Di me non resterà niente e mi va benissimo così: non sono nato per rimanere nella memoria. Non m’interessa, l’immortalità. C’era una sola cosa, a pensarci bene, nella quale eccellevo: la cucina. Sapevo cucinare. Adesso invece non cucino più e ingrasso, perché mangio male e la maggior parte del tempo la passo seduto a pensare a Gaspare, a quelle cose che gli sono uscite di bocca. Mia moglie mi indica il ventre che s’ingrossa, mi domanda: che sei incinto? Io non le do retta. Carmen è l’opposto di me, basta vedere come ha reagito a questa cosa che ci è capitata. Lei è una che ha sempre bisogno di novità, le va stretto tutto, non soltanto i vecchi vestiti che a ogni cambio di stagione tira fuori e prova a rimettersi: ostinata come una goccia, mia moglie è una che non si sa arrendere. È il genere di persona che si farebbe andare bene pure un calcolo renale, piuttosto che cedere alla noia: non a caso Gaspare l’ha migliorata come una passata di make-up.

Col tempo mi sono fatto l’idea che per quell’uomo si trattasse nient’altro che di un passatempo. C’è chi va a cavallo: lui si divertiva a tormentare gli altri. Forse agiva per invidia, per gelosia: o forse lo muoveva la pura cattiveria. Una cosa è sicura: Gaspare quello che faceva lo sapeva. L’ha sempre saputo, dal primo momento, dal primo passo che ha compiuto in casa nostra. Lo sapeva che ci avrebbe piegato, anzi, che ci avrebbe deviato. Lo sapeva che non eravamo una coppia forte abbastanza da fare semplicemente finta di niente. Ha agito con sapienza sulla nostra assoluta e inevitabile normalità: il nostro non è certamente il matrimonio migliore del mondo, ma nemmeno il peggiore. Diciamo che è l’accoppiamento più naturale: il pecorino di fossa con il passito invecchiato e passato in legno; io con mia moglie.

 

(continua in libreria)

Tags:
minimum faxstefano sgambatigli eroi imperfetti
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