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ECCO IL DISCORSO INTEGRALE DI FEDELE CONFALONIERI IN ASSEMBLEA

 

Signore e signori buongiorno.
Affrontiamo subito il dato più evidente, e del tutto inedito, che emerge da questo nostro bilancio societario del 2012: il risultato netto consolidato
si attesta in negativo per 287.1 milioni di euro. Diciamolo subito: è un dato di cui avremmo volentieri fatto a meno, il primo segno rosso in una lunga e virtuosa storia aziendale ultradecennale di profitti molto robusti e di dividendi super per gli azionisti. Ma la lettura economica da sola non basta. Occorre andare oltre e approfondire. Si comprende così che il risultato negativo è conseguente ad una severa revisione al ribasso dei valori di alcuni importanti asset aziendali. E’ stata una iniziativa pesante, ma certo doverosa, con la quale abbiamo voluto ri-sincronizzare le cifre iscritte a bilancio con i valori correnti degli asset.

E’ qualcosa che ha a che fare con la trasparenza e la correttezza che da sempre hanno distinto i nostri rapporti con il mercato. Ma non è tutto qui. Accanto al dato della perdita, ve ne sono altri che dicono quanto abbiamo lavorato, e con quanto successo, sul versante della riduzione drastica dei nostri costi e della razionalizzazione dei nostri processi aziendali. L’ingente taglio dei costi non ha avuto - e non ha - carattere contingente o di emergenza, ma inizia invece ben prima della fase acuta della crisi economica italiana, quando ancora l’azienda poteva vantare utili di centinaia di milioni.

E così, all’appuntamento con quella che è la prova più dura per la nostra azienda - il crollo dei consumi e insieme quello della pubblicità - siamo arrivati nelle migliori condizioni possibili, dopo un profondo lavoro di efficienza in tutti i settori e forti di una solidità patrimoniale che ci lascia lavorare per il futuro senza angosce di progetti di rifinanziamento che invece assillano alcuni operatori media italiani. Malgrado l’esercizio difficile, abbiamo generato cassa, abbiamo ridotto l’indebitamento che è largamente al di sotto degli impegni presi con i nostri finanziatori. Il nostro bilancio vanta un portafoglio di asset quotati che dimostrano la forza finanziaria di un gruppo che sta investendo con vigore nello sviluppo dei propri prodotti editoriali. Questa forza è stata certificata la scorsa settimana quando la nostra controllata E.i.towers ha collocato sul mercato un bond a tassi molto convenienti ottenendo offerte di acquisto dieci volte superiori rispetto ai quantitativi messi in vendita. Questo management ha saputo fare scelte dolorose quando ancora non vi era nessuna visibilità del peggioramento economico.

E il vertice ha saputo esprimere leadership e credibilita’ per mobilitare tutte le persone e tutte le strutture nella campagna di abbattimento dei costi. Per come abbiamo garantito la sostanziale salute dei nostri conti e delle nostre attivita’… Per come abbiamo tenuto ferma la necessita’ di preservare e anche sviluppare il nostro business… Per come abbiamo saputo rinnovare e ampliare la nostra offerta multimediale… Noi siamo decisamente ottimisti e nelle condizioni di sfruttare al massimo la ripresa prima o poi inevitabile. Siamo partiti dal dato di bilancio, vediamo dunque gli elementi principali dell’esercizio 2012. I ricavi netti consolidati raggiungono i 3.720,7 milioni di euro, in diminuzione rispetto ai 4.250,2 milioni di euro dell’esercizio precedente. I risultati del gruppo nell’esercizio 2012 hanno risentito della crisi economica internazionale e in particolare del quadro recessivo italiano e spagnolo. Considerata questa contrazione del mercato, il gruppo in italia ha effettuato nel bilancio 2012 svalutazioni e accantonamenti e ha stanziato oneri di ristrutturazione non ricorrenti al fine di adeguare al nuovo contesto i valori dei principali diritti sportivi e delle risorse artistiche. L’impatto complessivo netto di questi interventi è stato pari a 307,8 milioni di euro. Il risultato operativo del gruppo - al netto degli oneri non ricorrenti, delle svalutazioni e degli accantonamenti - avrebbe chiuso in positivo per 72,4 milioni di euro.

Gli interventi sopra citati portano il risultato operativo del gruppo in negativo per 235,4 milioni di euro, mentre il risultato netto consolidato si attesta in negativo per 287,1 milioni di euro In questo contesto, il Consiglio di Amministrazione di Mediaset ha deliberato di proporre a questa assemblea di non distribuire dividendi agli azionisti. Sempre a livello consolidato vale la pena registrare che grazie alle energiche manovre di efficienza operate in tutte le aree di business, la generazione di cassa consolidata è stata eccellente (287,0 milioni di euro) e ha portato l'indebitamento netto del gruppo ad abbattersi di 177,9 milioni di euro, passando da 1.890,7 milioni di euro del 1 gennaio 2012 a 1.712,8 milioni di euro del 31 dicembre 2012. Vediamo ora in dettaglio i risultati dell’Italia. La raccolta pubblicitaria lorda su tutte le reti Mediaset, sia free che pay, ha registrato un calo del 16% rispetto al 2011. Un risultato in linea con quello del mercato pubblicitario televisivo italiano, e migliore rispetto a quello dei periodici e dei quotidiani che hanno registrato un calo superiore al 19%. I ricavi della nostra pay tv Mediaset Premium si attestano a un valore di 518 milioni di euro, in linea rispetto a quelli registrati nel 2011 grazie anche ad un sostanziale mantenimento della base abbonati intorno ai 2 milioni. Sul lato dei costi è importante sottolineare che Mediaset ha superato già nel 2012 il primo obiettivo di risparmi di 250 milioni di euro. Infatti, grazie a un lavoro esteso e profondo su tutte le voci di costo che ha salvaguardato qualità e quantità del prodotto televisivo, la riduzione delle spese ha comportato un risparmio netto di 307,2 milioni di euro nel solo esercizio 2012. Complessivamente i ricavi netti in italia sono andati a 2.834,9 milioni di euro con un risultato operativo, dopo svalutazioni e accantonamenti, negativo di 284,0 milioni di euro e un risultato netto negativo di 307,4 milioni.

Dal punto di vista finanziario, nonostante la difficoltà congiunturale, la generazione di cassa operativa, solo in italia, è stata pari a 245,6 milioni di euro ed è cresciuta di oltre 100 milioni rispetto al 2011 nonostante la flessione dei ricavi pubblicitari. Veniamo agli ascolti della nostra televisione. Nel corso del 2012 le reti Mediaset, includendo anche i canali digitali, hanno mantenuto salda la loro leadership sul target commerciale in tutte le fasce orarie: 37,8% in prima serata, 36,7% nelle 24 ore. Canale 5 è la rete italiana più vista nel target commerciale sia in prima serata (18,1%) sia nelle 24 ore (16,7%) Spagna Vediamo ora brevemente i risultati della nostra controllata spagnola Mediaset España. La raccolta pubblicitaria lorda di Publiespaña ha raggiunto i 857,3 milioni di euro registrando una diminuzione del 14,8% rispetto al 2011. I ricavi netti nel 2012 sono stati pari a 886,7 milioni di euro rispetto agli 1.009,3 milioni di euro del 2011. Il risultato operativo è stato pari a 48,8 milioni di euro rispetto ai 164,5 milioni di euro del 2011, mentre l’utile netto è stato di 50,1 milioni di euro. Nel 2012 le reti televisive del gruppo Mediaset España ottengono la leadership sia in prime time (27,4%) che nelle 24 ore (28,1%). Telecinco si conferma la rete spagnola più vista nel totale giornata (13,9%). Fin qui i dati dell’esercizio 2012. Vediamo ora il contesto di business nel quale Mediaset opera. Partiamo da una verità evidente a tutti noi. La televisione è in uno stato di straordinaria salute e vitalità. Nulla di ciò che era stato detto circa la marginalizzazione della tv si è avverato: la rete non si è sostituita alla tv, emarginandola. E’ avvenuta una cosa diversa: la televisione trova nella rete un formidabile mezzo di diffusione multimediale e di amplificazione. In rete si discute, si litiga, ci si divide quasi sempre a partire da cose che accadono in tv. La stessa questione del copyright, una guerra economica mondiale sempre più aspra tra broadcaster e Internet company, nasce dalla esigenza vitale della rete di fagocitare e rilanciare contenuti video. Qualche anno fa, a proposito di Internet fenomeno nascente ci si chiedeva, e noi stessi ci chiedevamo: "Where the money is?".

La risposta è davanti a noi: nella pubblicità legata in buona parte ai contenuti video di qualità, e non certo a quelli prodotti dagli utenti. Ho detto contenuti, parola che ricorre da qualche anno, non casualmente, nei nostri ragionamenti. Il processo è ora arrivato allo stadio finale: il mezzo di distribuzione tende alla trasparenza, e si impone il contenuto video. Per il pubblico non conta nulla la piattaforma di distribuzione da cui il contenuto proviene, perchè alla fine cio’ che conta è vedere quello che vuoi, dove vuoi e quando vuoi. E’ quello che in America, dove a tutto danno una sigla, si chiama 'Atawat'…anything, anywhere, anytime..Basta entrare in un negozio di elettronica per vedere come il televisore è sempre piu’ centrale nelle case degli italiani: la rete passa di li’, magari riportando sullo schermo ciò che è stato prodotto in uno studio televisivo.Per inciso: gli stessi operatori telecom nel mondo sono scesi in campo per assicurarsi - in concorrenza con i gruppi televisivi - anche le frequenze tv. Le vogliono loro, per distribuire wireless, cioe’ su dispositivi mobili, contenuti ancora una volta televisivi. La nostra azienda in questo contesto digitale opera esattamente da dieci anni, ed è qualcosa che ci rende molto forti rispetto ai nostri concorrenti. Al contrario di altri settori editoriali, pensiamo ai fragili giganti della carta stampata, mediaset non deve riconvertire al digitale la propria offerta. Il nostro core business - i contenuti video declinabili su tutte le piattaforme di distribuzione - sono la risorsa più pregiata su cui tutti, dagli editori tradizionali fino ai colossi tecnologici, stanno cercando di concentrarsi.

Vi cito solo un indicatore della vitalità del settore del broadcasting televisivo nel nostro paese e della inesauribile fame di video che hanno gli italiani. Siamo il Paese europeo con il record di tempo medio dedicato alla televisione: 253 minuti per telespettatore al giorno, più di Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. E siamo il Paese con il più alto numero di reti tv. In pochi anni i canali nazionali si sono moltiplicati: gli ultimi dati ufficiali parlano di 115 canali terrestri più 221 satellitari, per un totale di 336 canali ricevibili su ogni televisore. Altro che duopolio quindi: la concorrenza è aumentata in modo esponenziale e sono entrati nel mercato italiano operatori stranieri sia nel satellite sia nel digitale terrestre. Da segnalare infatti la recente acquisizione di canali italiani compiuta dal gruppo internazionale Discovery Communications: un consolidamento che ha portato l’azienda americana al terzo posto assoluto negli ascolti Auditel. Davanti a tanti competitor e a un’offerta di contenuti sempre più ampia, Mediaset si è mossa in anticipo per essere all’altezza delle nuove esigenze del pubblico. La nostra programmazione è cresciuta in quantità e qualità. Giusto per fare qualche esempio, da eventi che catalizzano l’attenzione del Paese come i concerti in diretta di Adriano Celentano ai grandi spettacoli del sabato sera che primeggiano su Canale 5. Fino a una proposta di fiction moderna e di alta qualità. Un importante capitolo riguarda poi la nostra informazione, sempre più accurata e reattiva.La nuova rete all news Tgcom24 si è ormai affermata come un sistema di informazione multimediale completo, il primo in italia per le notizie in mobilità.

E sulle reti generaliste vi è un grande fermento produttivo. Penso a nuovi impegnativi programmi come Quinta colonna di Retequattro, ora potenziata anche con la versione quotidiana in access prime time. E alla night line del Tg5 che partirà a breve: informazione tutte le sere a partire dalla seconda serata. E’ importante rilevare come la risposta dell’editore Mediaset alla crisi - per quanto riguarda il comparto giornalistico - sia di segno positivo. Noi non mandiamo via giornalisti. Al contrario, puntiamo sulla produttività e sulla loro riqualificazione tecnologica. Ma più in generale stiamo rispondendo con un forte incremento della nostra capacità di ideare e produrre televisione alla nuova concorrenza che ci arriva da tutte le parti. Una concorrenza globale, se pensiamo ad un Google, a Facebook, a Netflix…Sono giganti che fanno soldi in italia ma non sono tenuti a pagare le tasse, ad assumere in Italia, ad usare metodi trasparenti di comunicazione al mercato… Si muovono come entità extraterritoriali, non soggette a vincoli e regole che per noi editori italiani sono stringenti. E’ una situazione nuova, che va ad aggiungersi, nel campo della televisione tradizionale, alla frammentazione dei canali. Eppure, nonostante un ambiente così difficile, Mediaset sta facendo molto bene. Abbiamo detto prima della nostra leadership sul target commerciale, sia in prime time sia nelle 24 ore. Particolarmente bene vanno anche i nostri nuovi canali tematici free, che stanno crescendo costantemente e ormai sfiorano il 6% dell’ascolto giornaliero.

E la pay tv Premium registra risultati in controtendenza rispetto all’andamento generale dei consumi: nei primi tre mesi del 2013 ha mantenuto stabile il numero di abbonati (intorno 2 milioni) e ha incrementato del 10,2% i ricavi rispetto al primo trimestre 2012. Significativi anche i dati di premium play, l’unica vera offerta italiana di contenuti on-demand per abbonati alla pay tv. Oltre 1,2 milioni di famiglie italiane già accedono regolarmente a play e ogni mese se ne aggiungono circa 40-50.000 di nuove. Proprio sull’offerta di contenuti televisivi on-demand, uno dei grandi driver del futuro, mediaset sta mettendo a punto una nuova proposta estremamente innovativa. Entro Natale lanceremo un’iniziativa senza eguali in italia: una vasta offerta di contenuti visibili online su pc, tablet e apparecchi tv di nuova generazione. Parliamo ora di internet. Oggi siamo il primo operatore italiano per video visti online, circa 1 milione al giorno tutti i giorni. Con Tgcom24 siamo il terzo editore di news online dopo i due grandi quotidiani nazionali. E abbiamo intenzione di continuare ad aumentare la nostra massa critica online, sia sul versante dell’offerta di contenuti sia in termini di presenza nei principali social networks. Non finisce qui. Mediaset è fortemente interessata alla questione della profilazione di clienti. Parlo della capacita’ di organizzare la grande quantità di informazioni sui consumatori di cui Mediaset è già in possesso. Negli ultimi 12-18 mesi Mediaset ha avuto contatti con circa 6 milioni di persone che hanno concluso con l’azienda tipi diversi di transazioni: dalla registrazione sui nostri siti al dialogo personale sui social network, dall’abbonamento a premium all’acquisto di beni o servizi sulla nostra piattaforma di home-shopping. Ne emerge un quadro preciso in termini non solo anagrafici ma anche di interessi, inclinazioni di consumo, capacità di spesa.

Questa possibilità di profilare comportamenti, passioni, desideri, stili di vita di milioni di spettatori, clienti, utenti, può produrre effetti positivi sui ricavi.Può trasformare e potenziare la raccolta pubblicitaria classica. Può farci migliorare la conoscenza dei bisogni e delle aspirazioni dei nostri clienti e dei milioni di persone che ogni giorno si mettono in contatto con noi. Può costituire un data-base per nostre opportunità di nuovi business nell’era del digitale. Questa veloce rassegna della nostra agenda aziendale vorrei concluderla con alcuni passaggi sulle questioni normative e di contesto regolamentare. Da quanto illustrato fin qui emergono con forza due cose. La prima. I perimetri della concorrenza e dei singoli settori di attivita’ sono diventati liquidi e cambiano continuamente.In pratica, noi facciamo e faremo sempre televisione, ma quante altre cose vanno ormai a comporre i nostri fatturati… La seconda cosa che emerge è che anche i confini geografici della competizione sono saltati, se è vero che qualcuno di là dall'Oceano ogni mattina in qualche mega gruppo di comunicazione ha il compito di conquistare il mercato italiano. La nostra tradizionale agenda istituzionale è improvvisamente invecchiata. Ricordiamo le questioni più importanti come semplici titoli: I mercati rilevanti a compartimenti stagni tra pay e free tv.. L’infinito tema del duopolio, sul quale nei decenni è stata prodotta una ingente documentazione… Le misurazioni rigorosissime di quote di mercato a fini di difesa del pluralismo.. O ancora i limiti di affollamento o le norme sui minori… E la difesa del copyright fatta solo per la tv free…per non parlare di tetti al numero di frequenze possedute…

Elencare queste cose, oggi, restituisce un sapore di passato, di vecchio, di non piu’ attuale rispetto ad un mondo totalmente cambiato. Ovviamente non vanno cancellate e rimosse e dobbiamo riconoscere l’importanza di alcune di esse. Ma non possiamo più limitare la nostra visione ad una porzione davvero piccola del panorama dell’industria dei media. Per arrivare a ciò che serve, cioe’ a quella difesa della funzione del broadcaster che altri Paesi europei stanno già facendo, bisogna spostare l’attenzione dei legislatori italiani a livello almeno continentale. Va nella direzione giusta la presa di posizione del commissario europeo per il commercio, per la quale l’exception culturelle non è negoziabile. In pratica, nel rinnovare l’accordo sul libero scambio unione europeastati uniti, rimarranno escluse dalla libera negoziazione la cultura e l’audiovisivo. Francia, Germania e Italia hanno già dichiarato il loro sostegno a questa posizione, per difendere, in nome di una sacrosanta diversità culturale, la creatività e l’industria dei contenuti europea. I broadcaster sono nei fatti l’unico presidio alla produzione di contenuti originali e anche una barriera che protegge le identità nazionali e le diversità culturali contro i giganti globali. Sarebbe utile che la politica, invece di soffocare i campioni nazionali, li mettesse nelle condizioni normative adatte per sviluppare tutte le potenzialita’ e far fronte alla competizione globale. Dove si annida, oggi, la minaccia al pluralismo? Cosa significa posizione dominante? Se vogliamo parlare di mass media nel momento in cui anche l’elezione di parte del parlamento passa dai social network, dobbiamo mettere da parte il vecchio modo di pensare e guardare con occhi non ideologici alla nuova situazione. Da decenni sento dire che la tv determina il risultato delle elezioni in Italia. Non mi dilungo ad esaminare il tema. Ricordo solo che ci tocca convivere con la legge della par condicio. Ma mentre a Mediaset, e in rai, si facevano misurazioni ossessive dei tempi dedicati ai politici, sulla rete si selezionava, di fatto, la nuova classe dirigente italiana, con una esaltazione della democrazia diretta che crea - lo ha detto due giorni fa il Capo dello Stato - condivisibili inquietudini nei veri estimatori della democrazia. Le parole di Napolitano a difesa del ruolo vitale dei partiti per un confronto democratico sono un richiamo potente al rispetto della prassi repubblicana e della nostra carta costituzionale.

La televisione è uno dei più importanti luoghi del confronto democratico. E’ un posto dove ci si mette la faccia, dove non vi è anonimato e delazione. In televisione ci si assume la responsabilità di ciò che si dice, e il pluralismo magari non e’ sempre perfetto, ma è sempre un obiettivo ed un valore al quale tendere. E sarebbe di vitale importanza per noi che nuovissimi, o vecchissimi, uomini della politica la smettessero una volta per tutte di giocare con fantasie dirigiste e distruttive, mirate alla desertificazione del settore tv. E’ uno dei pochissimi settori industriali, in Italia, non ancora spazzato via da raider stranieri.Lasciateci liberi di contrastare la crisi economica, di difendere le nostre attività, di presidiare i mercati della comunicazione. Solo così non diventeremo, anche nella comunicazione televisiva, una provincia insignificante. Se poi parliamo di sistema economico italiano, diventa scontato, ma va rilanciato, l’appello al prossimo governo di dare ossigeno alle imprese. Da parte nostra lavoriamo con spirito positivo e con un buon successo anche in condizioni di criticità - e lo abbiamo visto in questo bilancio 2012. In Mediaset abbiamo fatto un salto culturale importante, e oggi sappiamo che abbiamo nuovi concorrenti ma anche nuove bellissime opportunità. Speriamo di avere, quanto prima, un governo che sappia far uscire il nostro Paese da questo grave smarrimento e restituisca fiducia a tutti.

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